EVENTI, CULTURA, TERRITORIO
LAC, una stagione musicale che supera i confini
La programmazione 2026/27 intreccia sinfonica, pianoforte, jazz, contemporaneo e linguaggi di frontiera: al centro una visione che mette in dialogo tradizione, ricerca e multidisciplinarità

LUGANO - Continuità, connessione, destrutturazione, ridefinizione, interdisciplinarità, plurilinguismo: sono solo alcune tra le parole chiave – vere e proprie coordinate semantiche – che orientano e sostanziano la trama progettuale della stagione musicale 2026/27 del centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura.
Più che delineare un programma, ne rivelano l’architettura interna, leve di una visione ideativa e produttiva rigorosa, che intende superare le tradizionali categorie di genere, creare nuove formule di ascolto, dispiegare traiettorie artistiche diverse.
È il senso stesso del fare cultura musicale a ridefinirsi: in un tempo segnato da discontinuità e contraddizioni, la direzione artistica del LAC apre finestre sul mondo senza perdere il radicamento nel proprio milieu umano e culturale, consolidando con chiarezza una strategia ormai pienamente assunta. Oggi il LAC si configura come un’istituzione coerente, attraversata da un pensiero progettuale forte; la sua programmazione musicale diventa uno strumento di connessione tra le arti e la multidisciplinarietà, un confronto “militante” tra diverse scuole interpretative, tra le più disparate personalità artistiche. Le proposte toccano tutti i periodi della letteratura, dal barocco al contemporaneo alla nuova musica, dalle tradizioni extraeuropee ai linguaggi di confine, con riletture e attraversamenti di epoche, stili e geografie sonore sempre diverse, che guardano al futuro, anche al futuro della tradizione. Gli artisti coinvolti – fra i più grandi della scena mondiale – rispecchiano questa koinè stilistica: Svizzera, Europa centrale, Mediterraneo, Medio Oriente, area nordica, Stati Uniti non sono etichette identitarie, bensì luoghi specifici di elaborazione della musica, emblemi di una storia delle scuole di appartenenza.
«La mia prima stagione al LAC nel ruolo di Direttore artistico – afferma Andrea Amarante – era nata dall’esigenza di chiarire subito che non si trattava di un semplice cambio di perimetro, ma di paradigma. Era necessario affermare che al LAC la musica non sarebbe stata trattata come un’eredità da custodire con i guanti bianchi e le buone maniere, ma come una forza viva, capace di attraversare tempi, linguaggi, immagini, comunità. La stagione 2026/27 nasce da lì, ma compie un passo ulteriore: non si limita a enunciare un orientamento. Le dà una forma più esposta, più consapevole, più libera. Questa è la mia prima stagione al LAC – continua Amarante – nel duplice ruolo di Direttore artistico e Direttore generale; so bene che una figura come la mia viene attesa anzitutto sul terreno dell’equilibrio, della solidità gestionale, del rigore. Tutto questo è necessario, ma non basta. Un’istituzione culturale non vive perché funziona. Vive perché sceglie, perché prende posizione, perché stabilisce un centro e accetta tutto ciò che quel centro comporta: rischio, visione, conflitto, responsabilità».

Stagione Musica 2026/27

La stagione 2026/27 si inaugura il 12 settembre con il Concerto di Gala Opera for Peace Academy, concerto che giunge a conclusione della prima edizione luganese della Opera for Peace Academy.
In scena saliranno nove giovani cantanti selezionati a livello internazionale. Promossa da Opera for Peace – Leading Voices of the World, organizzazione no-profit attiva a livello mondiale, l’iniziativa sostiene talenti emergenti, spesso provenienti da contesti con minori opportunità, accompagnandoli nel loro percorso artistico. Nel concerto i giovani cantanti presentano il risultato di una settimana di lavoro intenso, affiancati dall’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Kamal Khan, che ha curato il progetto. Sempre significativa la presenza dell’OSI che resta il fulcro della produzione sinfonica sul territorio, affiancando il LAC nella sua funzione progettuale e programmatica nell’ambito dell’organizzazione delle stagioni musicali.

Uno dei capitoli portanti del plot narrativo della stagione è il pianoforte, strumento cardine della storia della musica.
«Con il pianoforte – spiega Amarante – voglio partire proprio dalla storia sociale che lo abita. Nessuno strumento è stato così profondamente legato alla diffusione borghese della musica nell’Ottocento: il salotto, la casa, la formazione, la trascrizione, il Lied, lo studio, il prestigio culturale, l’idea stessa che la musica potesse diventare pratica quotidiana, nourriture de l’âme. Il pianoforte è stato, in questo senso, una macchina di civilizzazione e distinzione. Ma proprio perché porta con sé questa storia, resta oggi uno strumento straordinariamente fertile: pochi strumenti sanno concentrare con la stessa evidenza disciplina e desiderio, costruzione e impulso, architettura verticale e flusso orizzontale».
In tale quadro di riferimento, il percorso prende le mosse in una zona di sconfinamento con Hiromi: The Trio Project feat. James Genus on Bass and Simon Phillips on drums (29 ottobre), dove il pianismo di Hiromi assorbe jazz, rock, fusion e musica classica, dentro una scrittura che vive dell’equilibrio fra pagina scritta e improvvisazione, secondo schemi di grande rigore tecnico e sapienza compositiva.
Il pianoforte è anche compagno insostituibile di viaggio per la voce: arriva al LAC Asmik Grigorian (20 gennaio), soprano tra le più acclamate della scena contemporanea che, con il pianista Lukas Geniušas, interpreterà le pagine delle romanze di Čajkovskij e Rachmaninov.
Pianismo puro, invece, è quello dello straordinario Evgeny Kissin (5 febbraio) che concentra l’ascolto su Beethoven, di Hélène Grimaud (8 giugno), che accosta due estremi testamentari, le ultime due Sonate di Beethoven e Schubert, della funambolica Yuja Wang (17 giugno), impegnata nella duplice veste di solista e direttrice della Mahler Chamber Orchestra nei due concerti di Brahms.
Fazıl Say, pianista “visionario” sempre in bilico tra ridefinizione del ruolo dell’interprete e felici tentazioni compositive, con la Camerata Salzburg (30 aprile) tocca la purezza del Concerto K 414 di Mozart, incastonato tra due intense pagine di sua composizione. Conclude il concerto la Sinfonia n. 5 di Schubert.
Ma pianoforte è anche Ólafur Arnalds (6 maggio), pianista e compositore islandese, una delle figure più rilevanti della scena contemporanea capace di articolare un linguaggio ibrido tra scrittura acustica ed elettronica. La sua poetica si fonda su un equilibrio tra minimalismo strutturale e densità timbrica. La sensibilità classica di Arnalds è immediatamente percettibile per il rigore formale unito a una immediatezza espressiva.

Il grande repertorio sinfonico, affidato alle maggiori orchestre e ai direttori più autorevoli costituisce un ulteriore paragrafo della stagione 2026/27. Pur radicato in una tradizione saldamente codificata, il genere sinfonia viene qui attraversato da pratiche interpretative che propongono riletture aperte a ogni linguaggio, ripensando alla funzione dell’interprete, spostando sempre più in là i confini delle coordinate esecutive fino a lambire territori che trasgrediscono senza tradire.
Si parte dalla solidità di impianto classico di Daniele Gatti sul podio della Staatskapelle Dresden (28 ottobre), di cui è direttore principale dal 2024, che nel suo programma impagina il Concerto per violino op. 61 di Beethoven nell’interpretazione di Augustin Hadelich, e la Sinfonia n. 2 di Brahms.
Un’altra illustre presenza è quella della Freiburger Barockorchester e del Collegium Vocale Gent (5 dicembre) diretti dall’altrettanto celebre Pablo Heras-Casado, impegnati – con strumenti originali – nell’Ouverture “in stile italiano” D 590 e nella Sinfonia n. 9 di Schubert e ne La morte di Didone di Rossini nell’interpretazione del soprano Julie Fuchs.
Nel giorno della vigilia di Pasqua Diego Fasolis sale sul podio de I Barocchisti, del Coro della Radiotelevisione Svizzera e dell’OSI (27 marzo) per la Missa Solemnis di Beethoven, considerata una delle opere sacre più rilevanti del primo Ottocento, per dimensioni, complessità e concezione formale.
La Zürcher Kammerorchester (18 aprile) con Julia Hagen, nel confronto fra Saint-Georges, Haydn e Beethoven, riassorbe il discorso in una forma estesa che non rinuncia però alla precisione del pensiero cameristico.
Si superano i confini tra le arti con REVOLTA (1° marzo), progetto della Geneva Camerata guidata da David Greilsammer, su coreografie di Kader Attou e Grichka, che offre una radicale rilettura della Sinfonia n. 5 di Dmitrij Šostakovič. La celebre partitura – al centro del dibattito storiografico per le ambiguità ideologiche legate al contesto della sua genesi nel periodo staliniano – viene qui trasposta in un diverso ambito espressivo, quello coreografico. I musicisti stessi, che eseguono la Sinfonia a memoria, agiscono in uno spazio scenico condiviso con i danzatori. La Quinta si presenta in questa prospettiva come un’opera aperta, la cui complessità viene ulteriormente evidenziata e amplificata dalla dimensione scenica.
Ancora: una diversa struttura del sinfonismo emerge con Tovel (aka Matteo Franceschini), Leone d’Argento per la Musica alla Biennale di Venezia 2019, che nel suo Songbook – commissionato della stessa Biennale – (18 novembre), ridefinisce la nozione stessa di scrittura orchestrale, in un progetto realizzato in coproduzione con il Conservatorio della Svizzera italiana, che mette in dialogo le diverse strutture compositive, quartetto rock, ensemble ed elettronica.
Dopo il successo della proiezione di Psycho di Alfred Hitchcock con musica dal vivo, la stagione offre un’occasione unica per vedere sul grande schermo il capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner (14 e 15 novembre) con la leggendaria colonna sonora di Vangelis eseguita da The Avex Ensemble.
Star Wars tra musica e scienza (8 maggio) è, invece, un viaggio nel cinema attraverso musica e narrazione, sospeso tra scienza e fantascienza. In scena Luca Perri, astrofisico e divulgatore, che condurrà il pubblico in un percorso sinfonico tra galassie lontane, scienza e immaginario cinematografico, accompagnato dalle musiche di John Williams nell’interpretazione dell’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Jacopo Brusa.

Nel gioco a incastri e rarefazioni di generi, nella stagione non poteva mancare la musica da camera che chiama in scena grandi nomi, ponendoli in maniera dialettica per i programmi proposti.
Quest’anno il LAC avvia una collaborazione con Le Dimore del Quartetto, realtà milanese attiva nella valorizzazione di giovani ensemble selezionati a livello internazionale, attraverso tre concerti riuniti sotto il tema “Grand Tour”. Il Desguin Kwartet (24 gennaio) impegnato in un percorso che da Puccini, Debussy e Frank Martin conduce a Schubert; il Quatuor Våren (21 febbraio) che accosta Schubert, Verdi, Ravel e Mendelssohn; l’Helix Trio (21 marzo) che attraverso Clara Schumann, Domenico Turi, Schubert, Juon e Ravel, introduce una diversa grammatica dell’interazione strumentale.
I Solisti della Scala Fabrizio Meloni, Sandro Laffranchini e Francesco Libetta (4 aprile) portano nel ciclo la densità di una prassi maturata al più alto livello, con un programma da Beethoven a Tenco tra memoria e scrittura contemporanea.

Una stagione, dunque, dove parole come confini, generi, si mettono in discussione e la stessa area delle cosiddette musiche “di confine” in realtà si configura come un campo di ricerca per la nozione stessa di forma-concerto, intervenendo sulla durata, sulla spazialità, sul rapporto tra scrittura e improvvisazione, su modalità di fruizione ribaltate. Con Don Li Cosmotonic Experience (20 settembre), realizzato in collaborazione con Jazz in Bess, il progetto esce dallo spazio teatrale e si sposta in Piazza Luini. Il poliedrico Don Li fa “orbitare” il pubblico, in un flusso musicale e teatrale di sei ore senza soluzione di continuità, attorno e all’interno della sua opera Orbital Garden Satellite, dove nove musicisti e un performer danno vita a una nuova esperienza di immersione nella musica.
In Maybe a Concert (29 e 30 settembre) ideato da Raissa Avilés, cantante, performer e autrice svizzera di origini messicane, il confine tra concerto e azione scenica diventa sempre più labile; la compresenza di elettronica, jazz, pop e riferimenti alla tradizione messicana non produce sintesi, bensì una continua destrutturazione e ridefinizione dei codici. Le serate sono un’anteprima della 35° edizione del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea.
Con Dhafer Youssef (16 ottobre) la linea di confine si sposta sul piano interculturale. L’oud, assunto nella sua dimensione storica, viene inserito in un contesto che include jazz ed elettronica. La scrittura di Youssef si fonda su una coesistenza di pratiche: la vocalità di ascendenza sufi, l’improvvisazione jazzistica, l’elaborazione timbrica con una forte identità autoriale.
Il concerto del Roberto Pianca Quartet feat. Johnathan Blake (11 novembre, sede Jazz in Bess) aggiunge alle performance improvvisative del chitarrista ticinese la presenza di Johnathan Blake, figura centrale della scena statunitense.
Il trombettista e compositore norvegese Nils Petter Molvær approda al LAC nella sezione dedicata al jazz, per offrire con il suo ensemble (10 gennaio) un arazzo sonoro tessuto su atmosfere rarefatte, paesaggi sonori evocativi con influenze che spaziano da ambient e dub fino al post-rock. Il suo stile unisce profondità espressiva, rigore e raffinatezza timbrica, fondendo jazz e tradizioni latinoamericane.
È Melissa Aldana, celebre sassofonista cilena, tra le voci più autorevoli del sax tenore contemporaneo, che con il Melissa Aldana Quartet propone (17 marzo, sede Jazz in Bess), un concerto che diventa sempre territorio di esplorazioni sonore di sensuale eleganza.
Con Kinan Azmeh & CityBand (11 maggio) si allungano i confini sonori su geografie multietniche e d’oltreoceano. Kinan Azmeh al clarinetto accompagnato dalla sua band, costruisce un linguaggio che tocca con passo veloce e colto, la musica classica, jazz e la tradizione siriana. L’improvvisazione diventa qui principio organizzativo: non elemento decorativo, ma modalità primaria di costruzione formale. I materiali – tratti anche da Live in Berlin e da nuove composizioni – si sviluppano in un sistema aperto, in cui ogni identità strumentale contribuisce alla definizione di una precisa poetica.

Nell’ambito del progetto LAC edu, in occasione delle festività natalizie ci si ritrova anche quest’anno nella Hall per A Christmas Carol – Concerto di Natale al LAC (20 dicembre), ultimo appuntamento di una serie di concerti natalizi nelle chiese di Lugano realizzati in collaborazione con l’Associazione Bernardino Luini.

La contemporaneità musicale trova ancora una volta spazio al LAC attraverso due consolidate rassegne: Early Night Modern, curata da Oggimusica, e E.A.R. – Electro Acoustic Room, progetto di Spazio21 del Conservatorio della Svizzera italiana in coproduzione con il LAC.
Oggimusica si dedica alla creazione contemporanea, affiancando anche in questa stagione alle produzioni che coinvolgono artisti locali e nazionali progetti provenienti da più lontano, con un’attenzione particolare alle generazioni dei più giovani. Tra i titoli in programma: erro. (13 novembre), Canti di sangue e fate (1° dicembre), DADA Happening (26 febbraio), The Third extended wheel (24 marzo), Passatopresente (28 aprile), Oggimusica Meets Code 2027: La cupola plus (9 aprile), _non-persistent.memory (10 aprile), Suturee – live modular synthesizer set e Fragmented Landscapes (11 aprile).
EAR – Elettro Acoustic Room presenta una serie di concerti dedicati al repertorio acusmatico, con musica elettronica diffusa da un sistema multicanale e accompagnata da momenti di approfondimento su tematiche relative al suono e all’ascolto, da quest’anno con ospiti provenienti da ambiti apparentemente lontani.
Triton è invece il titolo di un progetto cross-mediale (3 dicembre) – in coproduzione con il MASI – di Invernomuto, duo formato da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi che integra forme sonore e visive in complesse installazioni audio-video, creando ambienti immersivi. I due artisti mettono in dialogo scultura, suono e narrazione, trasformando dati ambientali in suono e luce, generando una composizione in continua evoluzione. L’opera si ricollega a una colonia reale di salamandre di Pietra Perduca (nel nord Italia) e monitora elementi come livello dell’acqua, luce e movimenti degli animali, traducendoli in pattern sonori e luminosi, mettendo così lo spettatore in ascolto degli ecosistemi del mondo animale di cui spesso ci si dimentica.

LAC en plein air 2026

Prima dell’inizio della stagione 2026/27, c’è ancora spazio per la musica all’aperto: torna la rassegna estiva LAC en plein air, che compie nove anni e si rinnova articolandosi in due momenti distinti, affidati a due curatele diverse, coerenti con la visione artistica del LAC. Dal 26 giugno al 4 luglio, sei serate ideate da Saul Beretta, che ancora una volta delinea un itinerario tra jazz, blues e sonorità dal mondo, che attraversa idealmente l’Italia e il Brasile. Dal 21 al 30 agosto, la proposta curata dall’etnomusicologo Johannes Rühl, indaga il rapporto tra musica popolare, area alpina e spazio transalpino, rivolgendo un’attenzione particolare alle forme contemporanee della Neue Volkmusik, con la presenza di artisti e progetti svizzeri. La programmazione si arricchisce e completa con alcuni appuntamenti volti a rafforzare il dialogo con le realtà culturali del territorio.
Tutte le proposte di LAC en plein air sono a ingresso libero.

Prevendita e abbonamenti

I biglietti e gli abbonamenti per la stagione Musica 2026/27 sono disponibili a partire dal 21 aprile sul sito www.laclugano.ch e presso la biglietteria del LAC.

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