CRONACA
"Jessica mi disse di riprendere il corteo con le candele". La testimonianza della fotografa sopravvissuta al rogo del Constellation
Parla la giovane fotografa: "Non abbiamo mai fatto formazione antincendio né mai ricevuto indicazioni"

SION – "Jessica mi disse di fare le foto e il video dello show, del corteo dei camerieri con le candele pirotecniche". È una testimonianza pesante quella resa da Rozerin Özkaytan, 18 anni, la fotografa arruolata dai coniugi Moretti come social media manager e sopravvissuta all’incendio del Constellation di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone, in gran parte minorenni, nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.

La giovane, ascoltata ieri al commissariato di Sion dagli inquirenti, ha ricostruito quei momenti drammatici. "Sono arrivata al Constel un quarto d’ora prima che divampasse il rogo. Avevo con me la macchina fotografica e sono scesa al piano di sotto. Ho girato il video delle bottiglie", ha raccontato. Un riferimento allo show con le candele pirotecniche da cui sarebbero partite le scintille finite sulla mousse insonorizzante che ha poi preso fuoco.

Secondo il suo racconto, era Jessica, moglie di Jacques, a impartire le istruzioni. "Mi ha detto: riprendi il corteo". Rozerin, parte civile e assistita dall’avvocato Maxime Meier, ha poi raccontato come è riuscita a salvarsi. Ancora segnata dalle ustioni, con guanti protettivi che dovrà portare ancora a lungo, ha ricordato l’istante in cui si è accorta delle fiamme. "Mi sono voltata e ho visto delle fiammelle sul soffitto. Sono salita di sopra e ho urlato: 'Scappate!'".

Un grido che, almeno all’inizio, non avrebbe avuto effetto. "Nessuno si è mosso, non avevano visto le fiamme, forse non mi hanno creduta". Poi il panico. "Tutti sono fuggiti, cadendo. Sono stata travolta anch’io". A salvarla sarebbe stata la capacità di rialzarsi in mezzo al caos. "Ho visto un balcone e sono uscita da lì, saltando". Pur ustionata, la ragazza è riuscita a fermare un’auto per chiedere aiuto. "Gridavo di chiamare le ambulanze". Solo dopo si è resa conto delle proprie ferite e si è rifugiata nel locale di fronte al Constellation, il 900, dove ha cercato sollievo mettendo le mani e il volto sotto l’acqua.

Netta anche la sua versione sul fronte della sicurezza: "Non abbiamo mai fatto formazione antincendio, non ci sono mai arrivate indicazioni". La giovane ha inoltre riferito di aver visto "un estintore sotto un tavolo", ma di non aver mai ricevuto spiegazioni sul suo utilizzo. "Nemmeno ho visto Jessica farlo con altri". Parole che, secondo Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannon, legali di Sofia Donadio, confermerebbero una "gestione superficiale dell’intervento".

Intanto, mentre la giovane testimoniava in commissariato, poco lontano, in tribunale, la procuratrice Béatrice Pilloud, che coordina l’inchiesta svizzera, ha ricevuto il pm romano Stefano Opilio, titolare del procedimento in Italia, accompagnato dagli investigatori della Mobile, dai pompieri e dagli ufficiali di collegamento dell’ambasciata.

"Un incontro andato bene", ha dichiarato Opilio all’uscita dalla procura. Le autorità elvetiche hanno messo a disposizione il fascicolo integrale, compresi gli ultimi documenti. Alcuni atti sono già stati selezionati e richiesti, ma il loro arrivo dipenderà dai tempi della rogatoria, resa complessa dal fatto che ogni consegna può essere impugnata dalle parti.

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