L’ATG ha inoltrato reclamo al Consiglio della stampa. Daniel Ritzer: “Ecco perché abbiamo fatto il nome del collega”

Si leggeva nella newsletter estiva inviata nei giorni scorsi dall’Associazione ticinese dei giornalisti - ATG - ai propri membri che il Comitato dell’Associazione stessa “ha deciso di inoltrare un reclamo al Consiglio svizzero della stampa sul caso “laRegione/RSI”. In data primo giugno il quotidiano bellinzonese ha pubblicato un articolo dal titolo: “Giornalista RSI sospeso per presunte molestie”. Un articolo in cui veniva fatto il nome del giornalista, con dei riferimenti che possono anche permettere di risalire a potenziali vittime”.
Al momento della pubblicazione dell’articolo, prosegue la nota dell’ATG, la RSI non aveva ancora concluso le proprie verifiche interne, “un fatto che avrebbe dovuto spingere laRegione a maggiore prudenza. Da qui il reclamo, che ATG ha inoltrato perché ritiene che sia stato violato il punto 7 della Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista e la Direttiva 7.2 sull’identificazione e menzione del nome. Aspettiamo una risposta nei prossimi mesi”.
Fin qui il testo della newsletter, firmata dal presidente Roberto Porta e dalla segretaria operativa Shila Dutly.
Fatto salvo il sacrosanto diritto dell’ATG di appellarsi al Consiglio della stampa, è singolare che l’Associazione di categoria invochi, nel caso specifico, una sorta di ‘dovere di censura’. Va infatti considerato che, al di là della tutela delle presunte vittime, il giornalista in questione è un volto noto dell’emittente pubblica. Insomma, se al centro di un caso simile - con tutta la doverosa presunzione d’innocenza - ci fosse stato - mettiamo - un personaggio politico, anche di seconda o terza fila, i media non avrebbero probabilmdente usato la formula anonimizzata.
Per capirne di più, abbiamo interpellato sul caso il direttore della Regione, Daniel Ritzer.
“Il comitato Atg - afferma - ci aveva anticipato la sua decisione di presentare un esposto al Consiglio svizzero della stampa a seguito del nostro articolo sul collega della Rsi sospeso dopo l’apertura di una serie di accertamenti interni all’azienda per presunte molestie. L’obiezione principale da parte dell’Associazione di categoria riguarda il fatto che nell'articolo pubblicato da laRegione si sia scelto di fare il nome del giornalista sospeso. Giornalista che ho personalmente sentito il giorno della pubblicazione e che ha preferito non rilasciare dichiarazioni”.
È chiaro, prosegue Ritzer, “che se siamo giunti alla decisione di fare il nome della persona è perché dietro c’è stata una valutazione piuttosto approfondita del caso. Non sono decisioni che si prendono a cuor leggero. In estrema sintesi: abbiamo ritenuto che trattandosi di un personaggio comunemente noto all’opinione pubblica (si tratta di uno dei volti di punta della Rsi) e di fatti che riguardano la sua attività professionale, per cui di palese interesse pubblico, non solo potevamo ma dovevamo fare il suo nome. Dalla ponderazione dei rischi è emerso che sarebbe stato addirittura più pericoloso non circoscrivere adeguatamente la notizia, anche se ciò ha portato a dover rivelare l’identità del giornalista sospeso. L’anonimizzazione della cronaca in un caso come questo – che da noi è la regola, mentre l’identificazione resta l’eccezione – avrebbe comportato un inaccettabile discredito pregiudizievole nei confronti di un’ampia cerchia di colleghi della Rsi, non coinvolti nella vicenda”.
Ritzer aggiunge di aver dato, su richiesta, delle spiegazioni dettagliate all’Atg in un incontro online pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo in questione. “Ma a quanto pare - conclude - il comitato dell’Associazione preferisce che sia un ente autorevole e super partes a esprimersi sul nostro operato. Va bene così: ne abbiamo preso atto e attendiamo sereni la valutazione del Consiglio della stampa”.