CRONACA
Odissea vacanze: il racconto di Emily. "Abbandonati a Malpensa tra voli cancellati, scioperi e tensioni"
La testimonianza di una ticinese rimasta intrappolata nel caos dei voli dello scorso fine settimana: "Scene indegne, anziani e bambini per terra a dormire come animali"

LUGANO / MILANO – Doveva essere l'inizio di una vacanza tanto attesa a Palermo, si è trasformato in un incubo costoso, spossante e segnato dalla totale assenza di assistenza. È la storia di Emily, una ragazza ticinese che, insieme alla madre e a centinaia di altri passeggeri, ha vissuto in prima persona il caos che ha travolto l'aeroporto di Milano Malpensa (Terminal 2) durante lo scorso weekend di scioperi e cancellazioni.

Tutto inizia il 27 giugno, una settimana prima della partenza fissata per il 5 luglio con un volo EasyJet delle 10:50. Una mail annuncia la cancellazione del volo, senza alcuna spiegazione. “Ero in preda al panico, anche perché in quel momento mi stavo imbarcando per un altro viaggio in Grecia e non potevo gestire la situazione”, racconta Emily.

Dopo lunghe attese telefoniche, un operatore propone un'alternativa per lo stesso giorno, ma alle 7:10 del mattino. Sapendo dello sciopero nazionale dei trasporti, Emily e la madre accettano: il volo rientra teoricamente nelle fasce orarie protette e garantite dalla legge. Per farlo, però, devono sborsare altri soldi a causa del raddoppio dei prezzi dei biglietti.

Caos al Terminal 2: “Dormivano a terra come animali”

Il giorno della partenza la situazione precipita. Per raggiungere Malpensa all'alba, le due donne spendono 200 franchi di taxi-navetta. Arrivano alle 5:00 del mattino, con sole due ore di sonno alle spalle, e la doccia fredda è immediata: prima una mail, poi il tabellone luminoso confermano che anche il volo "garantito" è stato cancellato. Insieme al loro, saltano quasi tutti i collegamenti.

L'aeroporto diventa uno scenario di disperazione. Passeggeri abbandonati: “C'erano tantissime persone bloccate. Ho visto una famiglia con nonna, figlia e nipotini piccoli che avevano dormito sui sedili e a terra, come gli animali. La madre era disperata e infuriata”.

Alla richiesta di spiegazioni e supporto, la risposta degli addetti è unanime: "Chiami il servizio clienti" o "Faccia tutto dall'applicazione". Negati i diritti ENAC, gli animi si scaldano e per placare la situazione è perfino dovuta intervenire la polizia.

Emily, carta dei diritti alla mano, fa presenti i regolamenti ENAC (l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile italiano), che in questi casi impongono alle compagnie di garantire pasti, bevande e una stanza d'albergo per chi viene da lontano. Ma la risposta ricevuta è quella che “i passeggeri avrebbero dovuto anticipare di tasca propria i soldi per hotel o mezzi alternativi”.

La proposta alternativa di EasyJet è una beffa: un volo per l'8 luglio a quasi 300 euro a persona. Impossibile da accettare, dato che “le mie ferie di terminavano il 13”.Sfinite dalla situazione e dal caldo, Emily e la madre decidono di rinunciare. “Mia madre ha avuto anche un malore dovuto allo stress e invece di ricevere assistenza immediata sul posto, è stata semplicemente indirizzata a un’infermeria situata fuori dall’aerea aeroportuale”.

Il rientro in Ticino si trasforma nell'ultima tratta di questa odissea: una navetta, poi un treno, sotto un caldo torrido, senza che venisse offerto nemmeno un bicchiere d'acqua. “Siamo esauste e incavolate nere”, conclude Emily. Ora è il momento di fare i conti con i danni economici. Tra voli cancellati, sovrapprezzi e trasporti per andare e tornare da Malpensa, la cifra persa è importante.

La pratica di rimborso è stata avviata, ma la compagnia avverte che potrebbero volerci fino a 28 giorni. Emily, tuttavia, resta scettica: “Ho sentito di persone che non hanno mai visto un soldo, tanto meno per le spese extra-volo. Vedremo, ma sono fortemente pessimista”.

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