Il caso Zali investe ora anche l’operato del Ministero pubblico e assume contorni sempre più labirintici. Sotto i riflettori, una e-mail inviata nel 2021 al PG Pagani dalla donna morta a Melide.

di Marco Bazzi
Il caso Zali investe ora anche l’operato del Ministero pubblico. Dalla politica è infatti partita una segnalazione indirizzata al Consiglio della magistratura, organismo cui compete la sorveglianza sui magistrati. A trasmetterla, il 27 agosto, è stata la sottocommissione Giustizia del Gran Consiglio, incaricata dell’alta vigilanza. Al centro degli accertamenti c’è la gestione, da parte del procuratore generale Andrea Pagani, di un dossier risalente a cinque anni fa, riguardante appunto il ministro dimissionario Claudio Zali.
Il caso, nel quale i piani politico e giudiziario, pur rimanendo distinti, si intrecciano in modo indissolubile, assume dunque sempre più una forma labirintica, e ci conduce in un dedalo nel quale è difficile orientarsi. In questo articolo proviamo a seguire una sorta di 'filo di Arianna', riordinando una serie di fatti e di circostanze, pur nella consapevolezza che si tratta di frammenti di un mosaico complesso, alcuni dei quali sono purtroppo andati perduti.
La segnalazione di cui dicevamo non riguarda l’inchiesta per abuso d’ufficio e tentata coazione legata al caso del quattordicenne detenuto per quasi un mese alla Farera e alla riunione voluta da Zali con i vertici delle strutture carcerarie e con la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa. E nemmeno quella per presunti reati a sfondo sessuale che il procuratore generale ha reso nota a fine agosto con una informativa inviata all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio.
La questione riguarda invece una e-mail del 7 settembre 2021, inviata dalla donna di 52 anni trovata morta lo scorso 18 agosto nelle acque del lago davanti a Melide. La donna che sui social si faceva chiamare Sabrina e che ha fatto scoppiare la tempesta sul consigliere di Stato pubblicando a metà luglio su Instagram (profilo chiuso poche ore prima della sua morte) i famosi audio, frammenti di due telefonate tra lei e Zali avvenute tra il 2022 e il 2023.
La e-mail di Sabrina al Procuratore generale
Ma cosa c’è scritto di tanto rilevante sul piano politico e giudiziario nella e-mail inviata da Sabrina al procuratore generale Andrea Pagani? Proviamo a raccontarlo, cercando di evitare di esporci a ritorsioni o denunce, considerata la delicatezza dei casi.
Ma prima, una premessa. Interpellato dalla RSI, che venerdì ha raccontato della e-mail trasmessa dalla Sottocommissione giustizia al Consiglio della magistratura, Pagani ha dichiarato di considerare la propria posizione “limpida e pacifica”, precisando che nella segnalazione “nulla gli viene rimproverato”.
Il Procuratore generale ha inoltre spiegato, sempre stando alla RSI, che quella e-mail, a suo giudizio, non conteneva sufficienti indizi di reato per giustificare l’apertura di un’istruzione penale. La sua autrice era stata comunque immediatamente convocata per approfondire quanto segnalato, ma aveva rifiutato di farsi verbalizzare. Pagani ha già fatto pervenire al Consiglio della magistratura le proprie osservazioni.
Sempre alla RSI, il presidente del Consiglio della magistratura, Damiano Stefani, ha confermato di aver avviato immediatamente gli accertamenti e che l’organismo di vigilanza - che, non si può tacere, ha in più di un caso diramato comunicati stampa critici nei confronti della stampa e a difesa del Ministero pubblico o di suoi singoli esponenti - si pronuncerà “tra una decina di giorni”. A quel punto si saprà se il CdM avrà ritenuta corretta la gestione del dossier da parte del procuratore generale, oppure se ravviserà elementi meritevoli di ulteriori approfondimenti.
Al centro della vicenda resta dunque quella e-mail del 7 settembre 2021. E le pesanti accuse che contiene. Accuse svanite nel nulla, come si vedrà.
Ecco alcuni passaggi della e-mail finita sotto i riflettori della Sottocommissione Giustizia:
“Buongiorno Procuratore, dopo il nostro incontro e dopo aver parlato a lungo con alcune delle parti in causa tra cui X (la donna condannata in Pretura penale nell’aprile dello scorso anno per diffamazione nei confronti di Zali e della sua compagna di allora, donna con la quale lo stesso Zali ebbe una relazione tra il 2014 e il 2023, ndr), le chiedo di non procedere con il verbale di cui abbiamo scritto nel senso che io voglio che la denuncia nei confronti di Claudio Zali continui e che abbia effetto.
Lo so, lei mi ha detto che le mail non hanno valenza, ma non ho una stampante e fino a giovedì, che sarò al lavoro, non potrò stamparla e spedirla, per raccomandata.
Le chiedo di non inviare la comunicazione a Claudio perché ho deciso di andare per vie legali senza richiedere nessuna scusa scritta da parte sua…”.
Sabrina aveva sporto querela sostenendo che durante un viaggio in automobile, Zali l’avrebbe trattenuta per le braccia, provocandole dei lividi. Avrebbe inoltre frenato bruscamente per farla sbattere contro il cruscotto. E l’avrebbe minacciata nella sua incolumità.
Poi, come detto, Sabrina aveva ritirato la querela, ma successivamente, come emerge dalla e-mail, ci aveva ripensato.
E arriviamo appunto a questa comunicazione del 7 settembre 2021 finita sotto i riflettori della Vigilanza parlamentare. Una e-mail nella quale Sabrina chiedeva di essere risentita dal PG per raccontare dettagli anche su altre donne legate da relazioni con Zali, a suo dire presunte vittime, e scriveva:
“Vorrei che tutte queste donne, compresa me, avessero un minimo di rispetto e giustizia”.
Tra le presunte vittime citate da Sabrina c’era - per la cronaca - anche la madre del 14enne detenuto alla Farera, la donna che Zali aveva conosciuto all’epoca in cui era giudice al Tribunale penale, giudicando l’uomo che l’aveva abusata. La donna che oggi figura come presunta vittima (pur non ritenendosi tale, stando alle dichiarazioni pubbliche di Zali) nel procedimento aperto nelle settimane scorse.
Ma torniamo a cinque anni fa, al 2021. Sabrina venne convocata dal PG Pagani - e di quell’audizione c’è anche un verbale - ma alla fine sorsero incomprensioni tra lei e il magistrato e la vicenda si arenò. È possibile che il procedimento per reati contro l’integrità sessuale aperto nelle scorse settimane, nei quali Zali è imputato, sia dunque legato anche alla e-mail scritta da Sabrina al PG nel 2021.
La difesa di Claudio Zali
Il 2 settembre, dopo che la notizia del procedimento è diventata pubblica, Zali ha inviato ai media una nota di autodifesa:
Il procedimento per reati contro l’integrità sessuale, ha scritto, “è stato avviato a seguito di una mendace segnalazione della 52enne tragicamente annegata a Melide lo scorso 18 agosto, la quale, animata da profondo risentimento nei miei confronti, aveva già commesso in mio danno il reato di registrazione clandestina di conversazioni, con ciò che ne era seguito. Va poi sottolineato come in questa fattispecie, risalente a parecchi anni fa, essa non abbia segnalato supposti reati commessi nei suoi confronti, ma bensì di una terza persona. E il punto centrale della vicenda risiede proprio nel fatto che la persona indicata come vittima (la madre del 14enne incarcerato alla Farera, ndr), sentita per ore dagli inquirenti alla presenza del proprio legale, ha smentito le congetture della denunciante e nega dunque che vi siano stati da parte mia comportamenti indebiti nei suoi confronti. A riprova di ciò, essa non si è costituita accusatrice privata, questo significa che ella non intende essere parte del procedimento penale ed anzi se ne disinteressa.
Sentito a mia volta, ho risposto in modo trasparente ad ogni domanda e negato l’esistenza di qualsivoglia comportamento contrario alla legge. In questo procedimento, dunque, non c’è più una denunciante, non c’è mai stata una vittima e l’accusato nega in modo credibile ogni addebito. La situazione è limpida e non posso perciò condividere la decisione del Ministero pubblico di confermare pubblicamente l’esistenza del procedimento prima di abbandonarlo, cedendo alle pressioni di certa stampa”.
Secondo il settimanale WOZ (Wochenzeitung), che ha recentemente parlato del caso, Zali respinge tutte le accuse formulate da Sabrina, nel 2021 e successivamente. La defunta, scrive il settimanale, sarebbe stata secondo Zali “una persona instabile”, incline all’abuso di alcol. E nel 2025, Zali avrebbe interrotto completamente i contatti con lei. Citiamo dall'articolo:
“Quello che è accaduto dopo è stata la crudele vendetta di una donna ferita dalla fine di questa amicizia”.
Sabrina, ha detto Zali al settimanale, ha poi “lavorato sistematicamente per screditarmi attraverso false accuse e per provocare le mie dimissioni dal Consiglio di Stato, cosa che le è anche riuscita”.
Zali, prosegue la WOZ, “nega di aver mai picchiato la donna e respinge qualsiasi coinvolgimento sia nell’aggressione di Melide sia nella morte della donna”.
Fatta sempre salva la sacrosanta presunzione di innocenza, che ribadiamo con fermezza rifiutando narrazioni forcaiole, non si può non annotare che non soltanto Sabrina ritirò nel 2021 la querela contro Zali. Lo ha confermato lo stesso ministro dimissionario nella sua prima nota stampa di autodifesa, diramata il 29 luglio scorso. Parlando della donna che negli audio figurava come ‘stalker’ di Sabrina - “Riempila di botte […] Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata” - il consigliere di Stato ha ridimensionato la portata di quelle parole, ricostruendo così l’episodio:
“L’ho strattonata, ma non percossa. Mi ha querelato e pochi giorni dopo ha ritirato la denuncia”.
Dunque, in due vicende distinte, entrambe le donne avevano inizialmente denunciato Zali e successivamente ritirato la querela: Sabrina nel 2021 e - in un momento non precisato - la donna menzionata nei file audio, la donna strattonata. Il che, ovviamente, non vuole ancora dire nulla. È solo una singolare coincidenza…