IL FEDERALISTA
Herber: "Epstein: il vuoto di ideali di un'intera classe politica"
L'analisi del corrispondente dagli Stati Uniti della RSI per il Federalista: "Il fantasma del finanziere continua ad aleggiare, intacca l’agenda del Presidente. Non se ne va, resta"
ENIGMA

Epstein: protagonisti e misteri di un film dell'orrore

15 FEBBRAIO 2026
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Epstein files: trema l'establishment

08 FEBBRAIO 2026
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Epstein files: trema l'establishment

08 FEBBRAIO 2026

di Massimiliano Herber* - articolo pubblicato su ilfederalista.ch il 10.02.206

L’americano “verace” — come lo chiami tu — è tornato al lavoro con gli occhi ancora impastati dal Super Bowl, passato senza gloria né catarsi (a meno che non si parli di Bad Bunny e Puerto Rico…). E, come il sottoscritto, al momento del caffè + podcast, avrà sentito addosso una certa inquietudine per l’ultimo tormentone mediatico. Non gli Epstein Files, bensì il rapimento avvenuto una settimana fa in Arizona di Nancy Guthrie, madre anziana di una celebrità televisiva.

E visto lo stillicidio giornaliero di dettagli, le rivelazioni su Epstein non irrompono: restano. Sono il rumore di fondo di quest’America e sarei quasi tentato di dirti, con un po’ tristezza, che non scandalizzano più, sedimentano. Forse è inevitabile, perché la pubblicazione da parte del Dipartimento di Giustizia di 3,5 milioni di pagine di materiale, oltre 2000 video e circa 180.000 immagini ha stordito e disorientato. Il paradosso è che cotanta glasnost finisce per confermare ognuno nelle proprie posizioni, nei propri dubbi e sospetti.

Chi avidamente, chi sbadigliando, ognuno spilucca nella valanga di documenti la storia che più lo appassiona/disgusta, magari consolato dal fatto che le ultime novità sembrano investire più personaggi in Europa che negli Stati Uniti. Certo, il caso è mostruoso, Epstein per anni ha sfruttato denaro e relazioni sociali per nascondere le sue perversioni, piegando istituzioni e reputazioni. Una rete di relazioni inquietanti, ma - è doveroso ricordarlo - i legami sono politici, sociali e finanziari, non necessariamente penali.

Anni di teorie del complotto e cospirazioni hanno fatto probabilmente dimenticare che Jeffrey Epstein non era “solo” un predatore sessuale, ma un uomo d’affari di grande influenza, con una rete di contatti in tutto il mondo. E che Ghislaine Maxwell - l’unica altra persona a oggi condannata - in quanto figlia di Robert Maxwell, altra figura tanto ingombrante quanto opaca - è stata anche un passe-partout sociale globale per il finanziere che, nonostante le sue perversioni, era pienamente accettato nei salotti del potere.
 
Un Paese nauseato da un'élite corrotta

Un “così fan tutti”, spettacolo di decadenza morale e di complicità sociale diffusa, che scandalizza e che forse delude chi cercava le implicazioni degli avversari politici - Trump, Clinton… -, perché sin qui indagini e testimonianze hanno raccontato altro. Del “metodo Epstein”, degli abusi ripetuti, del reclutamento e della violenza. E della rabbia per un accordo giudiziario scandalosamente indulgente che in Florida gli permise di cavarsela. Con poche eccezioni, non emerge un sistema al servizio di terzi, ma uno sfruttamento che aveva in sé il proprio scopo.

L’imbarazzante e complice conformismo “degli amici degli amici di Jeffrey” allarma e stordisce. Prima ancora che cadano teste negli Stati Uniti, si esprimano commissioni, tribunali ed elettori, il rischio è che il caso Epstein sia l’ennesima pietra dello scandalo che allontana gli americani da Washington, gli elettori dalla politica, i cittadini dalle istituzioni. Un Paese nauseato da una élite corrotta e vieppiù distante da un potere visto e vissuto come impersonale.

È questo, forse, il pericolo più grande. Anche per Donald Trump. Gli Epstein files erano la bandiera politica per il movimento MAGA che da tempo voleva la sua verità contro il deep state. Gli storici legami di amicizia con Epstein li rendevano una mina politica per il Presidente. Per controllare la comunicazione e gestire i danni, la Casa Bianca aveva sposato la linea della trasparenza, del rilascio massiccio di documenti, del caos mediatico… Ma anche così facendo, come un convitato di pietra il fantasma di Epstein continua ad aleggiare, intacca l’agenda del Presidente. Non se ne va, resta. E finisce per diventare una lente deformante attraverso cui osservare la realtà dell’America oggi.

*corrispondente RSI da Washington

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