IL FEDERALISTA
L'ex capo del Mossad: "Per Israele la minaccia esistenziale non è a Teheran"
Le durissime parole di Tamir Pardo su quanto sta avvenendo in Cisgiordania: "Il Governo sta gettando le basi per un nuovo 7 ottobre"

a cura della redazione de ilfederalista.ch

"Mia madre è una donna sopravvissuta all'Olocausto. Quello che ho visto oggi qui mi ha ricordato eventi accaduti nel secolo scorso in un paese molto sviluppato: gli stessi fenomeni diretti contro gli ebrei. E oggi, qui, mi vergogno di essere ebreo".

Sono parole amare, che nessun cittadino israeliano si lascerebbe scappare alla leggera. A pronunciarle tre giorni fa, intervistato dal telegiornale di Canale 13 durante una visita ad alcuni villaggi della Cisgiordania devastati dalla violenza dei coloni, è stato Tamir Pardo. Non un giovanotto esagitato che inalberava una caricatura deformata di Benjamin Netanyahu durante una delle quotidiane manifestazioni di piazza a Tel Aviv, dunque, ma colui che è stato dal 2011 al 2016 a capo del Mossad, la proverbiale agenzia di spionaggio israeliana focalizzata sulle operazioni all’estero.

Pardo, un veterano dei corpi speciali dell’IDF con i quali partecipò all’operazione di Entebbe a fianco del defunto fratello di Netanyahu (Yoni), ha poi guidato l’intelligence israeliana occupandosi, a fianco dell’attuale Primo Ministro, delle operazioni volte a ostacolare il programma nucleare dell’Iran, facendo cadere come birilli le teste degli scienziati che lo guidavano (nulla di ufficiale, naturalmente, come si addice ai mitici servizi segreti per antonomasia).

"Le basi per un nuovo 7 ottobre"

Ebbene, l’ex capo del Mossad ha pure aggiunto una frase che il Governo di Israele dovrebbe soppesare parola per parola. Testualmente: le autorità israeliane, che “sanno cosa sta succedendo qui e scelgono di ignoralo (…), stanno gettando le basi per il prossimo 7 ottobre”.

Pardo, che poco prima del massacro di Hamas aveva apertamente accusato Israele di essere uno “Stato di apartheid” (“In un territorio dove due persone vengono giudicate secondo due sistemi giuridici diversi, si è in uno Stato di apartheid”), va da tempo sostenendo che la vera “minaccia esistenziale” per Israele non risiede a Teheran, ma nella sua “incapacità di risolvere la questione palestinese”.

Da parte sua, il responsabile del Comando Centrale delle IDF (Forze di Difesa Israeliane) in Cisgiordania, generale Avi Bluth, in un incontro con i capi dei consigli locali e con i rabbini, tenutosi lunedì, ha avvertito che gli attacchi dei coloni, "soprattutto quando colpiscono civili innocenti, non sono solo illegali e immorali, ma danneggiano direttamente la sicurezza e mettono in pericolo vite umane". La Cisgiordania, ha affermato il generale Bluth, è "sull'orlo di gravi incidenti che potrebbero sfociare in un disastro".

Un'altra Nakba

Ricordiamo le coordinate del fenomeno al quale si fa riferimento. Quello che, rispondendo a una domanda di Fox News sulla violenza dei coloni, il Primo Ministro Netanyahu ha definito un "piccolo gruppo di ragazzi" -aggiungendo che si tratterebbe di “adolescenti che vengono da famiglie disagiate"-, in realtà è una sorta di esercito formato da bande di centinaia di giovani (ma anche adulti) che, muniti di spranghe di ferro e mazze, vengono mandati a terrorizzare i villaggi palestinesi.

"A novembre, sono stati contati 360 avamposti, di cui 140 istituiti dall'inizio della guerra [7 ottobre 2023]. Ben 120 di questi avamposti sono aziende agricole private che non sarebbero in grado di gestire il proprio bestiame senza questo esercito di giovani”.

Le gesta di questi “adolescenti disagiati”, di norma coperti dall'esercito e da altre istituzioni statali? “Molestano gli anziani, comprese le donne. Cercano di svuotare le cisterne d'acqua che arrivano alla comunità con trattori e autocisterne e di danneggiare tubature e pannelli solari. A volte si presentano da soli, a volte in grandi gruppi. A volte sono accompagnati da uno o due adulti, almeno uno dei quali armato. Minacciano e imprecano”.

I risultati? Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dalle organizzazioni per i diritti umani Kerem Navot e B'Tselem, “tra il 2022 e la fine di novembre 2024, oltre 70 comunità di pastori palestinesi in Cisgiordania sono state sfollate con la forza dai loro insediamenti ed espulse (…). Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, si tratta di 700 famiglie, con 3.900 persone sfollate con la forza”. Cifre, come detto, non aggiornate da oltre 16 mesi.

 

 

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