IL FEDERALISTA
Chi ha paura dei climatizzatori
L’Europa è in guerra contro l’aria condizionata per proteggere il clima. Accade anche in Svizzera, soprattutto in alcuni Cantoni romandi. E in Ticino...

Articolo a cura de ilfederalista.ch

Non avete l’aria condizionata in casa? Neppure in ufficio? Vi siete convinti che per combattere l’opprimente assedio della canicola occorra rompere gli indugi e dotarsi di un impianto di climatizzazione fisso, nonché far pressione sul vostro datore di lavoro affinché si decida ad affrontare la spesa? Vi comprendiamo. Ma dobbiamo informarvi -sulla scorta di un’inchiesta RSI- che dovete armarvi di pazienza: da due a sei mesi di attesa. Il sollievo è dunque rinviato all’estate 2027.

Consoliamoci, in Europa c’è chi sta peggio degli svizzeri e, in Svizzera, peggio dei ticinesi. I ginevrini per esempio, come vedremo. Più “sfortunati” ancora, però, i loro vicini oltre frontiera. La lotta al condizionatore fu lanciata in Francia dall’allora ministro della transizione ecologica Barbara Pompili con il Regolamento Re2020.

A farsi beffe dell’Europa sono oggi gli americani. Sul Wall Street Journal si poteva leggere a fine giugno, sotto il titolo sarcastico “Niente aria condizionata, prego, siamo francesi” (che riecheggia la nota farsa teatrale “Niente sesso, siamo inglesi”) quanto segue.

“In Francia e in gran parte d'Europa fa un caldo torrido, e comprendiamo la sofferenza di chi in alcune regioni ha raggiunto i 38 gradi Celsius. Ciò rende ancora più strano il fatto che i Governi preferiscano che i propri cittadini soffrano il caldo soffocante piuttosto che ricorrere alla moderna invenzione nota come aria condizionata”.

Seguiva l’elenco delle “buone intenzioni ecologiste” che in realtà stanno coprendo, a detta del WSJ, i rischi seri che corre la salute dei francesi. Ecco dunque i consigli per combattere il caldo emanati dall’Agenzia della sanità pubblica e dalla Cassa mutua nazionale: bagnare il corpo (almeno viso e avambracci) più volte al giorno, mettere il cappello quando si esce, bere più acqua e provare zuppe fredde. Inoltre: coprire le finestre e le persiane con protezioni fai-da-te in cartone, senza dimenticare di abbassare le luci elettriche in casa ed evitare l’uso di elettrodomestici che generano calore, come asciugacapelli e… computer (accidenti).

Dalle torri persiane al marchingegno tutto USA

Si può capire che, sui condizionatori, gli americani si sentano autorizzati a bacchettare chicchessia. Sono loro, infatti, gli indiscussi inventori del primo sistema di climatizzazione moderno. Sebbene non si possa escludere che a Teheran qualcuno alzi la mano e scuota la testa. Furono proprio i persiani a sviluppare le cosiddette “torri del vento”, che catturavano i flussi d'aria e li dirigevano all’interno delle case.

Ma siamo nel 1902 quando, all’interno di una tipografia, l’ingegner Willis Haviland Carrier inventa un complesso e voluminoso macchinario che non solo raffreddava l’aria ma manteneva anche livelli costanti di umidità, allo scopo di migliorare la qualità della stampa. Poi, nel 1929 General Electric miniaturizzò l’impianto di Carrier e ne ricavò un condizionatore d’aria a uso domestico. Ma torniamo al presente.

L’Europa tra ragioni e pregiudizi

In un'intervista televisiva, Monique Barbut, erede della Pompili al ministero della transizione ecologica, si è detta semplicemente “inorridita” all’idea che… “basterebbe mettere l'aria condizionata ovunque”. Contro i condizionatori si è schierato anche Mélenchon, leader della sinistra radicale francese. Radicale e, in qualche modo, pre-moderna.

I citati enti governativi francesi hanno ammesso che, tutt’al più, l'aria condizionata possa essere concessa ad anziani, malati cronici e donne in gravidanza. In ogni caso, la temperatura andrebbe tenuta per legge a un minimo di 26 gradi.

Sembra tuttavia che la gente ne soffra. Durante l'ondata di calore in corso, i francesi più poveri pagano il prezzo di case popolari che si trasformano in forni, nel mezzo di quartieri che intrappolano il calore. Nei video circolati in rete si vedono assalti ai supermercati di bassa fascia alla ricerca degli ultimi “pinguini” (condizionatori portatili poco efficienti) disponibili.

Contro l'installazione di impianti di climatizzazione è stata condotta una campagna fondata, da una parte, sui limiti imposti dalla tutela del patrimonio architettonico nelle città storiche e, dall’altra, su preoccupazioni di natura climatica: gli impianti di raffrescamento consumano energia. Eppure la Francia ha sempre potuto contare su una produzione di elettricità abbondante a basso costo, grazie all’atomo (che soffre anch'esso il caldo, ma può essere adattato alle temperature più alte).

Germania colta in contropiede

Ancora più seria la situazione in Germania, dove appena il 6% delle abitazioni dispone di un impianto di climatizzazione. Gli edifici tedeschi sono stati progettati per trattenere il calore durante l'inverno, non per espellerlo d'estate.

A frenare la diffusione dei climatizzatori, in questo caso, sono soprattutto i costi. Tra la gente comune prevale in Germania l’idea che non valga la pena affrontare un investimento importante per alcune settimane di caldo. Anche perché molti caseggiati si stanno dotando di pompe di calore bimodali per il riscaldamento abitativo, in grado anche di abbassare lievemente la temperatura estiva nelle case.

Non vi sono leggi, ma la “sensibilizzazione” condotta dagli enti pubblici spinge a frenare l’installazione dei climatizzatori, poiché l’elettricità, in alcune ore del giorno, scarseggia. La politica punta piuttosto su interventi a lungo termine, a cominciare dall’eliminazione delle isole di calore nelle città. Tuttavia l’assenza di climatizzatori, oltre che un problema sanitario per gli anziani, sta diventando anche un freno alla produttività del lavoro: secondo i calcoli di Allianz, entro 2030 il PIL complessivo in Europa potrebbe perdere fino a 600 miliardi di dollari a causa della mancata climatizzazione degli ambienti lavorativi.

Morire… di caldo negli ospedali

Le polemiche più dolorose, tuttavia, riguardano la situazione degli ospedali. In Germania -toccati i gradi 41 celsius- ci si è accorti che la climatizzazione esiste praticamente solo nelle sale di terapia intensiva; tra i motivi anche il sotto-investimento ormai cronico nelle infrastrutture pubbliche.

Anche in Francia se ne è parlato, in relazione ai nuovi ospedali, costruiti senza condizionatori, e alle case per anziani. Dopo la “grande canicola” del 2003 lo Stato aveva chiesto a tutti i cittadini di aggiungere una giornata lavorativa annuale, nel ricordo dei 15 mila anziani morti in quei mesi estivi. Ma i 45 miliardi di euro raccolti non sono finiti, a quanto pare, là dov’era stato promesso, ossia nella creazione di spazi freschi all’interno delle strutture sanitarie.

Il federalismo dell’aria condizionata

Anche nel nostro Paese -come ampiamente riferito dai media locali- ci si rende conto di essere stati colti alla sprovvista dalle ondate di calore, peraltro prevedibili in quanto ricorrenti ormai da alcuni anni. La scarsa dotazione di impianti di climatizzazione, soprattutto a livello di strutture pubbliche, suscita inevitabili polemiche.

A Zurigo, per esempio, dove l’Universitätspital manca addirittura di ventilatori. Ma anche in Ticino, dove sono emersi in questi giorni i forti disagi vissuti da numerosi pazienti costretti alla degenza nelle camere non climatizzate di alcuni istituti dell’Ente Ospedaliero Cantonale.

Sul piano privato, prevale un approccio legale marcatamente federalista. Ginevra è il Cantone più restrittivo e vieta l’installazione di impianti fissi di climatizzazione, salvo deroghe concesse in prevalenza per ragioni mediche. Difficile non intravedere l’influsso del modello francese che pone, come detto, l'accento sul minor consumo di energia a fini ecologici. 

Impronta simile anche nelle legislazioni di Friburgo e Neuchâtel, che impongono la compensazione integrale del consumo elettrico dovuto a climatizzatori con la produzione di energia rinnovabile (pannelli solari), mentre nel Canton Vaud la quota scende al 50%.
Berna, Vallese e Giura adottano invece un approccio più flessibile, limitandosi a fissare requisiti di efficienza e limiti ai consumi. Come spiega un documentato servizio RSI, in Ticino e nei Grigioni l'installazione di un climatizzatore fisso richiede una domanda di costruzione ordinaria.
 







 

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