POLITICA E POTERE
"Sangue", Senzani al Festival, finanziamenti pubblici al film: "Vogliamo scuse e risposte"
Durissima lettera aperta del capogruppo PDD Fiorenzo Dadò: "Un fatto di una gravità inaudita". Paolo Sanvido: "Con quali criteri la RSI ha finanziato quel film?"

LOCARNO – Altre bordate. La polemica su “Sangue”, il film che vede protagonista l’ex brigatista Giovanni Senzani, si fa sempre più rovente. Oggi il capogruppo del PPD Fiorenzo Dadò e il deputato leghista Paolo Sanvido tornano sulla questione con due lettere a cui la Regione concede praticamente una pagina intera. Iniziamo da Dadò. Ecco i passi salienti della sua lettera aperta.

Un fatto di una gravità inaudita

“Quello che è successo a Locarno è un fatto di una gravità inaudita che stentiamo ancora a capacitarci e a credere che sia successo. Proprio per questo, dopo aver assistito alla proiezione, alle dichiarazioni di questo cinico carnefice e saputo che il tutto è stato confezionato con i soldi dei contribuenti, non abbiamo potuto tacere e abbiamo chiesto al governo di prendere immediata posizione, oltre che chiedere le scuse ufficiali alle vittime, da parte degli enti e delle persone coinvolte”.

Chi è l’artefice di questa “regia”?

“Le domande alle quali qualcuno dovrà rispondere sono semplici. Chi è l’artefice primo di questo show indecente che ha messo in grave imbarazzo tutto il Cantone? Chi si è adoperato a fare le dovute pressioni, dall’alto scranno pubblico su cui siede? La Corsi era a conoscenza? Cosa dice la direzione della Rsi? Una prima indicazione sembra essere suggerita da alcuni intrecci evidenti, che difficilmente son lì a caso. Quale è stato il ruolo della Cineteca svizzera (diretta da F. Maire, ex direttore del Festival)? È partito da quell’ambito il coinvolgimento della Rsi che assieme alla Vivo Films e Rai Cinema ha coprodotto ‘Sangue’ con la Casa Azul Films di Losanna? Il Percento culturale Migros (se dovesse essere confermato sarebbe un fatto che farebbe sobbalzare nella tomba l’illuminato Duttweiler) ha realmente cofinanziato questa indecenza? E il Cantone? La Sottocommissione per il sostegno ai film, dove siede anche F. Maire, è stata realmente interpellata? Se sì, con che esito?”

Vogliamo risposte e scuse

“Oggi, su questo fatto di una gravità senza precedenti per il nostro piccolo Cantone, del quale hanno scritto anche i giornali esteri riportando l’indignazione di personaggi illustri come il procuratore generale di Torino Gian Carlo Caselli (che si era occupato del caso di Peci), ci si attendono risposte inequivocabili e scuse pubbliche da parte di chi ha cucinato questa brodaglia cinica e indecente nei confronti di centinaia di vittime innocenti, sulle cui spalle pesano lutti e tribolazioni per il resto della loro vita”.

Senzani, uno squallido figuro

“Inutile dire che la viltà di questo triste e squallido figuro ha avuto la sua riconferma. Il terrorista e ideologo delle Brigate Rosse ha infatti riproposto esattamente quello che è, guardandosene bene dal presentarsi e guardare negli occhi questa giovane ragazza che è sempre e ancora in attesa. Per contro, è stato invitato a Locarno, alloggiato in un albergo lussuoso, accolto dalla consueta corte e portaborse alla Magistrale, tutto naturalmente a spese del contribuente e, come si usa con i virtuosi e i creativi, presentare il suo film ‘Sangue’, in concorso internazionale. Una pellicola che non entra assolutamente nel merito degli Anni di piombo e che non parla affatto (tranne qualche eccezione, come quella in cui spiega con un cinismo da lasciare impietriti, i dettagli della mitragliata alla testa del povero Peci) di Brigate Rosse, vittime, atrocità, intrighi dell’Italia di allora e di oggi”.

“Nel servizio televisivo di martedì 13 agosto, a precisa domanda del giornalista della Rsi, Senzani risponde: “Pentimento sicuramente no, non esiste nella mia storia, non ha senso, resto marxista (...)” aggiungendo poi una sfilza di elucubrazioni che giustamente irritano il giornalista, il quale, bloccandolo, gli chiede in modo esplicito: “Lei mi sta facendo un’analisi politica, ma io le ho chiesto, riferito alle vittime, lei rifarebbe le stesse cose?”. Il vecchio carnefice, dopo un attimo di esitazione, braccato dalla concretezza risponde che quel percorso non poteva non essere con vittime, nella guerra ci son sempre morti...”.

Le lettera di Paolo Sanvido

Sanvido, che è anche membro del Comitato della CORSI, replica invece al critico cinematrografico Mariano Morace, che ieri ha scritto un'opinione su LaRegione, e torna sui finanziamenti pubblici al film, in particolare da parte della RSI, ponendo una serie di domande.

“Il Bastiancontrario Morace, nell’articolo dal titolo “Libertà di parola o censura a priori?”, intervenendo a margine delle legittime perplessità sollevate dal sottoscritto e dal collega Fiorenzo Dadò in relazione all’utilizzo di denaro pubblico speso al Festival di Locarno a favore di un terrorista mai pentito, cala dall’alto lezioni di cultura sbagliando appieno l’obiettivo. Il tema non è censura o libertà di parola. Il tema è l’utilizzo del denaro pubblico a favore di un film italiano con attore un terrorista mai pentito”.

“Tutto qui. Ricordo per inciso che uno degli obiettivi della strategia aziendale Ssr (è liberamente consultabile e consiglio al Morace di informarsi), relativo all’offerta e al mercato, si occupa della rappresentanza e della promozione della cultura, e cita: La Ssr sostiene la cultura svizzera, in particolare il cinema, la musica e la letteratura.
La nostra azienda radiotelevisiva adempie a questo mandato culturale in diversi modi, e l’asse portante della promozione – il più sostanzioso (90 milioni per il periodo 2012-2015) dal punto di vista finanziario – è il sostegno alla cinematografia svizzera con il Pacte de l’audiovisuel”.

La domanda lecita

“Riconosco e sostengo l’importanza di questo giusto contributo volto a professionalizzare il settore cinematografico svizzero e sono convinto che la promozione del cinema svizzero rappresenti un elemento fondamentale del ruolo culturale della nostra azienda.
La domanda lecita, piaccia o meno al Morace, che nasce spontanea è semplice: com’è però possibile che questi soldi pubblici, di Confederazione, Cantone e della Rsi in particolare siano confluiti, direttamente o indirettamente, al cofinanziamento di un film italiano di un regista italiano? La risposta al momento non c’è. È stata posta al governo e alla Corsi. Aspettiamo con serenità”.

Un'altra lettera aperta di Sanvido è stata pubblicata, sempre oggi, dal Corriere del Ticino. Ecco il testo.

"L'ex terrorista mai pentito, ide­ologo e capo del­le Brigate Rosse Giovanni Senza­ni è stato accolto come una star al Festival del film di Locarno e poi ai microfoni del­la Rete Due della RSI. È l'attore protagonista del film Sangue di un regista italiano, co-fi­nanziato dalla Radio televisione Sviz­zera Italiana (RSI), che partecipa al concorso. Personalmente ritengo che la presenza dell'ex brigatista mai pen­tito al Festival di Locarno e ai micro­foni della Radio della Svizzera Italia­na è un'offesa pubblica. La stampa ha giustamente sollevato diversi aspetti sociali e politici dell'evento.

Col colle­ga in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò abbiamo presentato un'interrogazio­ne parlamentare in merito all'utilizzo indiretto del denaro pubblico volto a sostenere questo film. In questa sede vorrei però ricordare che la nostra azienda radiotelevisiva adempie il proprio mandato culturale in diversi modi, e che l'asse portante della pro­mozione - il più sostanzioso (90 mi­lioni per il periodo 2012-2015) dal punto di vista finanziario - è il soste­gno alla cinematografia svizzera con il «Pacte de l'audiovisuel». Una piat­taforma con lo scopo di promuovere la presenza e la qualità delle pellicole elvetiche tra film per il cinema, film televisivi, film documentari, film d'a­nimazione e serie. In seno al Comita­to della CORSI abbiamo speso diverse discussioni sottolineando e ricono­scendo l'importanza di questo giusto contributo volto a professionalizzare il settore cinematografico svizzero, ri­conoscendo che la promozione del ci­nema svizzero rappresenta un ele­mento fondamentale del ruolo cultu­rale della nostra azienda.

A scanso di equivoci cito, solo a titolo di cronaca, le parole del direttore generale Roger de Weck su questo tema: «Il cinema svizzero è uno specchio della Svizzera e uno specchio svizzero del mondo. Per nostra profonda convinzione, l'impegno massiccio a favore dei regi­sti e dei produttori nazionali fa parte integrante del servizio pubblico. Al di là della nostra cronaca culturale, noi abbiamo l'opportunità di fare cultu­ra». Parole che condivido pienamen­te. A questo punto però la domanda lecita che nasce spontanea è semplice: Com'è possibile che soldi pubblici, confederazione, Cantone e della RSI in particolare siano confluiti, diretta­mente o indirettamente, al co-finan­ziamento di un film italiano di un regista italiano? La risposta al mo­mento non c'è. Con questo quesito ho coinvolto per via di servizio la CORSI. La speranza è quella di ottenere una risposta pubblica". 

 

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