L'europarlamentare: “Al benessere del Canton Ticino contribuiscono anche i 60 mila frontalieri che hanno diritto di lavorare e non meritano di subire campagne denigratorie a orologeria"

MILANO/BRUXELLES - “Trovo che queste continue provocazioni, oltre ad alimentare un clima di odio e di xenofobia, debbano essere prese in considerazione nel quadro degli accordi in essere e in corso di negoziazione fra Ue e Confederazione Elvetica. Non è tollerabile che quella libertà di circolazione del lavoro che è alla base dei Trattati possa essere messa in discussione con i toni aspri che queste campagne veicolano, e senza che il punto di vista europeo sia difeso istituzionalmente”. Esordisce così la europedutata di Forza Italia, nota alle cronache ticinesi per le sue battaglie in favore dei frontalieri, in una missiva indirizzata all’UE e all’alto rappresentante per la politica estera europea Catherine Ashton.
Lo spunto per la lettera è rappresentato dall’iniziativa UDC “Stop all’immigrazione di massa!” in votazione il prossimo 9 febbraio e le relative campagne promosse in Svizzera, così come dalle trattative in corso fra Berna e Roma su diverse questioni fiscali.
Lara Comi invita pertanto la rappresentante per la politica estera Ue “a prendere dei provvedimenti affinché gli sforzi diplomatici non restino soltanto sulla carta” e a “intraprendere azioni concrete affinché tali incresciosi episodi cessino”.
I frontalieri, le denigrazioni e i ristorni: è su questi temi che si conclude la lettera della Comi: “Al benessere del Canton Ticino contribuiscono anche i 60 mila frontalieri italiani che hanno diritto di lavorare e non meritano di subire campagne denigratorie a orologeria o politiche tese a limitarne la mobilità. Discriminazioni inaccettabili che, ogniqualvolta sono riemerse, ho sempre denunciato sin dal 2009 in sede europea interpellando la Commissione Ue attraverso interrogazioni parlamentari o interessando l’Alto Rappresentante per la politica estera. Il ministro Saccomanni ha affermato che a breve, entro maggio, sarà siglato l’accordo quadro con la Svizzera che regolamenterà diverse questioni, tra cui quella fiscale relativa ai 180 miliardi di capitali italiani custoditi nelle banche elvetiche. Mi auguro che al centro dell’accordo ci sia anche la questione dei frontalieri e che a loro siano date risposte chiare e non penalizzanti. A cominciare dal mantenimento al 38% dell’aliquota relativa ai ristorni, contro la volontà ticinese di ridurla, onde evitare effetti deleteri sui bilanci dei Comuni lombardi di confine”.
red