POLITICA E POTERE
Accordo frontalieri, Cattaneo a Rusconi: “Folgorato sulla via di Damasco? Io non butto via le firme…”
“Le firme non c’entrano con il blocco dei ristorni, noi non lo chiediamo” ha aggiunto il presidente liberale che, oltre a rispondere alle frecciate del Consigliere nazionale democentrista, conferma la volontà di portare a Berna le firme

BELLINZONA – “Se Rusconi avesse diecimila firme cosa farebbe, le butterebbe via? Eppoi Rusconi è stato folgorato sulla via di Damasco? Fino a ieri Widmer Schlumpf era il diavolo e ora è l’acqua santa?” Destinatario Pierre Rusconi, Consigliere nazionale Udc, firmato Rocco Cattaneo, presidente liberale ticinese. 

Non si smorza la polemica dopo che il democentrista ha negli scorsi giorni criticato aspramente la posizione di Cattaneo, reo di voler comunque portare le firme della petizione per la disdetta dell’accordo sui frontalieri con l’Italia per “mantenere alta l’attenzione”, nonostante le rassicurazioni di Berna e il termine ultimo della primavera 2015, che hanno convinto tutta la deputazione ticinese, leghisti e appunto Rusconi compresi, a tirare il freno a mano e a temporeggiare chiedendo al Governo cantonale di scongiurare il blocco dei ristorni. Un atteggiamento, quello del presidente liberale, che Rusconi ha definito “irresponsabile e sciocco” (leggi articolo correlato). 

Ora arriva la risposta di Rocco Cattaneo che, intervistato da La Regione, oltre a porre al deputato Udc le provocatorie domande riportate sopra, puntualizza la propria posizione e quella del suo partito sul blocco dei ristorni: “Penso che si stia facendo confusione – spiega al quotidiano – . Un conto è la decisione sul versare o meno all’Italia i ristorni fiscali. Noi siamo sempre stati contrari al blocco anche perché è il Consiglio federale, semmai, competente in materia e non certo il governo ticinese. Altra cosa sono le diecimila firme che abbiamo raccolto per disdire l’accordo. La stessa consigliera Eveline Widmer-Schlumpf non esclude, fra un anno, di valutare misure drastiche in caso di mancata conclusione delle trattative bilaterali. Fra queste potrebbe essere considerata la disdetta dell’accordo fiscale sui frontalieri.” Nessuna intenzione dunque di provocare il blocco dei ristorni e anzi sostegno alla politica di Berna con le firme della petizione, almeno stando alle parole di Cattaneo. 

E a chi invece ha chiesto ai liberali a gran voce di stemperare gli animi e mettere le firme in un cassetto per un po’, il presidente risponde che non crede proprio che una petizione, “seppur con diecimila firme, metta in pericolo le trattative in corso fra Svizzera e Italia. È solo un atto di sensibilizzazione sulla disdetta dell’accordo per i frontalieri. Che fra l’altro può essere data con sei mesi d’anticipo, quindi magari il prossimo settembre.”

Totale sostegno quindi alla strategia del Consiglio federale, perlomeno a tempo determinato, ma le firme a Berna ci arriveranno in ogni caso. 

red

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