POLITICA E POTERE
Expo, Bertoli risponde alla Lega che, infuriata, se ne va: “È un colpo di Stato!” E Dadò: “Tanto vale discutere i consuntivi!”
Scene da saloon in parlamento all’apertura della sessione odierna. Il presidente del Governo su Expo: “Non si aggira la volontà popolare, anzi. L’impasse c'è, questo è l’unico modo per uscirne”. E la Lega abbandona l’aula: “Uccidete i diritti popolari!"

BELLINZONA – Che il dibattito sui consuntivi avrebbe potuto scaldare gli animi era prevedibile, ma che il prologo a sorpresa dedicato a Expo 2015 scatenasse il putiferio lo era molto meno. Manuele Bertoli, vista l’importanza e la risonanza del tema, ha voluto infatti subito rispondere all’interrogazione leghista “Expo 2015, il Governo raggira la volontà popolare”, presentata dal deputato Michele Guerra. E la risposta non è piaciuta ai deputati leghisti, che se ne sono andati sbattendo la porta e rinunciando a discutere i consuntivi, in quanto è “in atto un Colpo di Stato”. Infine dure critiche trasversali all’atteggiamento leghista. 

Ma vediamo come si è sviluppata “la fuga” leghista
Prima di Bertoli ha preso la parola proprio Guerra, che ha voluto in particolare rimarcare come anche “i fondi swisslos sono soldi pubblici. A settembre ci sarà una votazione popolare, riteniamo quindi ingiusto che prima della votazione democratica il Consiglio di Stato dica che a Milano ci si va comunque, e per di più utilizzando soldi pubblici. Sono in gioco i diritti popolari, è inaccettabile.”

Bertoli: “Nessuna intenzione di raggirare il voto popolare, anzi è l’unico modo per salvaguardare il senso della votazione di settembre”

Il presidente del Consiglio di Stato ha inizialmente sottolineato che non è intenzione del Governo aggirare la volontà popolare. “Inoltre per quanto riguarda il fondo Swisslos, non abbiamo proposto nulla, abbiamo deciso, visto che di nostra competenza. Ad ogni modo – ha proseguito il ministro - il voto popolare non viene aggirato, anche perché il popolo non si è ancora espresso, ma si esprimerà sul credito da 3,5 miioni e mezzo inizialmente previsto dal messaggio, che è una modalità di partecipazione, ma non l’unica. Non è pertanto esclusa la possibilità di trovare un altro modo per rispettare gli impegni presi.” 

Bertoli ha comunque rilevato la presenza di due aspetti problematici: “il primo è di natura formale: non facendo nulla faremmo comunque un torto a parte dei votanti, una vittoria dei sì svuoterebbe infatti il significato stesso della votazione, visto che non ci sarebbe più il tempo di agire. Il secondo è di natura politica e il problema con i diritti politici sussiste: per una serie di ragioni siamo in un impasse – ha ammesso Bertoli –, è difficile, se non impossibile, uscirne con con coerenza e il Governo si assume la responsabilità della soluzione trovata.” 

Sulla partecipazione dei privati Bertoli ha spiegato che finora le “promesse”, perché ancora di concreto non c’è nulla, sono arrivate a 550mila franchi, ma l’obbiettivo è quello di raggiungere la metà del milione e mezzo necessario. 

In merito ai dubbi sollevati circa l’utilizzo del fondo Swisslos il direttore del DSS ha spiegato, rifacendosi anche all’esempio di Expo02, dove si era inizialmente ipotizzato l’utilizzo del fondo, che i soldi verranno attinti dalla riserva di circa 30 milioni di franchi. “Nessuna ripercussione dunque su attività sportive o culturali.”

Michele Guerra: “Non sono soddisfatto”, altri cinque minuti di pausa e poi si scatena il putiferio. Caverzasio: “È un colpo di Stato, ce ne andiamo!”. Dadò: “Tanto vale discutere il consuntivo, senza il partito di maggioranza che ne ha la responsabilità!”

Come scritto inizialmente Guerra, che ha ripreso la parola dopo le spiegazioni del presidente del Governo, si è detto insoddisfatto:  “Qui si parla di interessi del nostro Cantone, ma il Governo vuole partecipare indipendentemente dal voto popolare." Arrivano poi altri cinque minuti di pausa per una riunione di gruppo chiesti dal PPD. 

Ed è quando la discussione riprende che si assiste all’imponderabile. Al rientro il capogruppo leghista Daniele Caverzasio chiede la parola, che gli viene concessa alla condizione che l’intervento riguardi il prossimo tema all’ordine del giorno, la discussione dei consuntivi 2013. 

Detto, più o meno fatto. Caverzasio infatti si lancia in un excursus linguistico storico sul significato del termine Colpo di Stato, escludendone i significati più guerriglieri alla sudamericana e declinandolo alla ‘ticinese’: “Non si tratta di una rivoluzione, ma di una reazione del potere che si sente minacciato. Questa ragion di stato, che volete utilizzare per expo, è un colpo di Stato.” Richiamato all’ordine e al tema dei consuntivi Caverzasio aggiunge: “Ci sto arrivando, per i motivi appena esposti il nostro gruppo lascerà l’aula e non discuterà i consuntivi, state uccidendo i diritti popolari e la volontà dei cittadini.”

E a questo punto è intervenuto anche il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, profondamente irritato: “Allora che non si discuta neanche il consuntivo, visto che si tratta essenzialmente del consuntivo della politica del partito di maggioranza relativa che dovrebbe condurre il Cantone, e che invece non riesce ad assumersi la benché minima responsabilità.” 

Il presidente del parlamento Gianrico Corti prova a concedere a questo punto un ultimo ‘time-out’, per cercare di placare gli animi dei leghisti. Nulla di fatto, si rientra senza la Lega che se ne va sbattendo la porta, e parte finalmente la discussione sui consuntivi, con le immediate frecciate di Christian Vitta, primo relatore liberale: “Dirò subito che il nostro gruppo non abbandonerà la sala, non si farà condizionare da questi teatrini sempre più tristi di cui il Paese farebbe volentieri a meno. Noi rimaniamo con il senso di responsabilità e di realismo che purtroppo è sempre più assente nell’attuale contesto politico.”

dielle 

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