LUGANO - Massimiliano Robbiani e i 40 accusatori. Tante sono le persone che hanno deciso di costituirsi parte civile, in quanto "esseri umani", nell'ambito del procedimento penale aperto nei confronti del Gran Consigliere leghista per il noto fotomontaggio pubblicato su Facebook che paragonava le donne con il burqa a dei sacchi della spazzatura. Il procuratore pubblico Paolo Bordoli titolare dell'incarto, sottolinea La Regione che ha anticipato la notizia, sta ancora approfondendo il caso. E tra le verifiche del magistrato c'è proprio la richiesta di questa quarantina di persone di proporsi nel ruolo, secondo quanto consente il nuovo Codice di procedura penale, di accusatore privato. Il gruppo schieratosi contro il deputato chiede in quanto ritiene che il fotomontaggio sia "lesivo della dignità umana". A guidare "i 40" è l’avvocato locarnese Cristina Clemente: "A titolo personale – dichiara l'avvocatessa alla Regione, pure lei costituitasi parte civile – segnalo che indubbiamente l’immagine istigava alla violenza. Nei vari commenti, atroci, si leggeva la disponibilità a portare le donne velate in discarica, a bruciarle e via dicendo".Staremo a vedere come andrà a finire. La patata bollente, come detto, è nelle mani del PS Bordoli che, oltre a stabilire se Robbiani abbia commesso o meno dei reati, dovrà decidere se sia possibile per il reato contestato (violazione dell’articolo del Codice penale svizzero relativo alla discriminazione razziale) sia possibile costituirsi parte civile perché lesi in qualità di esseri umani.