ANALISI
Casinò, AIL e 'partecipate': ma la legge impone davvero il segreto sui compensi?
La sentenza del Tribunale federale citata nel dibattito sulle AIL non vieta di rendere note le remunerazioni individuali. E la legge ticinese sulla trasparenza comprende anche le società a partecipazione pubblica maggioritaria. Il quadro giuridico
ANALISI

Casinò di Lugano, il jackpot e la resa dei conti

29 SETTEMBRE 2026
ANALISI

Casinò di Lugano, il jackpot e la resa dei conti

29 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

Casinò di Lugano, ecco quanto guadagnano i dirigenti

29 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

Casinò di Lugano, ecco quanto guadagnano i dirigenti

29 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

“AIL è pubblica”. L’MPS porta i compensi del CdA sul tavolo del Municipio

28 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

“AIL è pubblica”. L’MPS porta i compensi del CdA sul tavolo del Municipio

28 SETTEMBRE 2026
ANALISI

Le remunerazioni 'elettriche'... E il nodo irrisolto della trasparenza

24 SETTEMBRE 2026
ANALISI

Le remunerazioni 'elettriche'... E il nodo irrisolto della trasparenza

24 SETTEMBRE 2026

C’è una sentenza del Tribunale federale che torna puntualmente nel dibattito sulla trasparenza dei compensi nelle società anonime. È stata richiamata anche in questi giorni dai vertici delle AIL per spiegare perché non vengono rese note le remunerazioni individuali dei membri del Consiglio d’amministrazione.

Ma che cosa dice davvero quella sentenza? E, soprattutto, che cosa non dice?

La decisione risale al febbraio del 2021 e riguardava una società anonima privata. Un’azionista aveva chiesto di conoscere le remunerazioni individuali dei membri del Consiglio d’amministrazione. La società aveva fornito soltanto il dato complessivo: poco meno di 1,7 milioni di franchi, comprendenti anche gli stipendi percepiti da alcuni amministratori che erano contemporaneamente dipendenti dell’azienda.

Il Tribunale federale stabilì che conoscere le remunerazioni del CdA è certamente rilevante per l’esercizio dei diritti dell’azionista. Ma precisò anche che non esiste un diritto automatico a conoscere quanto percepisca individualmente ogni amministratore. In determinate circostanze può essere sufficiente conoscere il dato complessivo. Chi pretende maggiori dettagli deve dimostrare che quelle informazioni sono necessarie per esercitare concretamente i propri diritti di azionista.

C’è però un passaggio importante. Il Tribunale federale precisa che non si può stabilire in termini generali se un azionista abbia o meno diritto di conoscere le remunerazioni individuali. Dipende dal caso concreto.

In altre parole: la sentenza non stabilisce che i compensi individuali degli amministratori di una SA siano segreti. E soprattutto non ne vieta la pubblicazione.

E anche che un azionista non può necessariamente pretendere dalla società il dettaglio nominativo delle remunerazioni quando il dato complessivo è sufficiente per esercitare i propri diritti.


C’è poi un altro piano, che nel caso delle partecipate pubbliche può essere preso in considerazione.

È quello della Legge cantonale sull’informazione e sulla trasparenza, la LIT.

La legge non riguarda infatti soltanto Governo, amministrazione cantonale e Comuni. Nel suo campo d’applicazione rientrano anche le società private a partecipazione pubblica maggioritaria e gli organismi incaricati di compiti d’interesse pubblico.

Il principio è quello dell’accesso ai documenti ufficiali. Naturalmente non si tratta di un diritto illimitato. Esistono la protezione della sfera privata, gli interessi commerciali e aziendali e altre eccezioni previste dalla legge.

Ma la presenza di dati personali non significa automaticamente segreto.

Anche qui, la legge impone una ponderazione tra gli interessi contrapposti e prevede espressamente che, in determinate circostanze, l’interesse pubblico alla conoscenza possa prevalere sulla tutela della sfera privata.

Su questo esiste anche un precedente ticinese significativo.

Qualche anno fa un cittadino chiese di poter accedere alla decisione con cui il Consiglio di Stato aveva accordato un aumento del 4% dello stipendio dell’allora Cancelliere dello Stato. Il Governo negò inizialmente l’accesso, richiamando anche la tutela della sfera privata.

La Commissione cantonale per la protezione dei dati e la trasparenza diede invece ragione al richiedente. E il successivo passaggio davanti al Tribunale cantonale amministrativo confermò un principio importante: gli atti relativi al personale non possono essere sottratti in blocco alla trasparenza e, soprattutto quando è in gioco una funzione pubblica importante, l’interesse del pubblico all’informazione può prevalere sulla protezione dei dati personali.

Questo non significa, naturalmente, che tutti gli stipendi debbano automaticamente essere pubblicati. Ma significa che l’equazione “compenso personale uguale dato privato uguale segreto” non esiste.


Il caso di Casinò Lugano presenta poi un’ulteriore differenza rispetto alle AIL. Per le Aziende industriali la discussione riguarda i compensi dei membri del Consiglio d’amministrazione. Al Casinò, invece, oltre agli emolumenti del CdA, c’è la questione degli stipendi della direzione operativa.

Sappiamo che i quattro membri della direzione del Casinò costano complessivamente 1,435 milioni di franchi all’anno. Una cifra importante, della quale però non è nota la ripartizione individuale.

La questione della riservatezza non è nuova. Già nel 2022, quando il Corriere del Ticino chiese di conoscere i compensi individuali dei membri del CdA – in quel caso, dunque, si parlava degli amministratori e non della direzione – i vertici del Casinò risposero che “non sussiste un interesse pubblico preponderante tale da legittimare la trasmissione di informazioni riservate”.

Una posizione sostanzialmente ribadita oggi dal presidente Emanuele Stauffer, secondo il quale il Casinò garantisce “trasparenza nei confronti degli azionisti come previsto dalle norme vigenti”. Stauffer richiama la protezione dei dati, il Codice delle obbligazioni e gli obblighi d’indipendenza imposti dalla Commissione federale delle case da gioco.

Anche quest’ultimo argomento merita però una precisazione.

L’indipendenza richiesta dalla legislazione federale riguarda la governance, l’organizzazione e la gestione indipendente della casa da gioco. Non risulta invece, in base a quanto abbiamo potuto appurare (ma potremmo sbagliarci) una disposizione della Commissione federale delle case da gioco che imponga la segretezza delle remunerazioni degli amministratori o dei dirigenti.

L’indipendenza del Casinò e la riservatezza degli stipendi sono, insomma, due questioni diverse.

Ma la domanda di fondo rimane: perché tutta questa riservatezza?

AIL e Casinò sono società anonime e sottostanno evidentemente al diritto societario e alla protezione dei dati. Ma sono anche società nelle quali l’ente pubblico ha un peso determinante: nel caso delle AIL la Città è proprietaria della società, mentre nel Casinò ne è l’azionista di maggioranza.

Proprio per evitare che il ricorso alla forma della società anonima sottragga automaticamente determinate attività al controllo dei cittadini, la legge ticinese sulla trasparenza ha incluso nel proprio campo d’applicazione anche le società private a partecipazione pubblica maggioritaria.

Questo non significa che tutto debba essere pubblico. E nemmeno che esista automaticamente il diritto di conoscere ogni singolo salario o compenso. Significa però che il segreto non può essere dato per scontato soltanto perché si tratta di una SA o perché un’informazione riguarda la remunerazione di una persona.

La sentenza del Tribunale federale non impone quel segreto. La legge cantonale sulla trasparenza prevede invece una ponderazione degli interessi. E le norme federali sulle case da gioco, per quanto riguarda l’obbligo d’indipendenza, non sembrano avere nulla a che vedere con la pubblicazione degli stipendi.

In conclusione: perché, quando si parla di società controllate dall’ente pubblico e di somme versate per amministrarle e dirigerle, non scegliere la maggiore trasparenza possibile?

Sapere che quattro dirigenti costano complessivamente 1,435 milioni è certamente un’informazione. Sapere quanto percepisce ciascuno, quale parte è fissa, quale eventualmente variabile e quali responsabilità vengono remunerate consentirebbe però di capire molto di più.

E soprattutto permetterebbe ai cittadini – che attraverso la Città sono, direttamente o indirettamente, i proprietari di queste società – di valutare quei compensi sulla base dei fatti, dei risultati, e delle responsibilità.

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

POLITICA E POTERE

Asilanti dal Maghreb, 8 su 10 accusati di reati. Tonini al Governo: "Non è razzismo chiedere sicurezza!"

SECONDO ME

Amalia Mirante: "CdA e partiti: poche regole per fare chiarezza"

IL FEDERALISTA

Clima: Svizzera condannata. La sentenza della CEDU secondo Gysin, Regazzi e Rossi

In Vetrina

SINDACATO E SOCIETÀ

OCST-Docenti, "per un dialogo che trovi riscontri nei fatti"

30 SETTEMBRE 2026
TELERADIO

Nuovo assetto al Gruppo CdT: Dalcol alla direzione editoriale, Righinetti guiderà il Corriere

28 SETTEMBRE 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

I Jethro Tull per la prima volta al LAC: a Lugano arriva The Curiosity Tour

28 SETTEMBRE 2026
BANCASTATO

BancaStato, cinque progetti si contendono il premio per la sostenibilità

28 SETTEMBRE 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Raissa Avilés: Maybe a concert, un forse che fa la differenza

23 SETTEMBRE 2026
ENERGIA

Roland David nuovo presidente di AET

21 SETTEMBRE 2026
LiberaTV+

IL FEDERALISTA

Marina Masoni: la speranza, l'espediente, il baratro. E "il silenzio sui conti"

27 SETTEMBRE 2026
SECONDO ME

Togni sugli emolumenti AIL: "La cifra fa il titolo, la governance dovrebbe fare la discussione"

26 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

Media, Politica e Magistratura: informare è un diritto. E un dovere

18 SETTEMBRE 2026