Politica e Potere
11.02.2015 - 17:210
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Applicazione 9 febbraio: dal Ticino sorriso al Consiglio Federale per i contingenti. Con qualche grosso punto di domanda

Il mondo politico ticinese accoglie positivamente il progetto presentato oggi dal Governo. Ecco le reazioni di Savoia, Regazzi, Merlini, Rusconi e Quadri, che però si smarca: "Proposta troppo fumosa: presto per essere soddisfatti"

BELLINZONA – Il giudizio sostanzialmente è positivo anche se non mancano le riserve e i distinguo per un progetto che andrà "pesato" e analizzato nel dettaglio. Il Mondo politico ticinese valuta comunque con soddisfazione la volontà del Consiglio Federale di applicare con un certo rigore la volontà popolare espressa il 9 febbraio.

Savoia: "Un passo nella giusta direzione...ma il diavolo sta nei dettagli"

"Premesso che il diavolo sta nei dettagli e dunque bisognerà analizzare con la lente di ingrandimento tutti i passaggi del progetto di legge – dichiara Sergio Savoia - mi sembra comunque un passo nella giusta direzione. E finalmente, aggiungo. È la prima volta da a un anno a questa parte che il Governo federale sembra voler applicare come si deve la volontà popolare". 

Dopodiché, aggiunge il coordinatore dei Verdi, i punti di domanda non mancano: "C'è il problema che i contingenti non varranno per i notificati. E su questo punto il Ticino dovrà farsi sentire. Altrimenti l'economia avrà la scappatoia più facile del mondo per travasare un po' di frontalierato. L'altro problema è la soglia di questi contigenti e il fatto che a stabilirli sarà il Consiglio Federale e non i Cantoni, che pure saranno consultati. Sarà un grosso inghippo. Perché se i contingenti dovesse fissarli la Widmer Schlumpf…". 

Regazzi: "Il Consiglio Federale ha fatto i compiti"

"Così a caldo – dice dal canto suo Fabio Regazzi – mi viene da dire che il Consiglio Federale, contrariamente a quanto sostenevano in tanti, non sta schivando l'oliva, ma ha proposto delle misure di attuazioni conformi all'iniziativa. Giustamente rinuncia a definire dei tetti numerici perché questo è un esercizio che deve essere fatto Cantone per Cantone e con l'economia. In generale penso si possa dire che il Consiglio Federale ha fatto i compiti".

"Ma quanto fatto oggi – prosegue Regazzi - è la parte meno difficoltosa dell'esercizio. Ed è niente rispetto a quel che ci aspetta. Perché adesso bisognerà cercare di far digerire questa impostazione a Bruxelles. E qui il discorso si complica di parecchio. I segnali che arrivano non sono buoni"

"Nessuno attualmente – conclude il Consigliere Nazionale PPD - è in grado di dire quel che succederà. Come in ogni trattativa inizialmente le posizioni saranno rigide: fa parte del gioco. Credo che sarà molto ma molto difficile arrivare a una soluzione. Anche se questa è la speranza. In ogni caso adesso è importante spegnere gli altoparlanti, cercare di costruire un consenso internamente sulla proposta di oggi, e far lavorare il Consiglio Federale con l'Unione Europea. Calma e gesso".  

Rusconi: "Una buona giornata"

Soddisfatto anche il Consigliere Nazionale UDC Pierre Rusconi. "La proposta del Consiglio Federale rispetta il mandato dato dal popolo. Almeno in Svizzera adesso sappiamo cosa vogliamo. La partita in casa l'abbiamo vinto 1-0. Il Consiglio Federale è stato ligio. Adesso però dobbiamo andare in trasferta e lì troveremo il maltempo…". 

"A me – ha aggiunto Rusconi – è piaciuto molto il messaggio che oggi il Consiglio Federale ha lanciato all'economia di di fare capo a residenti e svizzeri. In generale mi sembra una buona giornata per la Svizzera". 

Quadri: "È tutto molto vago..."

Decisamente più scettico Lorenzo Quadri: "È un po' difficile – afferma il Consigliere Nazionale leghista – esprimere un opinione perché è tutto molto vago. È positivo che ci siano i contingenti anche per i fontanieri (e ci mancherebbe altro visto che erano compresi nel testo dell'iniziativa), considerando che qualcuno aveva ipotizzato di stralciarli. Ma poi cominciano dei grossi punti di domanda…".

"Ad esempio – prosegue Quadri - non si parla di padroncini e notificati. Si dice che il il Consiglio Federale fissa i contingenti in base al fabbisogno dei cantoni. Ma come viene calcolato questo fabbisogno? Con gli studi tarrocati della SECO? Inoltre non vengono neppure lontanamente quantificati i contingenti, il che potrebbe lasciar credere che li vogliano fissare talmente in alto da aggirare la legge. Il classico inganno, insomma".

"È prematuro impallinarli – conclude Quadri - ma sicuramente è altrettanto prematuro essere contenti. In tutta questa fumosità ci saranno di certo dei traboccati. Il Consiglio Federale ha espresso concetti talmente vaghi e indeterminati che non sarà poi così difficile aggirarli e non cambiare nulla in perfetto stile Gattopardo". 

Merlini: "Tempi stretti per il negoziato"

E infine Giovanni Merlini: "Da quello che ho sentito la direzione mi sembra quella giusta. Da una parte c'è un'implementazione fedele dell'iniziativa, dall'altra si tiene aperto il secondo canale per negoziare con l'Unione Europea.".

"Il problema che vedo – aggiunge il Consigliere Nazionale PLR - è di spazio temporale. Il tempo che la Costituzione lascia al Consiglio Federale per adeguarsi e per negoziare con l'UE è molto stretto.Perché questo sarà un negoziato difficilissimo. Ed è difficilissimo pensare di portare a casa qualcosa in due anni".

"Detto questo – aggiunge Merlini - non penso che con questa impostazione una nuova votazione sia più vicina. Ora si apre una lunga fase di consultazione che sfocerà nel progetto di legge vero e proprio. A quel punto dovranno esprimersi le Camere e dopo il voto ci sarà eventualmente la possibilità di lanciare un referendum. Poi sappiamo che si vogliono raccogliere le firme per due iniziative: una che chiede di abrogare quanto deciso il 9 febbraio e un'altra che vuol blindare la via bilatera. La mia impressione è che de rif o de raf torneremo a votare sulla questione. Ma tra un po' di tempo".

"Il Ticino – conclude il Consigliere Nazionale – deve ora farsi valere durante la consultazione. E toccherà in particolare al Consiglio di Stato portare avanti con forza le ragioni e le specificità del nostro Cantone. Ma direi che anche l'economia deve evitare che singoli segmenti si mettano uno contro l'altro e scoppi una guerra. C'è un grande lavoro che attende anche le associazioni di categoria". 

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