POLITICA E POTERE
Certificati penali per i frontalieri, Maroni invoca il dietro front del Ticino: “Un’ostilità controproducente per lo stesso Cantone”
Mentre Gobbi smorza i toni della polemica e annuncia un incontro con i vertici della Regione Lombardia, il suo Presidente parla della proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. “Mi auguro che le neoelette autorità capiscano che bisogna collaborare”

MILANO – Continua a tenere banco l’obbligo per i frontalieri e i dimoranti di presentare, per il rinnovo o il rilascio dei relativi permessi, l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti. Una misura, quella promossa da Norman Gobbi, che proprio non va giù ai vicini italiani. Dopo le prime dichiarazioni polemiche tradotte in una interrogazione a Roma (vedi allegati), è ora il presidente della Regione Lombardia a criticare la scelta del ministro delle Istituzioni, chiedendo al Ticino di fare retro front.

Una scelta, ha dichiarato ai microfoni della RSI dopo aver parlato dei rapporti Svizzera-Italia in un convegno tenutosi a Chiavenna, che “dimostra una forte ostilità, che non credo sia utile neppure per lo stesso Ticino. Se i frontalieri non andassero più a lavorare nel Cantone, cosa succederebbe all’economia Cantonale?”, si è chiesto sibillinamente Maroni.

Il presidente della Regione Lombardia vede nella nuova misura la proverbiale goccia che farà traboccare il vaso. “Vorrei che il Ticino smettesse queste politiche di forte contrasto al frontalierato. Mi auguro che le neoelette autorità prendano consapevolezza che bisogna collaborare”, soprattutto, ha aggiunto, nel momento in cui ci si appresta a far partire la Macroregione alpina, nel 2016, che vedrà riunite 46 regioni europee, compresi i cantoni elvetici. Occasione che richiederà di far gruppo rispetto ai membri di lingua tedesca “altrimenti ci mangeranno. Prima smetteremo di litigare e meglio sarà per i nostri cittadini”, ha commentato ancora citando i rapporti, pacifici, coi Grigioni (che hanno però un flusso di frontalieri ben diverso – 5mila a 60 mila, come ricorda la stessa RSI – rispetto al Ticino). Per Maroni questa è comunque la dimostrazione che una intesa è possibile.

Gobbi, come già in occasione delle prime polemiche, punta invece a smorzare i toni e annuncia un imminente incontro con i vertici della Regione Lombardia per chiarire la situazione. Un appuntamento che si ritrova anche nelle parole di Maroni: “La campagna è finita e le elezioni sono state fatte. Chiamerò Gobbi per incontrarci e trovare una soluzione che ponga fine a queste scaramucce che creano solo fastidio e tensioni inutili”.

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