POLITICA E POTERE
L'ultima provocazione di Pamini: "Via il protezionismo dal 'mercato dei municipali'. Perché devono risiedere nel comune che amministrano?"
Il deputato di Area Liberale: “Chissà che qualcuno sceglierebbe pure di fare il municipale in più Comuni al contempo, facendone una professione"

di Paolo Pamini *

BELLINZONA - “A pochi mesi dalle elezioni comunali ticinesi emergono i primi nomi dei candidati municipali, i futuri manager di ogni Comune. Chiediamoci: cosa succederebbe se anche cittadini domiciliati fuori dal Comune potessero candidarsi al Municipio?”. L’ennesima provocazione del deputato di Area Liberale Paolo Pamini riguarda quello che lui chiama “il mercato dei municipali”, precisando che la sua ipotesi considera unicamente cittadini svizzeri. 

Scrive in un’opinione pubblicata dal Giornale del Popolo: “Oggi il “mercato dei municipali” ticinese soffre dei tradizionali effetti del protezionismo. Infatti, l’articolo 10 della Legge sull’esercizio dei diritti politici prevede che «è eleggibile ogni cittadino svizzero di diciotto anni compiuti domiciliato da tre mesi nel Comune». Come ovunque, anche qui il protezionismo riduce l’offerta (in certi Comuni si fatica a trovare candidati e si procede addirittura con elezioni tacite), aumenta le rendite di posizione (i municipali attuali si possono permettere più discrezione senza la concorrenza di troppi candidati), alza i prezzi (di principio le inefficienze e le imposte comunali non diminuiscono se l’esecutivo gode di maggior discrezione) e riduce la qualità (le classiche “politiche del muretto” a danno del clan avverso in certi paesini)”.

Il vincolo di domicilio per l’eleggibilità dei consiglieri comunali, aggiunge Pamini, è invece più importante: “quali rappresentanti dei cittadini-contribuenti, è coerente che i membri del legislativo provengano dalla stessa comunità”.

“I municipali invece, dovrebbero idealmente essere persone capaci di ben gestire la cosa pubblica. Queste competenze non variano sostanzialmente tra differenti Comuni. Chi ha fatto il municipale in Leventina potrebbe anche farlo in Val di Blenio, e perché no con un po’ di pratica anche a Biasca ed infine nella nuova grande Bellinzona”.

E conclude: “Chissà che qualcuno sceglierebbe pure di fare il municipale in più Comuni al contempo, facendone una professione. Di certo, diminuirebbe il numero di fusioni coatte per assenza di politici locali. Realisticamente, i cittadini sceglierebbero una combinazione di municipali radicati sul territorio e di personalità provenienti da fuori Comune, che portino nuove esperienze e contatti, una visione indipendente delle cose e garantiscano un controllo disinteressato dei processi all’interno del Comune. Esattamente come avviene nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende”.

Red

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