POLITICA E POTERE
Swissexit: ritorno....al passato! L'economia ticinese critica UDC e ASNI per l'iniziativa contro la Libera Circolazione: "È un nuovo 9 febbraio"
Luca Albertoni della Camera di Commercio e Stefano Modenini dell'AITI: dall'UDC mancanza di coraggio, si sottoi o no ai Bilaterali?
LUGANO - L’annuncio da parte di UDC e ASNI di voler lanciare per l’autunno un’iniziativa per disdire l’accordo sulla Libera circolazione tra Svizzera e UE, ha inevitabilmente incendiato il dibattito. I favorevoli hanno espresso tutta la loro soddisfazione per l’occasione che sarà data al popolo di esprimersi sul così detto “Swissexit”, mentre i contrari temono una nuova paralisi politica.

 

Tra questi ultimi i due direttori delle associazioni economiche più in vista in Ticino: Luca Albertoni della Camera di Commercio e Stefano Modenini dell’AITI. Entrambi criticano l’UDC per la mancanza di coraggio nel porre ai cittadini la vera e unica domanda: sì o no ai Bilaterali? Una critica che fa a pugni con l’esaltazione democentrista, che rivendica al contrario di aver avuto proprio l’audacia di mirare al bottino grosso: la Libera circolazione, per l’appunto.

 

“Ho l’impressione - dichiara al Caffè Albertoni - che si tornerà indietro di tre anni, al voto del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa e alle estenuanti discussioni che ne sono seguite. E si ripresenteranno gli stessi problemi, con una nuova fase d’incertezza per la nostra economia. A questo punto sarebbe meglio votare per decidere se mantenere o no gli accordi bilaterali. Perché la libera circolazione è solo un aspetto degli accordi bilaterali. È legittimo contestare la libera circolazione, ma valutandola nel quadro generale dei rapporti con l’Ue e delle gravi conseguenze che avrebbe una rottura con Bruxelles”.

 

“L’UDC - afferma dal canto suo Modenini sempre interpellato dal domenicale - non ha il coraggio di mettere direttamente in discussione i Bilaterali e ripiega su un attacco indiretto. Ma mi auguro che il Consiglio federale e il parlamento nel dibattito su questa nuova iniziativa riescano ad imporre il vero quesito: sì o no ai bilaterali. Si discuterà per almeno altri due anni, prima di un eventuale voto, magari, nel 2019. Si ritorna, dunque, al dopo 9 febbraio. A questo punto sarebbe stato preferibile rassegnarsi ai contingenti”.

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