POLITICA E POTERE
La poetessa saudita, il Ghiro e Quadri: al Festival la polemica è servita. Hissa Hilal si presenta in pubblico con il volto coperto, Ghiringhelli la contesta e viene fischiato. Il deputato leghista: "Al Pardo si sono bevuti il cervello"
La presentazione del documentario dedicato all'autrice innesca la prima querelle politica della 70esima edizione. E il deputato leghista ci va a nozze: "Al Festival c'è troppo pubblico intollerante, settario, radikalchic e nemico della libertà di espressione. Cosa che peraltro vale per la maggioranza degli eventi culturali strasussidiati dal contribuente”. Ma l'autrice si difende: "Coperto il viso per questioni di sicurezza"
Foto Festival Locarno
LOCARNO - Prima polemica politica per la 70esima edizione del Festival del Film di Locarno. Protagonisti la poetessa saudita Hissa Hilal, Giorgio Ghirnghelli e, indirettamente, Lorenzo Quadri.

 

La miccia della disputa si è accesa durante la presentazione del documentario dedicato alla poetessa, proiettato al Kursall. Un documentario in cui viene raccontato il coraggioso impegno dell’autrice per combattere le discriminazioni tra sessi, compreso l’obbligo di coprirsi integralmente, nel suo paese.

 

Ma nel corso del dialogo avuto con il pubblico, Hissa Hilal si è coperta il viso con un foulard, lasciando intravvedere solo i suoi occhi. Un comportamento non gradito da Giorgio Ghiringhelli, presente in sala. "Io ero pronto ad alzarmi in piedi ad applaudire, ma il fatto che ha poi tenuto il viso coperto ha infranto la bella favola", ha commentato il promotore dell’iniziativa anti burqa ai microfoni della RSI.

 

Ghiringhelli ha fatto notare il suo disappunto alla diretta interessata: “La signora forse non lo sa, ma in Ticino c'è il divieto di nascondere il viso in pubblico”. Pronta la replica dell’autrice: “Copro il mio viso perchè molti giornalisti vogliono fotografarmi e mostrare il mio volto per me è pericoloso. Quando esco di qui cammino per le strade di Locarno senza velo”.

 

A questo punto Ghiringhelli ha aabbandonato la sala subissato da bordate di fischi.

 

La vicenda è stata ripresa e commentata su Facebook da Lorenzo Quadri: “Per fischiare il "Ghiro" per aver fatto notare che in Ticino vige un divieto di burqa votato dal 65 per cento dei cittadini (oltretutto voluto per difendere la libertà individuale) - ha scritto il deputato leghista - bisogna essersi bevuti il cervello. La sconcia vicenda dimostra che al festival del film c'è troppo pubblico intollerante, settario, radikalchic e nemico della libertà di espressione. Cosa che peraltro vale per la maggioranza degli eventi culturali strasussidiati dal contribuente”.

 

“Lorsignori - ha aggiunto Quadri - si permettono di fischiare chi sostiene il divieto di burqa; perché, secondo la gauche caviar, bisogna essere multikulti ed "aprirsi" all'isalmizzazione della Svizzera. Però se qualcuno osa contestare le loro stolte e puerili provocazioni (vedi le esternazioni della consigliera nazionale PSS Addolorata Marra di Botrugno sulla "Svizzera che non esiste") ecco che si mettono a frignare e a strillare all'odio. Ulteriore e patetico esempio di morale a senso unico”.

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