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Politica e Potere
16.10.2017 - 16:080
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:41

Stop al conflitto d'interesse! Il Gran Consiglio approva il divieto per i deputati di sedere nei CdA delle aziende parapubbliche. Ducry: "Un piccolo passo verso l'uguaglianza". Celio: "Limitazione inaccettabile"

Il Parlamento, dopo averlo bocciato per anni, ha deciso di impedire ai suoi membri di sedere nei Consigli d'Amministrazione delle aziende di proprietà del Cantone. Decisivi per approvare la proposta i voti di PS, PPD, Verdi e La Destra. Contrarti il PLR e la maggioranza del gruppo della Lega. Risultato finale: 43 favorevoli, 35 contrari e 3 astenuti

BELLINZONA - Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità, disse Neil Armstrong poggiano il suo piede sul suolo lunare. Quello odierno fatto dal Gran Consiglio è invece stato un piccolo passo per la risoluzione del conflitto di interessi dei politici, ma un grande passo nella storia della politica cantonale, considerato che di questa faccenda se ne parla dalla notte dei tempi e il Parlamento, prima di oggi, se ne era occupato circa centocinquanta milioni di volte. Per difetto.

 

Sempre dicendo di “no”. Invece questa volta il Gran Consiglio ha deciso di vietare ai parlamentari di sedere nei Consigli d’Amministrazione degli enti parapubblici, accogliendo l’iniziativa della deputata socialista Pelin Kandemir Bordoli. Decisivi per approvare la proposta i voti di PS, PPD, Verdi e La Destra. Contrarti il PLR e la maggioranza del gruppo della Lega. Risultato finale: 43 favorevoli, 35 contrari e 3 astenuti.

 

A portare in aula le ragioni dei favorevoli, il Gran Consigliere indipendente Jacques Ducry: “È da lustri che discutiamo di questo tema e oggi forse faremo un piccolo passo verso il principio dell’uguaglianza. Ci si chiede semplicemente perché alcuni deputati devono avere più potere di altri. Perché li scegliamo noi? Perché sono più bravi? Perché forse devono garantire al proprio partito, o a qualche gruppo esterno, una disciplina nelle scelte di questi enti parapubblici? Lì c’è un potere anche un po’ occulto, abbiamo bisogno che in quei Consigli d’Amministrazione siedano persone del tutto trasparenti”.

 

“Noi oggi - ha proseguito Ducry - dobbiamo limitare il nostro agire. Dobbiamo tagliarci una parte delle alucce per impedirci di entrare nei CdA delle aziende parapubbliche. I cittadini non ci hanno eletto per avere una doppia poltrona”.

 

A rappresentare le ragioni della minoranza del Parlamento, invece il deputato PLR Franco Celio: “Se noi fossimo un parlamento di professionisti si potrebbero anche capire la proposta, ma siccome siamo un parlamento di milizia, ogni deputato deve poter fare la sua professione senza limiti. E se una persona è ritenuta valida per sedere in un CdA di un’azienda parapubblica, non è che se viene eletto in Gran Consiglio instupidisca di colpo”.

 

“Quella proposta oggi - ha proseguito Celio - è una limitazione inaccettabile. È frutto di un pregiudizio che deriva dall’anti-politica, che dipinge tutti i politici come ladri, disonesti, imbroglioni. Questo divieto è inoltre a doppio taglio: i deputati, infatti, non potrebbero entrare nei CdA ma al contempo i membri del CdA non potrebbero candidarsi, violando in questo modo uno dei diritti fondamentali, ovvero sia quello dell’eleggibilità. Qui l’unico vero e unico conflitto di interessi è quello dei deputati che sostengono questa proposta, che mirano a sgomberare il campo da possibili concorrenti”. A sostegno di Celio sono intervenuti il capogruppo PLR Alex Farinelli e la vicecapugroppo della Lega Amanda Rückert, a nome della maggioranza della sua frazione.

 

A sostegno del divieto, invece, il PPD con il suo presidente Fiorenzo Dadò: “Da quando siedo in Parlamento ho potuto vedere più volte conflitti di interesse latenti o palesi. Questa proposta non è altro che una sacrosanta restaurazione della chiarezza e della trasparenza”.

 

Favorevoli anche i Verdi con Franco Denti, autore tra l’altro di un’altra iniziativa, assai più stringente, di cui il Gran Consiglio si sta occupando oggi pomeriggio: “Quello di oggi è un piccolo, modesto, passo nella giusta direzione. Risolvere il conflitto di interessi è difficile ma la via per risolverla è semplice ed è nota da 2’000 anni: nessuno può servire due padroni. L’onda lunga dell’anti politica qui non c’entra nulla, si vuole soltanto tutelare la credibilità delle istituzioni”.

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