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01.09.2018 - 15:150

"Cancellate le radici a casa vostra". "Visione integralista". È battaglia sul Ticino laico

Ieri è stata presentata un'iniziativa che proporrà la totale autonomia fra Stato e Chiesa. Il PPD non l'ha presa bene, "un gruppo radical chic"

BELLINZONA – Modificare l’articolo 24 della Costituzione cantonale, “che riconosce alla Chiesa cattolica e a quella evangelica riformata lo statuto di ente di diritto pubblico. Grazie a questo accorgimento, le due Chiese possono godere di sussidi e contributi statali creando così un’evidente disparità con le altre religioni”. Firmare l’iniziativa per poi andare alle urne e votare per un Ticino laico, con separazione fra Stato e Chiesa. È quello che chiede il gruppo Ticino Laico, di cui fanno parte per esempio Dick Marty, Gabriele Gendotti, Diego Scacchi, il SISA, il PC e alcuni socialisti.

“Vogliamo introdurre in Ticino la separazione fra Stato e Chiesa, eliminare la situazione attuale che prevede il riconoscimento quali personalità di diritto pubblico la Chiesa cattolica e quella Protestante, con i relativi privilegi connessi, e mettere tutte le religioni sullo stesso piano, nel senso che non ci sarà nessuna interferenza fra l’attività dello Stato e quella delle Chiese. Alcuni privilegi sono il fatto di godere di sussidi, sovvenzioni, particolari presenze nei mass media, riconoscimenti rispetto ad altre istituzioni”, ha spiegato Scacchi a TicinoLibero.

Il PPD è furibondo. “Ci risiamo, e non poteva essere altrimenti, visto che questi tentativi di rimozione identitaria si manifestano con una certa ciclicità. Un gruppo di ticinesi, tra i quali due ex Consiglieri di Stato radical chic dalle robuste pensioni per l’occasione riemersi dalle nebbie di un passato dimenticato, ha pensato bene di lanciare un’iniziativa per proporre il divorzio dalle nostre tradizioni. 

Un’iniziativa che ha come preciso obiettivo quello di annullare ogni possibile collegamento con la nostra storia e le nostre – innegabili! – radici cristiane”, tuona una nota a firma di Fiorenzo Dadò.

E parla di radici che si vogliono negare, che oggi più che mai, in tempi di incertezza, hanno la loro importanza. “Le radici non hanno nessuna relazione con la nostra iniziativa. È ora e tempo di finirla di parlare di radici, un termine pretestuoso che vuol dire tutto e niente. Non serve ad altro che a giustificare certe concezioni integraliste come quelle che emergono dal comunicato del PPD. Del resto è un’idea non solo pipidina ma anche leghista, contro la quale noi ci battiamo: le radici del Ticino sono quelle che sono, storicamente hanno avuto importanza e sono tutt’ora presenti come valore storico ma non devono influenzare quella che è la concezione moderna della vita politica”, ribatte Scacchi, il quale si augura che “anche dei cattolici che non si riconoscono in certe concezioni partitiche come quella pipidina, o pipidini che non sono d’accordo su questo punto, aderiscano alla nostra iniziativa proprio perché dà una maggior libertà alla Chiesa Cattolica”.

I pipidini non vogliono “una cancellazione di secoli di tradizioni e di libertà portate avanti e soprattutto ottenute, con sudore e sangue, da coloro che ci hanno preceduti. Né tantomeno di guerre di religione, montate ad arte, dal sapore ottocentesco”, mentre chi propone l’iniziativa vuole sfruttare il fatto che si va sempre più verso una secolarizzazione della società.

 

 

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