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Politica e Potere
07.11.2018 - 18:510

Buonisti e cattivisti in politica... Dal Nano a Salvini, da Quadri a Pronzini... Una mattina alla RSI con Ceschi e Mazzoleni. Citando Vasco

Buonisti, cattivisti... Chi sono gli uni e chi gli altri? Che ruolo giocano i partiti e i media in questa contrapposizione ideologica e che cosa ci prospetta il futuro?

Buonisti, cattivisti... Chi sono gli uni e chi gli altri? Che ruolo giocano i partiti e i media in questa contrapposizione ideologica e che cosa ci prospetta il futuro?


Questa mattina sono stato invitato a Millevoci, la trasmissione di ReteUno condotta da Antonio Bolzani, insieme al direttore del dipartimento dell'informazione RSI, Reto Ceschi e al politologo Oscar Mazzoleni.

È stato un confronto davvero interessante, e per noi giornalisti, anche un momento di riflessione e di scambio di idee.

 

“Il modo di comunicare della politica oggi è profondamente cambiato anche a causa della digitalizzazione e dei social network – ha spiegato Mazzoleni -. C’è più marketing nella comunicazione politica. I media tradizionali si sono adattati a queste trasformazioni, nella società sono emerse nuove polarizzazioni e in politica i movimenti populisti. Tutto questo ha creato un coacervo di condizioni per cui la comunicazione politica è diventata più dura, aggressiva e polarizzata, e alla fine può essere definita lo scontro tra buonisti e cattivisti. O meglio, la politica sta diventando più cattiva. Ma è cambiato, a cascata, anche il modo di comportarsi delle persone, per esempio sui social”.

 

Analisi perfetta. Da parte mia ho ricordato che in Ticino il primo a rompere gli schemi della comunicazione politica è stato Giuliano Bignasca, utilizzando sui media termini da osteria, e portando la voce della bettola sul suo giornale.

 

E ho aggiunto che a mio parere la polarizzazione sociale a cui accennava Mazzoleni nasce anche dal fatto che oggi ci sono sempre più ricchi molto ricchi e sempre più poveri molto poveri.

Citando un titolo del settimanale “L’Espresso” che parlava di buoni e cattivi in politica, ho detto che siamo un po’ orfani della politica, nel senso che i partiti tradizionali hanno lasciato un vuoto di potere occupato da movimenti, che fanno politica in modo diverso.

 

Facendo riferimento al concetto di “società liquida” teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman, possiamo insomma dire che la politica e le ideologie tradizionali hanno lasciato il posto a nuovi fenomeni: siamo di fronte alla crisi delle narrazioni che volevano sovrapporre al mondo un modello di ordine.

 

Reto Ceschi ha provato a definire buonisti e cattivisti secondo l’immaginario collettivo: “Il buonista è debole, un po’ radical chic, uno coi piedi al caldo, è anche un po’ fuori dalla storia – ha detto -, mentre il cattivista è uno che dice pane al pane e vino al vino, non ha paura, difende gli interessi della gente, poi come lo fa è un altro discorso. Siamo di fronte alla fine delle ideologie, ma la politica si continua a fare. Prima c’era un modo di spartirsi il potere non sempre trasparente. Ma ora sostituendo le ideologie con due categorie, buonisti e cattivisti, facciamo un passo indietro sul piano della qualità del confronto politico”.

 

È cambiato il modo di comunicare la politica, ha aggiunto Ceschi, “ma anche di farla: Trump, per esempio, è al potere da due anni, ed è in campagna elettorale permanente, e ogni giorno dice che quello che non funziona è colpa di chi non lo lascia governare”.


Insomma, io e Ceschi eravamo d’accordo sul fatto che sono tramontate le ideologie tradizionali. Anche perché sono cambiati i “nemici” e l’attenzione e le preoccupazioni della gente si sono spostate su nuovi fenomeni sociali come l’immigrazione: primanostrismo e sovranismo sono diventate le nuove ideologie.

 

E poi, se la Lega di Umberto Bossi se la prendeva con i ‘terroni’ e con Roma Ladrona, quella di Matteo Salvini ha individuato il ‘nemico’ negli immigrati e in questo modo è diventata un fenomeno nazionale e non più regionale.

 

A “Millevoci” si è toccato anche il tema dei media e del loro ruolo nel raccontare la politica.

 

“I giornalisti – ha detto Ceschi – non devono nascondere i problemi: ci sono paure che le statistiche non raccontano. Dobbiamo raccontare le cose in modo chiaro, cercando di farci capire dal pubblico, e se per farlo dobbiamo essere un po’ populisti…”.


Giusto: dobbiamo raccontare quello che vediamo e che percepiamo, ognuno con la sua sensibilità e il suo punto di vista. Noi siamo semplicemente scrittori della realtà che vediamo.

 

Ma alla fine chi sono i “buonisti” e i “cattivisti”? Ho provato a fare due esempi su versanti opposti: Lorenzo Quadri, direttore del Mattino, e Matteo Pronzini, deputato del Movimento per il socialismo.

 

E Norman Gobbi?, mi ha chiesto Bolzani. Era un cattivista, ho risposto, ma oggi esprime l’ala istituzionale della Lega. Lega che del resto ha sempre avuto la grande capacità di giocare politicamente “su due tavoli”, quello antagonista e quello istituzionale.

 

Alla fine ho citato Vasco Rossi: “Buoni o cattivi, non è la fine. Prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”.

È un po’, metaforicamente, la chiave di questo confronto. Il problema è che i buoni e i cattivi nascono dalle ingiustizie e dalle cose che la gente fatica a sopportare.

 

Ceschi ha concluso: “Come ne usciamo non lo so, ma la preoccupazione è che questo scontro in corso tra maniere diverse di fare politica, una più tradizionale e l’altra più di rottura, possa portare a conseguenze molto gravi. Notiamo però che spesso anche gli antipopulisti cercano di scopiazzare il linguaggio dei populisti. Ma lo fanno con scarso successo, perché l’elettore non è sprovveduto e preferisce l’originale alla copia poco credibile. Bisogna dunque trovare un altro linguaggio, che deve essere quello di dire le cose chiare e trasparenti. Il populismo lo si batte con la trasparenza”.

 

 

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