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TiPress/Pablo Gianinazzi
Politica e Potere
04.10.2019 - 08:350
Aggiornamento : 05.10.2019 - 11:01

Clamoroso! Il ministro De Rosa rivela: "Berna avrebbe chiesto a quattro casse malati di correggere i premi al rialzo". E spiega le sue tre iniziative

"Sembrerebbe che alcuni assicuratori avrebbero voluto ridurre i premi per il 2020, e non soltanto non aumentarli. Ma pare che, e uso ancora il condizionale, l’Ufficio federale si sia opposto"

BELLINZONA - “Ci risulta che…”. Dunque: sembra, pare che… Ma se il direttore del Dipartimento Sanità e Socialità, Raffaele De Rosa, fa questa affermazione, pur usando la cautela del condizionale, deve avere le sue buone ragioni.

 

E l’affermazione è di quelle pesanti, e clamorose: l’Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP) avrebbe chiesto a quattro casse malati operanti in Ticino di correggere al rialzo i premi per il prossimo anno. Una richiesta che equivale praticamente a un ordine, perché gli assicuratori sono tenuti a eseguire le istruzioni dell’UFSP, in quanto autorità di vigilanza e di approvazione dei premi.

 

“Sembrerebbe – dice De Rosa a liberatv - che alcuni assicuratori avrebbero voluto ridurre i premi per il 2020, e non soltanto non aumentarli. Ma pare che, e uso ancora il condizionale, l’Ufficio federale si sia opposto. Ci si può quindi chiedere se queste decisioni dell’autorità bernese non siano mosse da eccessiva prudenza. Soprattutto alla luce degli oltre 9 miliardi di franchi di riserve accumulati in questi anni dalle casse malati, e dei continui aumenti che pesano sugli assicurati”.

 

Proprio ieri il Consiglio di Stato ha approvato le tre iniziative cantonali elaborate dal Dipartimento sanità e socialità sul fronte casse malati. Una primizia, in quanto solitamente è il Gran Consiglio e non il Governo a farsi promotore di iniziative cantonali all’indirizzo di Berna.

 

“Spero che queste iniziative, ora al vaglio del Parlamento cantonale – aggiunge De Rosa -, trovino unanime sostegno tra le forze politiche, in modo che il Ticino presenti le sue richieste a Berna con un fronte forte e unito”.

 

La prima iniziativa, denominata “Più forza ai Cantoni”, chiede che i Cantoni stessi abbiano accesso a informazioni complete in modo da poter prendere posizione in modo pertinente nella procedura di approvazione dei premi malattia.

 

“Da tre anni, con la nuova legge federale sulla vigilanza – spiega il ministro - l’Ufficio federale della sanità pubblica ha ridotto gradualmente le informazioni ai Cantoni e da quest’anno ha applicato alla lettera la legge, fornendo unicamente i dati sui costi. La citata legge infatti dà facoltà ai Cantoni di esprimersi unicamente sui costi degli assicuratori e non più sui premi. A me non sta bene: anche i Cantoni devono essere messi in condizione di effettuare un controllo sulla contabilità delle casse malati. Abbiamo già scritto in questo senso all’UFSP e anche parlato con il direttore spiegando il nostro punto di vista, ma le risposte sono state negative. Auspichiamo che l’autorità federale torni sui suoi passi, nel frattempo noi iniziamo a portare avanti questa iniziativa cantonale. In ogni caso siamo intenzionati ad andare fino in fondo”.

 

La seconda iniziativa firmata De Rosa riguarda la controversa questione delle riserve, che, come detto, superano i 9 miliardi. Una somma enorme, che rappresenta una copertura nettamente superiore ai teorici rischi annuali delle casse malati.

 

“Ben 11 casse sulle 12 principali – dice De Rosa – superano il 150% di riserve, e 5 sono addirittura sopra la soglia del 200%. È più che opportuno che ci siano delle riserve, ma queste non devono essere esagerate: proponiamo che il tetto massimo per le casse malati sia fissato al 150%, un tetto oltre al quale gli assicuratori siano obbligati a sciogliere le riserve in eccesso riducendo i premi”.

 

Secondo le stime del Dss, attraverso questa iniziativa sarà possibile bloccare l’aumento dei premi per i prossimi tre anni. Non solo in Ticino, visto che questa misura avrebbe effetto a livello federale. Tre anni sono il tempo necessario affinché le misure proposte dal consigliere federale Alain Berset (alle quali ne seguiranno altre nella primavera prossima), vengano applicate ed entrino a regime.

 

La terza iniziativa cantonale, dal titolo “Per premi conformi ai costi”, chiede di introdurre la compensazione effettiva dei premi incassati in eccesso, un tema che noi ticinesi conosciamo bene e abbiamo vissuto negli anni scorsi sulla nostra pelle, ottenendo il rimborso di un paio di fette soltanto della torta che per anni ci era stata mangiata sotto il naso.

 

Una grossa lacuna della Legge federale sull’assicurazione malattia, la LAMal, nell’ambito della procedura di approvazione dei premi è stata finora l’asimmetria d’intervento dell’Autorità di vigilanza. Sino al 2015, infatti, l’UFSP poteva correggere al rialzo le proposte di premio giudicate insufficienti a coprire i costi, ma non poteva ridurre quelle manifestamente eccessive. Quando ha provato a farlo, è stato sconfessato dal Tribunale federale, che in una sentenza del 2009 ha confermato questa impossibilità d’intervento al ribasso. Il che significa una cosa semplice: se aumentano i costi sanitari gli assicuratori sono obbligati ad aumentare i premi. Ma se i costi si rivelano inferiori alla previsioni non sono obbligati a ridurli.

 

“Noi – dice De Rosa - chiediamo invece venga introdotto un automatismo anche verso il basso, cosa che eviterebbe di accumulare riserve eccessive”.

 

Il ministro conclude ricordando che dal 2012 a oggi la vigilanza cantonale sulle casse malati, grazie alle competenze sviluppate nell’ambito dell’Area di gestione sanitaria del Dipartimento, ha permesso di risparmiare ben 23 milioni che altrimenti sarebbero stati a carico dei cittadini. E ricorda anche che alcuni obiettivi contenuti nelle sue tre iniziative sono stati già oggetto di rivendicazioni formulate dalla politica ticinese verso Berna. Come l’iniziativa cantonale sulla compensazione dei premi incassati in eccesso, promossa negli anni scorsi da Bruno Cereghetti, Franco Denti e altri deputati. Ma fino ad oggi il Ticino non è stato ascoltato. Ecco perché questa volta bisogna essere più forti e più uniti.

 

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