Politica e Potere
06.06.2020 - 09:000

Mattea David: "I trentenni di oggi, abituati alla precarietà, adesso chiedono aiuto"

La copresidente del Comitato cantonale del PS fotografa in modo drammatico la sua generazione: "Siamo schiacciati dal barcamerci tra più lavori con l'incertezza del futuro: sempre che potremo averlo, un futuro, o un lavoro"

BELLINZONA – È una fotografia impietosa quella che Mattea David, copresidente del Comitato cantonale del PS. fa della sua generazione, quella dei trent’enni, nell’edizione di ieri del Corriere del Ticino. Parole dure, ma anche richieste di aiuto e di risposte.

“Ci hanno definito una generazione egoista, egocentrica, impaziente di fronte ai ritardi e alle code. Una generazione rassegnata e priva di interessi, troppo digitale, dal clic facile. Io credo che, la mia, sia la generazione degli attacchi di panico, delle ansie, delle aspettative, delle giornate trascorse in movimento. Una generazione di piccole conquiste, dei lavori poco pagati, della non esperienza o della troppa esperienza, del troppo qualificato e del per nulla qualificato. Una generazione instabile, abituata alla precarietà e alla necessità del reinventarsi. Una generazione che ha smesso di farsi domande”, scrive.

E il lockwdown non ha che peggiorato tutto. ”Sono in molti ad avere la sensazione di non avere più uno scopo, di non capire il proprio futuro. Camminiamo su un filo sottile dal quale potremmo cadere a ogni passo. Siamo schiacciati dalle aspettative di chi non ha capito che i ritmi sono cambiati, schiacciati dal pensiero che a 30 anni non possiamo nemmeno permetterci di sognare di avere una famiglia. Schiacciati dal barcamenarsi fra più lavori con l’incertezza del futuro. Sempre che un futuro potremo ancora averlo, o un lavoro”.

“Siamo una generazione a cui manca il «senso», una mancanza profonda che è sintomo di una profonda crisi dell’essere umano, che rischia di lasciarci senza nemmeno più la forza di guardare in prospettiva. Senza nemmeno più la forza di seminare per poi affrontare il ben più duro lavoro della raccolta”, prosegue, sempre più tristemente.

Eppure a suo avviso, nonostante tutta la negatività, “la nostra è la generazione dei lottatori che si aggrappano con le unghie e con i denti all’incertezza di certe speranze”. La politica deve dare risposte, per Mattea David: “Ci sta mancando il fiato per lottare. Il nostro è un grido di aiuto che, finalmente, dovrebbe essere ascoltato. Per una volta seguito poi da una risposta vera”.

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