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03.05.2022 - 15:470

Pareggio dei conti, "nessun taglio, solo controllo dell'aumento della spesa"

La posizione della Camera di Commercio Ticinese: "La presunta “macelleria sociale” sbandierata dai referendisti è pura demagogia"

BELLINZONA – Il prossimo 15 maggio 2022 il popolo ticinese è chiamato a votare sul decreto legislativo “per il pareggio del conto economico del Cantone entro il 31 dicembre 2025, con misure di contenimento della spesa e senza riversamento di oneri sui Comuni”. Lo scopo del decreto, come chiaramente indicato nel testo in votazione, non è quello di tagliare prestazioni e penalizzare le fasce più deboli, tanto che non taglia alcuna spesa e non riduce alcun aiuto rispetto a quanto in vigore oggi con le attuali leggi.

Per la Camera di Commercio del Canton Ticino, "si tratta semplicemente di: 

- risanare le finanze pubbliche spendendo con più oculatezza i soldi dei contribuenti, senza aumentarne il carico fiscale;
- bloccare il meccanismo che oggi porta lo Stato a spendere di più di quanto non incassi, utilizzando meglio le risorse necessarie per intervenire in modo mirato ed equilibrato laddove necessario".

"Impiegare con maggiore senso di responsabilità le risorse messe a disposizione dello Stato dai cittadini e dalle imprese è un dovere anche verso le generazioni future. La presunta “macelleria sociale” sbandierata dai referendisti è pura demagogia. Non vi saranno tagli nel sociale, nella sanità, nella formazione e in generale nei servizi al cittadino, settori per i quali la crescita della spesa è al contrario costante. Il contenimento della spesa non significa tagliare, ma solo rallentarne la crescita con un utilizzo più ponderato e oculato dei mezzi a disposizione. L’aumento incontrollato della spesa è spesso legato a decisioni politiche più dettate da un calcolo opportunistico che da reali necessità".

E ancora: " Le manovre di rientro degli anni scorsi sono riuscite a riportare in equilibrio i conti pre-pandemici dello Stato, ma la situazione delle finanze cantonali rimane fragile. È un fatto però che oggi la spesa per i dipendenti pubblici, per il funzionamento della macchina dello Stato e per i sussidi (le tre voci che possono essere oggetto di misure di contenimento) in dieci anni è aumentata di oltre il 30%, in cifre: 709 milioni di franchi. Anche per i contribuenti ticinesi rispetto al 2010 il carico fiscale è aumentato di 364 milioni di franchi in un decennio. Senza dimenticare una voce spesso ignorata, cioè quella delle varie tasse (non le imposte), aumentate senza necessità di consultazione popolare e che sono lievitate di 63 milioni di franchi rispetto al 2010. Significativo è che le imposte pagate dai contribuenti ticinesi (senza tenere conto delle imprese) non basta per pagare i salari e i costi derivanti dai salari degli impiegati pubblici. In questo contesto è più che ragionevole sostenere una proposta che mira a limitare l’aumento incontrollato della spesa, senza toccare le fasce più deboli e le necessità manifeste, che obbliga a utilizzare i soldi dei contribuenti solo per interventi necessari e che impedisce aumenti di imposte che colpirebbero in maniera importante le cittadine, i cittadini e le aziende".

"Le strumentali accuse al mondo economico di avere sfruttato lo Stato durante la pandemia, tagliandone ora le risorse non ha alcun fondamento per tre motivi:

1. I crediti concessi alle aziende sono da rimborsare e non costituiscono regali;
2. Non sono stati regali nemmeno gli aiuti IPG e del lavoro ridotto, visto che si tratta di assicurazioni finanziate con i mezzi delle aziende e delle/dei dipendenti a tutela dei posti di lavoro;
3. I contributi a fondo perso sono andati a chi è stato costretto a chiudere per decisione dell’Autorità e si è trovato impedito per ordine superiore a esercitare la sua attività. Un’indennità più che dovuta.

Per questi motivi, le associazioni economiche sostengono il Sì al Decreto legislativo “per il pareggio del conto economico del Cantone entro il 31 dicembre 2025, con misure di contenimento della spesa e senza riversamento di oneri sui Comuni”, in votazione il prossimo 15 maggio 2022".

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