La presidente del Governo interviene dopo giorni di polemiche: “Il nostro silenzio per rispettare la separazione dei poteri. Appena sarà possibile risponderemo con la massima trasparenza”. E difende il ruolo delle inchieste giornalistiche

BELLINZONA – “Vi parlo ora come presidente del governo cantonale”. Con queste parole Marina Carobbio ha concluso oggi la conferenza stampa dedicata all’apertura dell’anno scolastico, spostando per qualche minuto l’attenzione dalla scuola alla crisi politica e istituzionale innescata dal caso Claudio Zali.
Un intervento atteso, dopo giorni nei quali anche il silenzio del Consiglio di Stato era diventato oggetto di discussione. E Carobbio, nelle dichiarazioni riportate da laRegione, parte proprio dal clima creatosi nelle ultime settimane.
“A spingermi a prendere la parola oggi sono la progressiva deriva del dibattito pubblico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Ticino, lo svilimento dei toni, l’aggressività crescente, la diffusione di messaggi che inneggiano a odio e violenza”, afferma la presidente del Governo.
Carobbio collega questo clima anche a un problema più profondo: la perdita di fiducia nelle istituzioni. Parla infatti di “sintomi e cause del disorientamento e della sfiducia di parte della popolazione, anche nei confronti delle istituzioni” e aggiunge: “Comprendo lo smarrimento che gli eventi delle ultime settimane possono aver generato. Credo però che sia ora di rimettere alcuni punti fermi”.
“Il silenzio del Governo? Per rispettare la separazione dei poteri”
Il primo punto fermo indicato da Carobbio riguarda proprio il comportamento tenuto finora dal Consiglio di Stato. La presidente respinge implicitamente l’idea che il silenzio dell’Esecutivo sia stato una maniera per sottrarsi alle proprie responsabilità.
“La discrezione, o silenzio, come lo hanno chiamato alcuni, adottata dal Consiglio di Stato in questi giorni, è da ricondurre proprio alla volontà di rispettare la separazione dei poteri”, afferma.
La scelta, spiega, è stata quella di lasciare “che a chiarire fatti e responsabilità sia il potere giudiziario, che deve poter operare in totale indipendenza e autonomia”.
Ma Carobbio introduce immediatamente una precisazione importante. Il rispetto dell’autonomia della magistratura, sostiene, non significa sottrarre le istituzioni alle domande e al controllo pubblico.
Non significa, dice, “sottrarsi alle domande, alle verifiche, al controllo democratico, mediatico e parlamentare tramite inchieste giornalistiche, amministrative o approfondimenti parlamentari nell’ambito dell’alta vigilanza”.
“Ci mancherebbe altro”, aggiunge la presidente, definendoli “strumenti importanti che ho sempre difeso” e che continuerà a difendere.
“Risponderemo con la massima trasparenza”
Il Governo, dunque, per ora attende gli sviluppi giudiziari. Ma Carobbio assicura che il momento delle risposte dovrà arrivare.
“Appena sarà possibile, senza interferire con gli accertamenti giudiziari in corso, si dovrà rispondere alle domande e anche agli atti parlamentari con la massima trasparenza”, afferma.
La presidente torna quindi sul tema della violenza, condannandola “senza alcuna ambiguità” in tutte le sue forme: dalla violenza fisica e di genere all’incitazione alla violenza, fino a quella verbale, “troppo spesso sottovalutata”, ma capace anch’essa di lasciare ferite profonde.
Carobbio riprende poi un impegno già assunto il 29 luglio, quando aveva annunciato ufficialmente le dimissioni di Zali: ricostruire la fiducia nelle istituzioni.
“Lo ribadisco anche oggi”, afferma. Governo e istituzioni devono farlo valutando “se e quando è opportuno intervenire nel dibattito”, utilizzando toni appropriati e rispettando i rispettivi ruoli e la separazione dei poteri.
“Ognuno nel proprio ruolo e nella propria autonomia”
Nella parte conclusiva dell’intervento, la presidente rivendica che, nonostante la crisi delle ultime settimane, “le istituzioni hanno sempre continuato a lavorare”.
Poi l’appello rivolto all’intero mondo politico e istituzionale: “Governo, parlamento e magistratura devono operare ognuno nel proprio ruolo e nella propria autonomia”.
Carobbio richiama infine tutti alla responsabilità nel modo in cui viene condotto il confronto pubblico. Questo, precisa, non significa “rinunciare al confronto costruttivo o alla denuncia quando necessario”, ma esercitarli con “toni civili, misurati, costruttivi” e rispettosi “dei diritti e della dignità delle persone”.
Un richiamo che la presidente rivolge non soltanto alla politica e alle istituzioni, ma all’intera società ticinese: “Lo dobbiamo a noi stesse, a noi stessi, al Cantone, ma anche e forse soprattutto alle nostre giovani e ai nostri giovani, a chi cresce osservando le parole che scegliamo e il modo in cui ci rivolgiamo gli uni agli altri”.