POLITICA E POTERE
Francesca Verda per l'UDC: "Zali si dimetta subito. Basta omertà"
La presidente dell'UDC di Ascona, già giudice al Tribunale penale cantonale: "Il contenuto di quegli audio ferisce e squalifica le istituzioni, indipendentemente da qualsiasi esito giudiziario"
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ASCONA – Un lungo comunicato per chiedere a gran voce le dimissioni immediate di Claudio Zali a tutela delle istituzioni e della dignità della donna. È quanto firmato dall’UDC di Ascona per voce della sua presidente Francesca Verda, già giudice al Tribunale penale Cantonale, con l’avvallo unanime della direttiva.

“Non siamo più nell'ambito della semplice preoccupazione, ma di fronte a fatti intollerabili che esigono risposte immediate. Qualsiasi interpretazione o sviluppo sul piano strettamente penale, compreso un eventuale non luogo a procedere, non sposta di un millimetro la gravità della situazione. La presunzione d’innocenza in sede giudiziaria non può e non deve diventare un paravento dietro cui nascondere un palese fallimento politico ed etico. Non possiamo permettere che siano ancora una volta i cavilli giuridici o i formalismi procedurali a offuscare la sostanza profonda della questione”, si legge nel comunicato.

E ancora: “Un Consigliere di Stato non deve limitarsi a evitare una condanna in tribunale, ma ha l'obbligo di incarnare l'alta statura morale della carica che riveste. Il contenuto di quegli audio ferisce e squalifica le istituzioni indipendentemente da qualsiasi esito giudiziario. Riteniamo intollerabile il modo in cui la figura femminile viene svilita e oggettivata all'interno di questi audio. Espressioni che incitano alla violenza fisica, all'umiliazione e al disprezzo verso le donne non possono trovare alcuna giustificazione, tanto meno se pronunciate da chi siede sulla poltrona più alta del Governo cantonale. Questo linguaggio non è solo volgare, ma calpesta i principi fondamentali di rispetto e parità su cui si fonda la nostra società civile”.

“A questo proposito, la Presidente Francesca Verda sottolinea come questa realtà non sia purtroppo isolata: lei stessa ha toccato con mano, in prima persona, lo svilimento e la mancanza di rispetto nei confronti della donna all'interno dei palazzi del potere. Di fronte a questo clima e a certi atteggiamenti striscianti, la Presidente non ha mai taciuto e non intende tacere oggi”.

“Dare voce a questa testimonianza è un dovere morale imprescindibile per chiunque creda nelle istituzioni: di fronte alla necessità di rompere l'omertà e difendere la dignità di tutte le donne e di tutti quegli uomini che si distanziano fermamente da simili comportamenti, non vi è spazio per tatticismi politici né per tentativi di invertire i ruoli. Sarebbe inaccettabile se, ancora una volta in questo Cantone, a pagare il prezzo politico e a subire attacchi fosse chi dà voce a un problema reale e rifiuta il silenzio, anziché chi ha commesso i fatti”, continua la nota.

“Riteniamo inoltre di una gravità inaudita e intollerabile l'evocazione di metodi intimidatori e criminali, laddove negli audio si ipotizza di fare capo a un "amico di Milano" per risolvere vicende personali attraverso "quarte o quinte persone". Che un Consigliere di Stato, nonché ex magistrato e già Presidente del Tribunale penale cantonale, possa anche solo concepire, suggerire o sdoganare in una conversazione il ricorso a intermediari esterni o a spedizioni punitive su commissione per aggirare la legge è un’aberrazione che distrugge lo Stato di diritto. Questo non è il Ticino che vogliamo, questa non è la legalità che le nostre autorità devono difendere”.

Dai contenuti emersi traspare inoltre una realtà sconcertante: “il Presidente del Governo sembra aver dedicato fin troppo tempo e troppe energie mentali a dinamiche relazionali private e a pensieri ossessivi sulle donne, mentre avrebbe dovuto concentrarsi interamente sui dossier prioritari del Cantone. I cittadini ticinesi pagano i propri ministri per governare il Paese, non per assistere a una gestione del tempo pubblico così distante dai bisogni reali delle famiglie, delle aziende e del territorio”.

“Ciò che rende questo quadro ancora più desolante è la consapevolezza che questo andazzo non è nato dall'oggi al domani: per troppo tempo questo modo di fare è stato tollerato, nel silenzio generale e nell'assenza di qualsiasi reazione. In prima fila in questa colpevole inerzia troviamo proprio la Lega dei Ticinesi, il movimento dello stesso Zali, che per calcolo politico o convenienza ha preferito girarsi dall'altra parte, tacendo e non facendo nulla per fermare una deriva etica ormai insostenibile. La complicità del silenzio è grave quanto le parole pronunciate”.

Per Verda e l’UDC di Ascona, “le opacità istituzionali, i presunti favoritismi e i toni emersi dai file audio sono incompatibili con i valori di trasparenza, legalità e rispetto delle regole che l’UDC difende da sempre. La permanenza di Claudio Zali all’interno del Consiglio di Stato rischia di paralizzare l’azione del Governo e di minare definitivamente la fiducia della popolazione nelle istituzioni democratiche. Per queste ragioni, la sezione UDC di Ascona si allinea fermamente alla presa di posizione della direttiva cantonale del partito: l'unica via d'uscita dignitosa per preservare l'autorevolezza delle istituzioni è che Claudio Zali rassegni le proprie dimissioni immediate dal Consiglio di Stato. Il Ticino ha bisogno di una guida forte, trasparente e totalmente concentrata sui gravi problemi del Paese”.

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