E-mail, verbali, lettere e procedimenti penali: la cronologia delle tappe che, dal 2021 a oggi, hanno portato la Procura ad aprire le inchieste nei confronti del consigliere di Stato dimissionario

Per gentile concessione de laRegione, pubblichiamo integralmente l'articolo del direttore Daniel Ritzer, uscito ieri, martedì 15 settembre. L'articolo ricostruisce in ordine cronologico - rivelando molti particolari finora ignoti - gli eventi e le segnalazioni confluiti nel procedimento penale aperto nei confronti di Claudio Zali per presunti reati contro l’integrità sessuale. Una puntuale e documentata cronologia dei fatti che inizia nell'agosto 2021 e si conclude nel settembre 2026.
di Daniel Ritzer
AGOSTO 2021
La 52enne di Melide deceduta lo scorso 18 agosto, divenuta personaggio pubblico sotto lo pseudonimo di ‘Sabrina’, si è rivolta alla Procura per la prima volta – per quel che riguarda il suo rapporto con il consigliere di Stato Claudio Zali – attraverso un’e-mail spedita il 6.8.2021 alle 18:50. Nel suo messaggio al pg, Sabrina denuncia di aver subito un’aggressione da parte di Zali il 21.5 dello stesso anno.
All’email segue una lettera manoscritta datata 17.8, dove sostanzialmente viene ribadita la denuncia per lesioni semplici e minacce. Agli atti vi è una nota del ministero pubblico: Sabrina viene contattata telefonicamente il 23.8 per una convocazione a verbale da svolgersi il 7.9 alle ore 9:15.
SETTEMBRE 2021
Prima di essere interrogata, Sabrina spedisce un’e-mail al pg il 3.9 alle 05:42: in questa comunicazione afferma di aver “paura per la mia incolumità”. Durante il verbale del 7.9 (inizio alle 9:15, termine alle 10:45) la donna conferma la querela e i fatti descritti tramite l’esposto del 17.8. Aggiunge, però, che se Claudio Zali “porgerà le sue scuse, ritirerò la querela”.
Alle ore 17:00 del medesimo 7.9 il pg incontra il consigliere di Stato (non vi è agli atti nessun verbale, ma una nota all’incarto). Claudio Zali davanti al pg legge la querela nei suoi confronti, rammenta il diritto di non prendere posizione sui fatti contestati e si dice pronto a porgere le scuse alla querelante.
Alle 23:22 del 7.9 Sabrina informa il pg – con un’e-mail – di non voler più ritirare la sua querela: “Ho deciso di andare per vie legali, senza richiedere nessuna scusa scritta da parte sua”. Aggiunge poi, nello stesso messaggio, una segnalazione in merito ad altri presunti fatti penalmente rilevanti: si riferisce a dei rapporti sessuali potenzialmente abusivi ai sensi del Codice penale, “sesso di gruppo” compiuto (...) dal consigliere di Stato con la segnalante e altre due donne indicate come possibili vittime (una “povera ma davvero povera ragazza violentata in tenera età” e una “invalida psichiatrica”).
L'EMAIL A QUADRI E GOBBI
A seguito di tale comunicazione, Sabrina viene convocata a un secondo verbale che si svolge il 21.9, inizio alle ore 16:40. Prima di ciò, il 9.9 alle 20:07, Sabrina spedisce un’e-mail al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri – indicando di aver spedito un messaggio analogo la mattina dello stesso giorno al consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi – in cui racconta della presunta aggressione da lei subita il 21.5 e in cui accenna a possibili reati sessuali commessi da Claudio Zali. La segnalazione di Sabrina non sortisce alcun effetto.
Al verbale del 21.9 la donna si rifiuta di rispondere alle domande del procuratore generale: “Da questa storia non uscirò viva, ci sono delle dinamiche di cui non posso dire nulla”, esclama. Secondo Sabrina il pg “sta parando il culo a Claudio Zali”. Sbatte contro il plexiglas, rovescia l’acqua, proferisce degli insulti e lascia la stanza alle 17:05.
All’infruttuoso secondo verbale segue un’e-mail delle ore 01:44 del 22.9: Sabrina ribadisce “con forza la mia denuncia contro Claudio Zali, che a breve diverrà pubblica. Se volete fermarmi mi dovete ammazzare”. In seguito Sabrina spedisce al pg una lettera manoscritta datata 22.9, in cui scrive: “Ritiro formalmente la denuncia che ho rivolto a Claudio Zali. Vi prego di notificargli il ritiro”.
LA VISITA AL PRONTO SOCCORSO
Il giorno dopo, il 23.9, Sabrina si fa visitare presso il pronto soccorso dell’Ospedale regionale di Mendrisio in quanto – si legge nel rapporto medico delle ore 14:09 – “vittima o sospetta vittima di un’aggressione fisica e/o sessuale”. Durante la visita la donna chiede di essere ricoverata in clinica psichiatrica. Il ricovero presso la Cpc di Mendrisio va dal 23 al 29.9.
Il 14.10 il pg scrive alla clinica psichiatrica, chiedendo di attestare le capacità di intendere e volere della donna al momento del ricovero. La clinica risponde per iscritto il 19.10, confermando che la donna è stata dimessa il 29.9. I medici ritengono, sulla base della loro valutazione, che la sua condizione psichiatrica non comprometta le capacità di comprensione e decisionali.
IL NON LUOGO A PROCEDERE
Dopodiché, il 4.11, il procuratore generale, per quel che riguarda l’incarto 2021.7534 relativo alla querela del 17.8 di Sabrina contro Claudio Zali per lesioni semplici e minacce – denuncia riconducibile ai fatti avvenuti il 21.5 a Chiasso e in altre località del Mendrisiotto – emana un decreto di non luogo a procedere. Nessun procedimento verrà aperto per i presunti reati contro l’integrità sessuale segnalati nell’e-mail del 7.9.2021.
GIUGNO 2023
Una delle due donne indicate come presunte vittime nella segnalazione di Sabrina del 7.9.2021 – per quel che concerne i reati contro l’integrità sessuale – ricompare, due anni più tardi e sotto un’altra veste, in un nuovo fascicolo della Procura. Siamo a giugno 2023: il 21 di quel mese viene sporta una denuncia dall’allora compagna di Zali, la deputata Plr Simona Genini, contro la donna, presunta ex-amante del ministro, per estorsione, subordinata coazione e subordinata minaccia. Zali si aggrega alla denuncia di Genini in qualità di accusatore privato. Il 28.6 vi è un’estensione di querela per i reati di diffamazione, subordinata calunnia, ingiuria e abuso di impianti di telecomunicazioni.
MAGGIO 2025 - IL PROCESSO IN PRETURA PENALE
Lo stesso 28.6 il procuratore generale Andrea Pagani, titolare dell’inchiesta, ordina una perquisizione domiciliare e un mandato di accompagnamento coattivo per interrogare l’imputata. Circa un anno dopo, prima metà di luglio 2024, il pg Pagani promuove l’accusa contro la donna per tentata estorsione, tentata e consumata coazione, diffamazione e ingiuria.
Il processo viene celebrato presso la pretura penale di Bellinzona il 13.5.2025: la giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti accoglie le ipotesi di reato formulate da Pagani e condanna la donna a 90 giorni di detenzione, sospesi con la condizionale per consentire la continuazione del trattamento psichiatrico ambulatoriale, per tentata estorsione, coazione tentata e consumata, diffamazione e ingiuria ai danni del consigliere di Stato Claudio Zali e della granconsigliera Simona Genini.
Degna di nota la frase pronunciata dal procuratore generale durante il suo intervento in aula, che valida l’interesse pubblico della vicenda: “Se tutto questo non costituisce un’estorsione, credo che di estorsioni a danno di politici in Ticino non ne vedremo più”.
GIUGNO 2026 - IL 14ENNE ALLA FARERA
L’altra donna indicata nell’e-mail del 7.9.2021 quale presunta vittima di reati contro l’integrità sessuale, balza agli onori della cronaca di recente, cioè a giugno di quest’anno. Si tratta della madre del 14enne detenuto per oltre un mese al carcere giudiziario della Farera. Detenzione che suscita l’intervento veemente del consigliere di Stato Claudio Zali, conoscente della donna e del ragazzo, allora responsabile politico di magistratura e polizia (per via dell’arrocchino leghista dell’estate 2025), ma non delle carceri.
Zali convoca una riunione urgente per esigere la scarcerazione del 14enne detenuto alla Farera. L’incontro si svolge il 9 giugno nel suo ufficio, in presenza della magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, della direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, del direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, nonché della direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’Eoc Teresa Salamone.
Sul suddetto incontro viene in seguito aperto, come svela laRegione, un procedimento penale coordinato dal pg. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono l’abuso di autorità e la tentata coazione. Viene inoltre attivata l’alta vigilanza da parte del Gran Consiglio. Le indagini sono tuttora in corso.
Il 9 maggio di quest’anno Sabrina anticipa, tramite un’e-mail, a Simona Genini (che l’aveva querelata per il reato di abuso di impianti di telecomunicazione, articolo 179 septies del Codice penale) la lettera che intendeva consegnare a Pagani durante il verbale previsto per il 18.5. La lettera viene inoltrata al pg qualche giorno prima del verbale di Sabrina, ovvero il 15.5, dall’avvocato patrocinatore di Genini, Edy Salmina, quale allegato all’incarto.
Nel testo la 52enne torna su quanto segnalato nell’email di settembre 2021 in merito ai presunti reati contro l’integrità sessuale. Aggiunge poi una segnalazione relativa a una telefonata quantomeno anomala intercorsa tra la giudice Rosa Item e il consigliere di Stato Zali. La comunicazione, verosimilmente avvenuta durante l’estate 2024, proprio nei giorni in cui vi fu il rinvio a giudizio della donna denunciata dallo stesso Zali e da Simona Genini per tentata estorsione, tentata e consumata coazione, diffamazione e ingiuria, da quanto appurato da laRegione, dovrebbe ora essere al vaglio del Consiglio della magistratura (Cdm).
LUGLIO 2026 - LA LETTERA A UN DEPUTATO UDC E GLI AUDIO
Il 26.6 viene consegnata una lettera sottoscritta da uno pseudonimo femminile (non da Sabrina, però) a un granconsigliere dell’Udc con allegata l’e-mail del 7.9.2021 contenente la segnalazione su presunti reati sessuali commessi da Claudio Zali. Il 3 luglio il deputato democentrista consegna la lettera e il documento allegato alla sottocommissione finanze. Il 13 luglio Sabrina pubblica sul proprio profilo social i famosi file audio con le registrazioni delle sue conversazioni telefoniche con Zali risalenti agli anni 2022-2023, quelle dei "riempila di botte”; “io l’ho pestata, va bene?”; “chiamo il mio amico di Milano…”.
LE LETTERA DEI PRESIDENTI AL GOVERNO
Il 17 luglio, tramite una lettera, i presidenti di Centro, Plr e Ps chiedono delle spiegazioni a Zali sui file audio. Il 23 luglio Sabrina viene convocata a verbale. Il pg è assente per ferie: la 52enne viene sentita in qualità di testimone per oltre sei ore dalla Polizia giudiziaria. Durante l’interrogatorio Sabrina ribadisce la segnalazione di settembre 2021 a carico di Claudio Zali per presunti reati contro l’integrità sessuale, ma nei confronti di una sola vittima (la mamma del 14enne). Fornisce una dettagliata testimonianza, che va ad aggiungersi a del materiale probatorio consegnato al Ministero pubblico a metà giugno 2026 (una chiavetta usb).
Al termine dell’interrogatorio la Procura decide – senza diramare alcuna comunicazione – di aprire un procedimento penale a carico di Zali per reati sessuali ai sensi degli articoli 191 e 193 del Codice penale. Sia il consigliere di Stato leghista, sia la presunta vittima vengono sentiti nei giorni successivi: il primo nega qualsivoglia responsabilità di natura penale; la donna rinuncia a costituirsi accusatrice privata e si disinteressa del procedimento.
AGOSTO 2026 - LA MORTE DI SABRINA
Siamo a inizio agosto, i giorni in cui Sabrina denuncia di essere stata aggredita da ignoti durante la notte a Melide. Sempre a Melide, il 18 agosto, viene ritrovato il suo corpo privo di vita nelle acque del Ceresio. Sulla presunta aggressione e sulla morte di Sabrina sono in corso le indagini: dai risultati parziali delle analisi autoptiche la Procura tende finora a escludere l’intervento di terzi quale concausa del decesso. Decesso per il quale prevale, a oggi, l’ipotesi dell’annegamento.
Nel frattempo diventano sempre più insistenti le voci che parlano di un secondo procedimento penale a carico di Zali, non confermato però dal Ministero pubblico, che a domande esplicite della stampa risponde: “No comment”. Ciò va avanti fino al 27 agosto, giorno in cui laRegione pubblica in prima pagina l’editoriale ‘Dieci domande al procuratore generale’.
Il 27 agosto è anche il giorno in cui a Bellinzona, al mattino presto, compare una scritta sul muro sotto il governo con la frase “Un altro femminicidio”, alludendo alla morte di Sabrina. Lo stesso 27 agosto prende la parola il Consiglio della magistratura: tramite un comunicato qualifica le domande de laRegione un “nuovo ingiustificato attacco nei confronti della magistratura”. Magistratura che, stando al Cdm, “ha svolto e sta svolgendo le attività istruttorie che le vicende evocate richiedono”.
Sempre il 27 agosto la sottocommissione giustizia, nell’ambito dell’esercizio dell’alta vigilanza in cui è confluita pure la sottocommissione finanze, inoltra al Cdm la lettera ricevuta il 3.7 dal deputato Udc, quella concernente la segnalazione del 7.9.2021 che Sabrina aveva inviato per email al pg e in cui riferiva dei presunti reati contro l’integrità sessuale compiuti da Zali ai danni di due donne. Segnalazione che, stando alle recenti dichiarazioni rilasciate da Pagani, “non conteneva sufficienti indizi di reato tali da permettermi di aprire un procedimento”. L’operato del procuratore generale Andrea Pagani, per quel che riguarda la gestione della segnalazione del 2021, è ora al vaglio del Consiglio della magistratura.
IL PROCEDIMENTO PER PRESUNTI REATI CONTRO L'INTEGRITÀ SESSUALE
Il 28 agosto il procuratore generale informa l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio (Up) dell’esistenza di un secondo procedimento penale a carico di Claudio Zali, ma senza alcuna specificazione. Il 31 agosto laRegione riformula le sue domande all’attenzione del Ministero pubblico tramite un’e-mail spedita alle 16:02. La risposta della Procura, confermando l’apertura del procedimento penale a carico di Zali per presunti reati contro l’integrità sessuale, giunge in redazione con un’email lunedì 1.9 alle 14:11. Poco prima il pg comunica all’Up, tramite un’altra e-mail, la sua intenzione, avallata dall’articolo 74 del Codice di procedura penale, di rispondere alle domande poste da laRegione.
SETTEMBRE 2026 - ZALI ESAUTORATO E IL SUO COMUNICATO
Il 2 settembre il Consiglio di Stato toglie a Claudio Zali tutte le competenze riguardanti la direzione del Dipartimento del territorio fino alla fine di settembre, ovvero fino alla data in cui le sue dimissioni diverranno effettive. Lo stesso 2 settembre, prima della conferenza stampa governativa, Zali diffonde un comunicato in cui afferma di non condividere “la decisione del Ministero pubblico di confermare pubblicamente l’esistenza del procedimento prima di abbandonarlo, cedendo alle pressioni di certa stampa”. Aggiunge, infine, di restare “in attesa della chiusura nelle prossime settimane di questo infondato procedimento”.