ANALISI
Il Consiglio di Stato e il regalo dei salamini pro raddoppio del Gottardo: una goliardata mal riuscita che non ci fa fare una bella figura
L'ANALISI - Non siamo ai pacchi di pasta di Achille Lauro, ma insomma, immaginando la faccia che alcuni tra i governanti degli altri Cantoni faranno aprendo l'omaggio ticinese, non possiamo che arrossire. Almeno un poco

di Andrea Leoni

L'iniziativa del Consiglio di Stato di inviare due salamini ai colleghi degli altri cantoni per "sensibilizzarli" a favore del raddoppio del Gottardo, in votazione il prossimo 28 febbraio, è una trovata che non ci fa fare una bella figura. Per carità, lungi da noi trasformare una goliardata mal riuscita in un caso di Stato, ma certo se ce la risparmiavamo…meglio era.

Al di là degli errori di ortografia nella traduzione in tedesco e in romancio dello slogan "Due tunnel. Una Svizzera" che accompagnava i doni, l'idea di chiedere sostegno inviando nei quattro angoli del Paese il presente gastronomico, è più affine a una scenetta d'avanspettacolo che a un gremio di ministri. Non siamo ai leggendari pacchi di pasta distribuiti al popolo con cui Achille Lauro raccattava i voti, ma insomma, immaginando la faccia che alcuni tra i governanti degli altri Cantoni faranno aprendo il regalo ticinese, non possiamo che arrossire. Almeno un poco. 

Viene infatti difficile da immaginare che, viceversa, per perorare il supporto del nostro Consiglio di Stato a un'opera stradale sul proprio territorio, il Governo del Vallese avesse spedito a Palazzo delle Orsoline una fetta di raclette, quello di San Gallo un pacco di bratwurst e da Basilea una confezione di leckerli. 

La metafora "due salamini-due tunnel" è da gita scolastica. Di quelli seduti in fondo al pullman però, che sparano di nascosto con la cerbottana. Ma peggio, molto peggio, è assecondare quella summa di pregiudizi e di gastro-associazioni che vengono fatti nel resto della Svizzera con il nostro Cantone, se non proprio in senso dispregiativo almeno diminutivo. Boccalini, zoccolette e salamini. 

Per non alimentare questa svilente allegoria converrebbe quanto meno astenersi dal dircele e dal farcele da soli certe cose. Un po' come quando scende il Governo federale e anche se ci sono 50 gradi all'ombra si deve in ogni caso mangiare il risotto. Se non ricordiamo male anche Marco Borradori aveva posto questa obiezione, sottolineando come, tra l'altro, così facendo si limita e si sminuisce il ventaglio della nostra offerta culinaria e dei suoi prodotti.  

La prossima volta meglio limitarsi a mandare una lettera o a fare qualche telefonata. Il risultato sarà certo meno imbarazzante per i cittadini ticinesi e per i nostri preziosi salamini. 

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