L'alleanza Lega-UDC, i temi del lavoro, del traffico, degli stranieri, il ruolo del Mattino, e l'esempio pragmatico della "Cenerentola del Verbano"

di Marco Bazzi
Il voto di ieri indica chiaramente una crescita della Lega nei comuni. Su questo non si discute. Lega che in queste elezioni si è quasi sempre presentata a braccetto con l’UDC. Un’unione che qualche mese fa era stata istituzionalmente sancita dalla candidatura demo-centrista di Norman Gobbi al Consiglio federale. E che ora ha rafforzato il movimento di via Monte Boglia anche a livello comunale.
Ma non ci si deve sorprendere di questa avanzata: era naturale che la Lega avrebbe guadagnato parecchi seggi nei novanta comuni in cui si è andati alle urne, per il semplice fatto che in molti di essi non aveva presentato in precedenza una propria lista.
Ieri non ha dunque fatto altro che raccogliere a livello locale i consensi maturati e confermati negli ultimi anni a livello cantonale. Il fenomeno è quello che il coordinatore del PPD, Filippo Lombardi, ha definito “normalizzazione della Lega”.
Il movimento di via Monte Boglia ha conquistato circa 25 seggi in più nei municipi, la maggioranza dei quali a scapito del Partito liberale radicale. Nemmeno questo dato deve sorprendere. Per due motivi: il primo è che le ultime campagne elettorali sono state, politicamente e mediaticamente, dei “derby” tra Lega e PLR. Il secondo è che se entra in campo una forza “nuova” rischia di perdere terreno soprattutto chi detiene la maggioranza, relativa o assoluta che sia. È pura legge dei numeri.
Ma vale anche la pena di ricordare qui la sintetica quanto acuta analisi che fece anni fa Giorgio Giudici, con una metafora tratta dal Libro della Genesi: “La Lega è nata da una costola del PLR”. Un’evidenza che ancora oggi trova conferma nei fatti.
Ma una valutazione del voto di ieri non può prescindere da un ragionamento più ampio. In questi anni turbolenti sul fronte del lavoro, della sicurezza, del traffico, del rapporto tra “indigeni” e “stranieri” (frontalieri, dimoranti o migranti che siano), la Lega ha espresso una linea molto più chiara e coerente rispetto ai partiti storici, interpretando il pensiero e le preoccupazioni di larga parte dei ticinesi.
Del resto, è più facile stabilire una linea chiara se si è in pochi a decidere (prima era Giuliano Bignasca con la sua ristretta cerchia di consiglieri, oggi sono i “Colonnelli”), senza dover passare da uffici presidenziali, direttive, assemblee, comitati e congressi.
Inoltre, in questi anni la Lega ha saputo coniugare (a livello cantonale, ma anche nella principale città, Lugano) la propria anima movimentista e “barricadera” con le ragioni istituzionali.
Aggiungiamo, infine, che la Lega ha un’arma in più rispetto agli altri partiti: il Mattino. Un’arma che si rivela determinante per attaccare, replicare, e suonare la carica quando il voto si avvicina. Invece, sul fronte mediatico, i partiti borghesi (PPD e PLR) continuano a dormire.
Non è un caso che la Lega abbia aumentato i propri consensi soprattutto nei due comuni polo del Mendrisiotto – che sono i più toccati dai problemi appena elencati - pur senza tradurre questo raccolto in un raddoppio dei seggi.
A Mendrisio è avanzata quasi del 9% e, per la legge dei numeri di cui abbiamo detto prima, lo ha fatto a scapito del partito di maggioranza, il PPD, che ha perso il 7%.
Speculare il risultato di Chiasso, dove la crescita leghista è stata del 10%. E chi ha pagato quel prezzo è stato anche lì il partito di maggioranza, in questo caso il PLR.
A Chiasso hanno sicuramente giocato anche altri fattori, legati a faide famigliari, ad alcune prese di posizione partiticamente suicide del sindaco uscente, Moreno Colombo, durante la campagna dello scorso anno per le cantonali, e alla coalizione formatasi contro l’aspirante sindaco leghista, Roberta Pantani. Ma questi sono altri discorsi, che richiederanno separate analisi.
A Lugano la riconquista del terzo seggio per il PLR era una “mission impossible”. Il Partito di Rocco Cattaneo sfidava i tre municipali leghisti, guidati dalla locomotiva Marco Borradori, con un solo uscente, Michele Bertini. La strepitosa votazione di quest’ultimo non è ovviamente bastata a centrare l’agognato ribaltone e a compensare il ritiro della vicesindaco, Giovanna Masoni.
Si è così ripetuto, in sostanza, quello che è successo l’anno scorso a livello cantonale, quando il PLR ha tentato di riconquistare la maggioranza in Governo sfidando i due ministri leghisti senza un ministro in carica.
Ma il dato più interessante di questa tornata elettorale è forse quello di Locarno, dove (lo avevamo del resto già scritto qualche mese fa) si è attuata, senza proclami ma con grande pragmatismo, una tacita alleanza di centro tra PLR e PPD che ha portato alla riconferma dei cinque municipali dei due partiti: il sindaco Alain Scherrer, strepitoso quando Bertini nel catalizzare consensi, Davide Giovannacci, Niccolò Salvioni, Paolo Caroni e Giuseppe Cotti.
Cinque “giovani” che hanno dimostrato di saper costruire e progettare insieme, riprendendo saldamente le redini del Municipio dopo il terremoto di “Appaltopoli”. Forse i partiti borghesi, in particolare il PLR, devono ripartire da lì, dalla piccola e troppo trascurata “Cenerentola del Verbano”.
Altre indicazioni verranno oggi dall'esito del voto per i consigli comunali... Poi si potrà tracciare un bilancio completo.