ANALISI
La condanna a morte di M75. Alcune legittime domande dopo la decisione del Governo di abbattere il predatore. 'Chi pecora si fa il lupo se l’ha da magnà...'. Ma da Fedro al Vangelo di Matteo il problema è sempre lo stesso: stabilire chi è il lupo e chi la
L'ANALISI - Il lupo M75 (che sta per ‘maschio 75’) è problematico di natura o lo è diventato invece perché nella sua esperienza di vita non ha trovato di fronte a sé quelle barriere (cancelli, protezioni, cani da guardia, recinzioni correttamente elettrificate) che lo avrebbero indotto a una maggiore prudenza nel predare ovili e stalle?
Foto: dal film 'L'ultimo lupo" di Jean-Jacques Annaud
di Marco Bazzi

'Chi pecora si fa il lupo se l’ha da magnà', canta Vinicio Capossela nella sua “Rapatatumpa”. È un detto popolare la cui morale è semplice: chi si mostra impaurito finisce male. Ma prima bisogna sempre stabilire chi è la pecora e chi è il lupo. Nel Vangelo di Matteo si legge infatti: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci!”.

Premesso questo, veniamo al tema. Ieri è arrivata una notizia che era nell’aria. “Considerato il superamento della soglia fissata dall’ordinanza federale (25 animali da reddito predati) e ritenuto che l’esemplare è divenuto problematico, per prevenire ulteriori danni agli allevatori di bestiame, il Consiglio di Stato – sentito l’Ufficio federale e in accordo con il Cantone dei Grigioni – ha deciso di autorizzare l’abbattimento del lupo M75, accusato di aver ucciso 32 capi di bestiame tra Mesolcina e Leventina. L’abbattimento potrà venire eseguito dai guardacaccia all’interno di un perimetro comprendente i luoghi delle predazioni. L’autorizzazione ha una validità di 60 giorni”.

Di fronte a questa decisione (
) sorgono alcune legittime domande:

- Il lupo M75 (che sta per ‘maschio 75’) è problematico di natura o lo è diventato invece perché nella sua esperienza di vita non ha trovato di fronte a sé quelle barriere (cancelli, protezioni, cani da guardia, recinzioni correttamente elettrificate) che lo avrebbero indotto a una maggiore prudenza nel predare ovili e stalle? La risposta giusta è probabilmente la seconda, anche se questo esemplare è sicuramente più spavaldo di altri. Poi si sa, quando un predatore si trova in mezzo a un gregge di pecore fa razzia…

- Il lupo M75 va in giro con un cartello con su scritto ‘sono il lupo M75’? La risposta è evidentemente no.

- Considerato, quindi, che tra Ticino e Mesolcina ci sono attualmente una decina di lupi, quanto è grade il rischio di uccidere l’esemplare sbagliato? Certo, i guardacaccia non spareranno alla cieca, e metteranno in atto tutte le possibili misure per identificare il giusto bersaglio (ammesso che si trovi ancora sulle nostre montagne), ma il margine di errore rimarrà comunque.

- Se l’errore accadesse, dopo averlo accertato in base agli esami genetici, si andrebbe avanti ad oltranza, sparando al prossimo sperando che sia il lupo giusto?

- Siamo sicuri che gli allevatori colpiti avessero preso tutte le misure necessarie per proteggere le loro greggi?

- Più in generale, siamo sicuri che da parte di tutti gli allevatori di ovini ci sia la ferma volontà di proteggere con i giusti strumenti le greggi dai predatori? E che da parte di alcuni ambienti non ci sia invece una tattica per così dire ‘rinunciataria’, in modo che alla fine la pressione politica in atto da tempo sui grandi predatori induca le autorità a far piazza pulita del lupo in Ticino?

Domande legittime, che meriterebbero risposte chiare.

Chiudiamo con la famosa favola di Fedro ‘Il lupo e l’agnello’.

“Il lupo e l’agnello, spinti dalla sete, erano giunti allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e l’agnello più in basso. Il lupo rivolto all’agnello lo rimproverava di infangargli l’acqua. Ma l’agnello gli disse: “Com’è possibile se l’acqua scende da te, che sei più in alto, verso di me?”. E il lupo di nuovo: “Sei mesi fa hai parlato male di me”. E l’agnello: “Ma se non ero ancora nato”. “Allora, continuò il lupo, tuo padre ha detto male di me”. Per questo lo prese e lo sbranò”.

Morale: i potenti alla fine se la prendono con i più deboli e li sopraffanno. Ma la domanda è sempre la stessa: bisogna stabilire chi è il lupo e chi l’agnello.

Suggerimento: guardatevi 'Lultimo lupo' del grande regista Jean-Jacques Annaud

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