ANALISI
La 'sora Giorgia' sbrocca sulle fatture di Crans. E rilancia il 'dagli agli svizzeri'
Il primo ministro di uno Stato democratico, colto e ragionevole come l’Italia, prima di scrivere quello che Fantozzi avrebbe definito delle “cagate pazzesche”, dovrebbe perlomeno informarsi
LISCIO E MACCHIATO

L'inventore dei Bitcoin è a Lugano? Crans, nuova polemica Italia-Svizzera

21 APRILE 2026
LISCIO E MACCHIATO

L'inventore dei Bitcoin è a Lugano? Crans, nuova polemica Italia-Svizzera

21 APRILE 2026

di Marco Bazzi

La premier italiana Giorgia Meloni ha sbroccato su X, gridando allo scandalo a proposito delle fatture recapitate ad alcune famiglie italiane che hanno figli tra le vittime del rogo di Capodanno a Crans-Montana.

Un tema di cui abbiamo parlato questa mattina a Liscio e Macchiato, citando il Corriere della Sera, che parlava di una fattura monstre (ben 75'000 franchi) inviata nei giorni scorsi ai familiari di Manfredi Marcucci, 16enne romano rimasto gravemente ferito con altri 18 connazionali nel rogo della notte di Capodanno. Il quotidiano di Via Solferino riportava anche le parole preoccupate del signor Marcucci e le rassicurazioni del console italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado: tutto a posto, diceva il diplomatico, precisando di aver parlato con il presidente del Governo vallesano, pagherà la Svizzera, la fattura era solo una copia per il paziente.

Ma torniamo a Meloni. Questo il suo post: “Sono rimasta scioccata dalla notizia delle fatture da decine di migliaia di euro inviate da un ospedale svizzero alle famiglie di alcuni ragazzi coinvolti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Un ospedale di Sion è arrivato addirittura a chiedere oltre 70.000 euro per poche ore di ricovero. Un insulto, oltre che una beffa che solo una disumana burocrazia poteva produrre”.

Meloni ha poi aggiunto che le autorità svizzere hanno assicurato che si è trattato di un errore e che le famiglie non dovranno pagare nulla (e allora perché strilla?), ma di avere comunque chiesto all’ambasciatore di tenere altissima l’attenzione sul tema, “perché sarebbe ripugnante che costi del genere possano ricadere sulle vittime o sull’Italia”. La premier ha quindi ribadito la solidarietà del governo italiano ai ragazzi coinvolti e alle loro famiglie, promettendo di continuare a fare tutto il necessario per far luce sulla tragedia e accertare le responsabilità. Insomma, una bella pepata di populismo che di certo non contribuisce a stemperare gli animi e a rasserenare i rapporti tra Roma e Berna.

Ora, va bene che il faro della comunicazione social scomposta e urlata è il leone da tastiera Donald Trump. Ma il primo ministro di uno Stato democratico, colto e ragionevole come l’Italia, prima di scrivere quello che Fantozzi avrebbe definito delle “cagate pazzesche”, dovrebbe perlomeno informarsi. Dovrebbe capire come funzionano le relazioni internazionali nei casi di cure urgenti all’estero e come funziona la copertura sanitaria tra gli Stati.

Si può discutere sull'opportunità di inviare una fattura simile a chi è stato pesantemente toccato dalla tragedia di Capodanno. Si può discutere sul costo della cura. Ma qui il punto è semplicissimo. Le fatture inviate alle famiglie delle vittime di Crans-Montana non erano da pagare. C’era scritto chiaramente e in caratteri cubitali “copia”, e anche zero franchi da pagare. Zero. Non 75mila. Zero.

Si tratta di un normale sistema di trasmissione delle prestazioni sanitarie previsto dalla legge sanitaria svizzera, la LAMal. Il paziente viene informato sulle cure ricevute e sui relativi costi. È una questione di trasparenza. Punto. Non significa che debba pagare lui.

Da lì è partito il solito ‘dagli agli svizzeri’. Il signor  Marcucci si è comprensibilmente allarmato chiedendosi: non toccherà mica a me pagare? No. Non toccherà a lui pagare.

Ma Meloni rilancia e lascia intendere: sì, però magari poi le fatture per Crans le dovrà pagare l’Italia.

Anche qui, prima di scrivere, bisognerebbe sapere di cosa si parla. Nei casi normali, se un cittadino italiano subisce un trattamento urgente all’estero — un incidente o qualsiasi altra emergenza — i costi vengono regolati tra il sistema sanitario del Paese che ha fornito le cure e il Servizio sanitario nazionale italiano. In sostanza: i conti si sistemano tra Stati, non vengono scaricati sui pazienti.

In questo caso specifico, peraltro, l’ambasciatore italiano a Berna, dopo aver parlato con il presidente del Consiglio di Stato vallesano, ha ottenuto la garanzia che l’Italia non dovrà pagare, perché si tratta di un caso eccezionale.

Quindi di che cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando di copie di prestazioni sanitarie, non di fatture da onorare. Stiamo parlando di un meccanismo normale, trasformato artificialmente in scandalo. Stiamo parlando di un polverone che sa molto di strumentale, perché ormai ogni cosa sembra buona per fare polemica contro la Svizzera.

Ma la presidente del Consiglio italiana non dovrebbe prestarsi a questo gioco. Il post della ‘sora Giorgia’ non è una denuncia coraggiosa. È una figura meschina.

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