SECONDO ME
Sussidi e incentivi alle imprese, Brändli: “Si parla tanto di crescita, ma si dimentica chi forma la spina dorsale dell’economia ticinese”
Il candidato leghista al Gran Consiglio prende spunto dalla sua situazione di albergatore: “Si agevolano grandi realtà come Pramac o Gucci, che assumono poi frontalieri. Mentre il DFE lascia a se stesse aziende radicate nel territorio”

di Glen Brändli*             

Il nostro Cantone attraverso il DFE concede a nuove imprese (per lo più multinazionali) che desiderano insediarsi nel nostro territorio delle agevolazioni fiscali molto vantaggiose. Una volta insediatesi nel nostro Cantone aziende come ad esempio la Pramac o Gucci, decidono di assumere quasi  esclusivamente collaboratori frontalieri. Per il dipartimento dell’economia questa decisione va bene in quanto non mette delle condizioni o dei parametri per le assunzioni. Basta che l‘applicazione delle condizioni salariali menzionate nel codice delle obbligazioni siano ottemperate. Queste vengono veramente rispettate e controllate?

Io gestisco un piccolo albergo ad Ascona, il dipartimento delle finanze ci mette a disposizione una parte del credito quadro della Legge sul turismo come incentivo per investimenti nel settore delle strutture ricettive ma i criteri per adempiere a questi sussidi spesso sono incompatibili con la nostra realtà. Ovvero: ci danno i soldi per quello che siamo in grado di fare da soli (come le connessioni a internet tramite Wi-Fi). Non rientrano invece nei parametri gli investimenti per i quali un sostegno sarebbe auspicabile.

Come risposte dal dipartimento alle mie domande in passato ho ricevuto: “...lo stato non può e non deve mantenere artificialmente sul mercato strutture ricettive…”. Quindi le aziende che sono radicate nel nostro territorio da decenni e hanno per la maggior parte collaboratori residenti non ricevono alcun tipo di sussidio o incentivo. Se dovessero avere  delle serie  difficoltà finanziarie sarebbero costrette a chiudere.

Incentivando l’insediamento delle multinazionali nel nostro cantone con questi benefici, non sarebbe “creare artificialmente un boom di ditte estere e alimentare una concorrenza sleale con le imprese locali?” Il tutto finanziato per la maggior parte con fondi pubblici (dal contribuente). Visto che queste imprese assumono quasi la totalità di personale frontaliero e di conseguenza diventano generatori di traffico supplementare, senza un lascito finanziario tangibile nel nostro cantone, ritengo una mossa azzardata del DFE non porre dei “termini quadro per l’assunzione dei collaboratori” per queste aziende. 

A me sembra quasi che si voglia sempre e solo parlare di crescita e sviluppo sul nostro territorio e dimenticarsi delle imprese che creano “la spina dorsale dell’economia” del nostro cantone.

*Candidato al Gran Consiglio per la Lega

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