SECONDO ME - "Invito a meno presunzione, meno istigazione, più umiltà e più lavoro, ma quello vero, dove si sta' tra la gente e ci si sporca anche le mani. Chi si sente tirato in ballo replichi"

di Daniele Caverzasio *
L’epoca dei social network ha cambiato il modo di comunicare tra le persone e anche di farsi sentire. Se una volta bisognava incontrare la gente, parlare e magari provare a convincerla, oggi si può mandare i propri messaggi a una platea vasta tanto quanti sono gli amici di Facebook o Twitter. Sempre poi che di amici si tratti...
La politica poteva stare lontana da questo mondo virtuale? No naturalmente. Quindi i social network hanno fatto il loro ingresso anche nel mondo della politica e se c'è chi utilizza questi strumenti con "sapienza", non mancano quelli che non perdono giorno per lanciare strali, invettive, critiche gratuite e parole d'ordine ai propri seguaci o forse a eserciti che nemmeno esistono.
Il tutto con l'obiettivo finale di farsi sentire rimanendo comodamente seduti dietro una tastiera.
Ma tutto è lecito? Spesso viene citato forse abusandone il termine «libertà di parola» ma dimenticando che ciò significa prima di tutto «responsabilità di parola». E tutti noi che ne facciamo uso dobbiamo esercitarla prima di ogni altra cosa.
È complicato l'uso dei social quando sei un personaggio pubblico. Quando pubblichi qualcosa hai appena creato un post che resterà. Hai appena creato un contenuto che può essere usato, può essere citato. Hai appena creato un testo, di cui sei tu, e solo tu, il responsabile. Ed è per questo che anche per scrivere su Facebook o Twitter ci vuole una sorta di atto di responsabilità. Perché ogni volta che si usa una parola si compie un atto ‘politico’. Questo avviene ogni volta che scrivendo si esprime una posizione, si fa dell'ironia o si dibatte su un qualsiasi argomento. Dalle foto del cane al racconto delle vacanze. Dalle opinioni da bar scritte magari con "leggerezza" su Facebook agli insulti scritti in risposta al politico di turno. Tutto questo è testo, tutto questo è scritto e resterà.
Responsabilità di parola quindi, e non solo libertà...
Difficile allora schierarsi al fianco di quei "leoni da tastiera"... è invece più semplice invitarli a meno presunzione, meno istigazione, più umiltà e più lavoro, ma quello vero, dove si sta' tra la gente e ci si sporca anche le mani per essa...
Questo e' il vero compito: parlare meno e lavorare di più... di "leoncini da tastiera" non ne abbiamo bisogno.
Chi si sentisse tirato in ballo potrebbe sempre ribadire la sua verità. Ovviamente su Facebook...
* capogruppo Lega in Gran Consiglio