CHAN H-C./CHAN L.
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BENCIC B./KASATKINA D.
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WTA-D
MIAMI USA
Ultimo aggiornamento: 26.03.2019 18:13
Secondo Me
22.02.2018 - 09:060
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:41

Stefano Piazza: "La mafia tra noi... Prima di discutere di leggi e repressione dobbiamo studiare Il fenomeno con umiltà e determinazione. E dobbiamo confrontarci anche col terrorismo e con le feroci gangs latino-americane che già operano in Lombardia e L

SECONDOME - Stefano Piazza: "Mentre scrivo, il Gran Consiglio ha eletto il 47enne Andrea Pagani quale nuovo Procuratore generale del Canton Ticino. Lo aspetta un duro lavoro. Auguri"

di Stefano Piazza *

Da qualche settimana il problema delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro Cantone, in particolare quelle della ‘ndrangheta, è di nuovo al centro del dibattito politico e mediatico.

Molte parole, interrogazioni e qualche strumentalizzazione di troppo, specie sul settore della gastronomia in Ticino, che di guai ne ha già abbastanza.

Tutto parte dall’articolo del quotidiano “Le Temps” che racconta della maxi-inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro denominata “STIGE”. Il dottor Nicola Gratteri, che da quando è alla testa della Procura di Catanzaro (21.04.2016) ha fatto arrestare 1.500 persone, si è spesso interessato con le sue indagini al nostro paese e al nostro Cantone e “STIGE”, non è che l’ennesima prova delle ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta.

L’organizzazione ne ha talmente tanti di soldi a disposizione che non li conta più, li pesa. Non si pone certo confini per riciclare il denaro che gli viene dalla produzione e dal traffico di cocaina, business che ha integralmente soppiantato il “business” dei sequestri di persona. Oggi l’80% della cocaina che arriva in Europa grazie ai suoi broker è sotto il suo controllo quando l’organizzazione compra, lo fa al prezzo migliore.

Sempre per citare il Procuratore di Catanzaro, “la compra a 1.000 euro al chilo dal quale ne produce 4 kg con un principio attivo del 98%”. Se pensiamo che un grammo viene venduto a 50 euro il conto è presto fatto e, anche se fa male scriverlo, è il più grande business finanziario su scala globale.

Gli ‘ndranghetisti sono ovunque: Germania, Svizzera, Olanda, Spagna, Portogallo, Malta, Francia, Romania, Lussemburgo, Belgio, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Argentina, Colombia, Brasile, Venezuela, Perù e Australia -tutti paesi dove il denaro viene immesso nel circuito legale.
Non lo fanno certo da soli: le competenze le comprano sul mercato e il prezzo non è certo un problema. Così pizzerie, ristoranti, alberghi, villaggi turistici, garage e attività commerciali di vario tipo, in salute o fallimentari, finiscono per diventare di proprietà dei boss. Il milione di bottiglie di vino delle quali si discute? Sono nulla rispetto alla potenza finanziaria di una mafia nata come fenomeno agro-pastorale con il cappello in mano che oggi decide persino le sorti degli amministratori locali di piccoli centri dell’Australia.

Senza dimenticare cosa accade nella vicina Penisola dove i comuni sciolti per “infiltrazioni mafiose”, anche a pochi chilometri da noi, non si contano più. In Lombardia e in Piemonte il fenomeno esiste dalla metà degli anni ‘70 ma per riconoscerlo ci sono voluti decenni e ancora oggi la politica italiana fa fatica ad ammetterlo, perché la mafia vota e fa votare.

Parliamo di persone che, come descrive nei suoi libri Nicola Gratteri, “controllano il battito cardiaco delle comunità nelle quali vivono” siedono al tavolo con i boss del narcotraffico in Colombia, in Messico e in Perù. Dettando loro le regole anziché il contrario (come si sarebbe potuto immaginare). A proposito di reazioni politiche, avete mai provato a dire ad un parlamentare tedesco di qualsiasi colore politico che nella città di Duisburg e in molte altre (divenuta famosa anche per la strage di ‘ndrangheta del 15 agosto 2007 che lasciò a terra 6 morti fuori dal ristorante “Da Bruno”) i commerci li comanda la ‘ndrangheta? 
Il fenomeno delle mafie, quello del terrorismo di matrice islamica, quello emergente delle feroci gangs latino-americane che già operano in Lombardia e Liguria, gli estremismi politici violenti di sinistra o di destra, sono realtà con le quali la nostra società a vari livelli deve necessariamente confrontarsi.

Intendiamoci: è bene che a parlare siano le associazioni di categoria, i sindacati e i politici. Tuttavia, questo non basta più, indi occorre fare un salto di categoria dotandosi di strumenti appropriati.

Quali? Prima ancora di discutere di leggi e di repressione da parte degli organi di Polizia, i fenomeni criminali occorre studiarli con umiltà e animati da feroce determinazione. Bisogna immergersi dentro di essi per comprenderne ogni dinamica, le rotte, il gergo e in pratica, devi arrivare a pensare come chi combatti se vuoi davvero sconfiggerlo.
Questo lo puoi fare solo facendo ricorso alle migliori risorse del nostro paese, aiutate da coloro che combattono ogni giorno contro di esse: tecnici che insegnino a chi deve scrivere le leggi, a capire prima di tutto i fenomeni con i quali dobbiamo fare i conti.

Per tornare alla ‘ndrangheta, l’organizzazione calabrese per affermarsi sul territorio conta, e molto, sulla corruzione di personalità politiche e di funzionari dello Stato. Prima che questo possa accadere anche da noi, perché potrebbe succedere, è consigliabile imboccare la strada maestra della conoscenza e dello studio che oggi, purtroppo, pare fuori moda. È il metodo più efficace e meno costoso che ci sia. Mentre scrivo, il Gran Consiglio ha eletto il 47enne Andrea Pagani quale nuovo Procuratore generale del Canton Ticino. Lo aspetta un duro lavoro. Auguri.

* Associazione Amici delle forze di polizia

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