SECONDO ME
Stefano Piazza: "Italia, una giustizia severa ma fragile nell'efficacia"
"Rigopiano simbolo di tempi infiniti e responsabilità che sfumano. Prima di dare lezioni alla Svizzera, bisogna fare i conti con le proprie crepe"

di Stefano Piazza *

In Italia la giustizia sembra muoversi su binari paralleli che raramente si incontrano. Da un lato il formalismo rigoroso, dall’altro l’impotenza sostanziale. E in mezzo restano le vittime, i familiari, le città ferite, la sensazione diffusa che il tempo processuale non coincida mai con il tempo umano del dolore. La sentenza dell’appello bis per la tragedia dell’Hotel Rigopiano lo dimostra ancora una volta. Quarto verdetto in nove anni per una valanga che il 18 gennaio 2017 cancellò 29 vite su 41 persone presenti nell’albergo di Farindola. La Corte d’Appello di Perugia, presieduta da Paolo Micheli, ha condannato a due anni per disastro colposo, con rito abbreviato, tre dirigenti e funzionari della Protezione civile regionale abruzzese – Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci – mentre per omicidio e lesioni colpose è intervenuta la prescrizione. Assolti altri tre funzionari e assolto anche l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, che in primo grado era stato condannato a due anni e otto mesi.

In aula, come scrive Repubblica, dopo dieci ore di camera di consiglio, è esplosa la rabbia. "Mio figlio è morto e il sindaco non paga nulla. Mio figlio lo piango io, non voi", ha gridato la madre di Stefano Feniello. È il grido che attraversa molte aule italiane: la percezione che la responsabilità si dissolva lungo il percorso giudiziario, che le condanne arrivino alleggerite, che la prescrizione intervenga come una scadenza burocratica a chiudere ferite ancora aperte. Il caso Rigopiano non è un’eccezione. È l’ennesimo capitolo di una storia nazionale fatta di tragedie collettive e verità processuali parziali. Stragi senza un nome condiviso, responsabilità distribuite in modo frammentato, sentenze che arrivano quando l’attenzione pubblica si è già spenta. Il risultato è una frattura crescente tra cittadini e istituzioni, tra la richiesta di giustizia e la capacità dello Stato di offrirla in tempi e modi credibili.

Eppure, mentre la macchina giudiziaria fatica a chiudere i conti con disastri e omissioni, lo stesso sistema appare altrettanto incerto quando si tratta di sicurezza e ordine pubblico. Negli ultimi mesi non sono mancati casi in cui espulsioni di soggetti ritenuti pericolosi sono state sospese o annullate, decisioni cautelari sono state riviste, misure restrittive alleggerite. In diverse città gruppi come Askatasuna e frange pro-Pal hanno dato vita a manifestazioni degenerare in violenze, con aggressioni alle forze dell’ordine, lanci di oggetti, devastazioni. Scene che hanno lasciato sul terreno agenti feriti e quartieri paralizzati. Eppure, anche qui, tra rinvii, scarcerazioni e valutazioni attenuate, l’impressione che si diffonde è quella di uno Stato che fatica a esercitare un’autorità coerente e tempestiva. Il paradosso è evidente: una giustizia severa nei principi ma fragile nell’efficacia. Lenta quando deve accertare responsabilità pubbliche, esitante quando deve garantire sicurezza immediata. Il garantismo, valore fondante di ogni democrazia, rischia di trasformarsi in percezione di lassismo quando non è accompagnato da certezza del diritto e rapidità delle decisioni.

In questo contesto, il ruolo della stampa diventa cruciale. Eppure proprio qui emerge un’altra contraddizione. Da mesi una parte significativa dell’informazione italiana dedica editoriali, approfondimenti e commenti indignati alla tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, sottolineando presunte opacità, carenze, responsabilità. Toni severi, analisi puntigliose, richiami alla trasparenza altrui. Raccontare ciò che accade oltreconfine è doveroso. Ma farlo senza esercitare lo stesso rigore verso le proprie fragilità rischia di apparire come un esercizio di distrazione morale. Prima di impartire lezioni, bisognerebbe forse interrogarsi sulle proprie inefficienze strutturali: sui processi che durano quasi un decennio, sulle prescrizioni che cancellano reati gravissimi, sulle città che ciclicamente si sentono ostaggio di minoranze violente.

La credibilità di uno Stato si misura nella capacità di garantire giustizia alle vittime e sicurezza ai cittadini. La credibilità della stampa si misura nella coerenza del suo sguardo: severo con gli altri, ma altrettanto severo con se stessa e con il sistema che racconta ogni giorno. Se la giustizia italiana appare lenta, contraddittoria, talvolta inefficace, anche il racconto pubblico dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità. Perché l’informazione non è solo denuncia verso l’esterno, ma anche capacità di tenere acceso il faro sulle crepe interne, senza indulgenze e senza doppi standard. Forse il punto non è stabilire chi abbia il primato morale tra Italia e Svizzera. Il punto è chiedersi perché in Italia la verità giudiziaria arrivi spesso dopo anni, perché le vittime debbano attendere quasi un decennio per una sentenza non definitiva e perché la percezione di insicurezza conviva con l’idea di impunità. Una democrazia si indebolisce quando la giustizia non riesce a essere rapida ed efficace. Ma si indebolisce anche quando il dibattito pubblico preferisce osservare le pagliuzze negli occhi altrui ignorando le travi nel proprio. È qui che si gioca la credibilità di un Paese: nella capacità di guardarsi allo specchio prima di puntare il dito.


* vicedirettore Ius101.it

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

POLITICA E POTERE

L'UBS, il Credit Suisse, la FINMA, la politica... Il 'Manifesto' di Sergio Ermotti scuote la piazza finanziaria

SINDACATO E SOCIETÀ

“Amo la polizia, ma vado al lavoro con un peso nel petto"

In Vetrina

LETTURE

Pestalozzi, una “biografia intima” lo riporta al presente

19 FEBBRAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

LAC, tra Haydn, jazz e “Intelligenze quantiche”: gli appuntamenti di febbraio e marzo

19 FEBBRAIO 2026
SINDACATO E SOCIETÀ

OCST-Docenti sulla Divisione scuola: “Concorsi da rifare, scelte incomprensibili”

12 FEBBRAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Centovallina, torna “Inverno per 2”: si viaggia in coppia, paga uno

12 FEBBRAIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Van De Sfroos, Rodari, Kurtág: febbraio al LAC (e debutto di Trickster-p)

10 FEBBRAIO 2026
LETTURE

Monica Trabalza: “La forza dell’attesa. Un viaggio nell’infertilità”  

05 FEBBRAIO 2026
LiberaTV+

POLITICA E POTERE

La Matrioska con Giletti e lo scontro tra Italia e Svizzera su Crans-Montana. Tre domande a Sacha Dalcol

07 FEBBRAIO 2026
IL FEDERALISTA

Trump, la Chiesa americana non ci sta

09 FEBBRAIO 2026
ENIGMA

Epstein files: trema l'establishment

08 FEBBRAIO 2026