"La forza di questo Paese non sta solo nel Palazzo federale. Non sta nell’amministrazione o nelle commissioni. Sta soprattutto in voi... Perciò: diamoci da fare. Insieme. Adesso"

di Fabio Regazzi (discorso tenuto all'assemblea dell'Unione svizzera arti e mestieri, di cui è stato confermato presidente)
Fino a pochi anni fa ogni discussione ruotava attorno al Covid.
È stata una crisi mondiale che ha paralizzato la nostra vita economica e sociale. Le catene di approvvigionamento non funzionavano più, le imprese hanno dovuto improvvisare, interi settori si sono fermati da un giorno all’altro.
Oggi, a distanza di pochi anni, il quadro non si è semplicemente capovolto del tutto, ma si è spostato in modo evidente. Non è più un virus a determinare la nostra quotidianità, bensì la geopolitica. Le tensioni tra i grandi spazi economici, i nuovi conflitti commerciali, le incertezze sui mercati dell’energia e delle materie prime: tutto questo segna il nostro tempo.
Nel 2025 il presidente americano Trump è tornato al potere. E da allora ci accompagna la sensazione che sia l’uomo degli Stati Uniti a scandire la nostra agenda globale: sui dazi, sulle questioni energetiche, sugli approvvigionamenti rilevanti per la sicurezza. Decisioni che vanno ben oltre gli Stati Uniti si ripercuotono direttamente sull’Europa e sull’economia svizzera.
E tutto ciò obbedisce a una logica semplice: quella del più forte.
Proprio per questo è così importante che la Svizzera resti unita.
Perché in un mondo sempre più incerto non possiamo permetterci divisioni. Dobbiamo ricordarci che cosa ci ha resi forti: resilienza, capacità di adattamento e volontà di stare tra i migliori, non solo nei periodi favorevoli, ma proprio quando le cose vanno meno bene.
Le PMI svizzere incarnano esattamente questi valori ogni giorno. Agiscono quando gli altri stanno ancora discutendo. Si assumono responsabilità quando la situazione si fa difficile. E crescono davanti a sfide che paralizzano altri.
Penso all’imprenditrice che al mattino presto è già in panetteria perché mancano due collaboratori.
Penso al fabbro che non sa se riuscirà a trovare abbastanza manodopera qualificata.
Penso a quell’azienda elettrica che, tra cantieri, burocrazia e regolamentazioni, non sa più dove voltarsi.
E penso anche alla ristoratrice che ogni giorno cerca di conciliare l’aumento dei costi, la carenza di personale e i nuovi obblighi, e che nonostante tutto riesce ancora a regalare un sorriso ai propri ospiti.
E, diciamolo sinceramente: se domani queste persone scioperassero per un giorno, ci accorgeremmo molto in fretta di quanto siano importanti.
Per questo, come presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri, lo dico chiaramente: la coesione non è solo un’opzione. La coesione è un nostro dovere. Tra le PMI. Tra le associazioni. Nella politica borghese. E tra le regioni del nostro Paese.
Di essere capaci di questo lo abbiamo dimostrato nel novembre scorso, con il fronte comune delle forze borghesi attorno all’iniziativa della Gioventù socialista. L’ottimo risultato non è stato un caso. È stato il frutto di coerenza e compattezza.
Anche la nostra campagna “L’economia crea posti di lavoro, la JUSO li distrugge” non è stata solo rumorosa: è stata anche efficace.
Si sente spesso dire che le PMI sono la colonna vertebrale della società.
In realtà sono molto di più.
Il 99,8 per cento di tutte le imprese di questo Paese sono PMI. Sostengono l’economia, non nelle presentazioni PowerPoint, ma nella vita reale. Formano apprendisti. Investono localmente. Si assumono responsabilità, non in astratto, ma in modo molto concreto.
Chi sottovaluta questa forza commette un errore. E chi non la utilizza ne commette uno ancora più grave.
Ciò che distingue le PMI è il loro pragmatismo. La vicinanza alla realtà. Il radicamento concreto. Le nostre imprese sono ancorate alle regioni. La loro responsabilità è diretta. Il loro agire è concreto. L’economia dice ciò che fa e fa ciò che dice. E proprio per questo le PMI sanno anche di che cosa NON hanno bisogno: nuovi formulari, nuove regole e nuove scuse.
Perché le sfide non sono diminuite. Al contrario.
Parlo dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”, del dossier UE e del finanziamento dell’AVS. Tre temi che hanno una cosa in comune: incidono profondamente sulle condizioni quadro economiche delle nostre imprese.
Sull’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”: alla seduta di Camera di febbraio abbiamo deciso chiaramente per un no.
Non perché le preoccupazioni che stanno dietro all’iniziativa siano infondate. Ma perché l’iniziativa non offre soluzioni. Crea nuovi problemi. Mette tutto nello stesso calderone: immigrazione del lavoro, asilo, ricongiungimento familiare. Ed è proprio questo il problema.
Rende più difficile il futuro accesso a manodopera qualificata, proprio là dove molte PMI già oggi faticano. Sposta il controllo dal mercato allo Stato. E rischia, con quote rigide, di scatenare una nuova ondata di burocrazia che colpirebbe in modo sproporzionato proprio le piccole e medie imprese.
Sappiamo tutti come funzionano i contingenti: le PMI diventano supplicanti. Decide lo Stato. Così rafforziamo l’amministrazione e la burocrazia. Esattamente tutto ciò contro cui lottiamo ogni giorno.
L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni!” non è nell’interesse delle PMI. Per questo lo diciamo chiaramente: non giochiamo con il fuoco. La posta in gioco è troppo alta.
Sul dossier europeo vale per noi un altro principio, altrettanto chiaro: non ci limitiamo a seguire la corrente dominante. Esaminiamo con attenzione. Valutiamo. Non decidiamo sotto pressione, ma sulla base di una domanda semplice: per le PMI è meglio, peggio, oppure più o meno uguale? Tutto il resto non sarebbe politica, ma istinto di pancia nella gestione quotidiana.
E diciamo con altrettanta chiarezza una cosa: meccanismi estranei al nostro sistema, come quelli di cui si discute attualmente con la misura 14, per noi non sono un’opzione. Non può essere che la pressione politica venga costruita con scenari di minaccia. Per le PMI qui sono in gioco questioni centrali: accesso ai mercati, stabilità delle catene di fornitura, certezza del diritto e pianificabilità. E soprattutto: non più burocrazia.
Lo conosciamo tutti: una nuova regola e servono due nuove regole per quella nuova regola. Dal soft law nasce lentamente una nuova legge o una nuova ordinanza.
Per questo diciamo: le porte sul dossier UE restano aperte, ma restiamo critici. Alla fine faremo una valutazione complessiva, dopo il dibattito parlamentare e sulla base di tutti i fatti. Allora decideremo. Non prima. Perché una decisione si prende solo quando tutte le conseguenze sono, per quanto possibile, valutabili.
Anche sull’AVS vale il principio: non vogliamo colpi di testa.
Il finanziamento della tredicesima AVS è un tema politicamente sensibile. Ma non può essere considerato isolatamente. Abbiamo bisogno di una visione complessiva della previdenza per la vecchiaia. Demografia, finanziamento, partecipazione al lavoro, crescita: tutto è collegato.
Tutto il resto sarebbe miope e irresponsabile verso la prossima generazione. Possiamo convivere con un aumento temporaneo dell’IVA, ma non vogliamo un aumento dei contributi salariali. Misure a breve termine, come un aumento temporaneo dell’imposta sul valore aggiunto, possono magari essere discusse come soluzione transitoria. Ma è anche chiaro che non possono sostituire una riforma strutturale. Perché ciò che le grandi imprese riescono ad assorbire, per le PMI è una fatica erculea. Per questo sosteniamo anche l’approccio che ho chiesto in un postulato: istituire un gruppo di esperti che elabori soluzioni sostenibili.
Signore e signori, questi tre dossier ci mostrano una cosa con estrema chiarezza:
la burocrazia resta il nostro problema principale. Lo ha mostrato anche il barometro PMI dell’usam. Lo Stato interviene sempre di più. E la complessità e il ritmo dei cambiamenti aumentano. Ed è esattamente questo che le nostre imprese sentono ogni giorno.
Formulari, obblighi, controlli, oneri di rendicontazione: spesso animati da buone intenzioni, ma complessivamente pesanti. Io, in ogni caso, non conosco nessun imprenditore o imprenditrice che dica: “Finalmente è lunedì, non vedo l’ora di occuparmi dei miei formulari”.
Al contrario: l’unica gioia che di solito danno i formulari è quando finalmente li si può mettere via.
Per questo la riduzione della burocrazia resta il tema strategico centrale della nostra associazione per il periodo 2026-2030.
Perché una cosa è certa: se non siamo noi a essere criticamente vigili, chi lo sarà allora?
E guardiamo già oltre: nel 2027 si terranno le prossime elezioni. Il nostro obiettivo è chiaro: più voci per le PMI in Parlamento. Più persone che si assumano responsabilità, invece di limitarsi ad amministrare. Più voci del luogo di lavoro delle PMI svizzere nella politica.
Per questo abbiamo bisogno di tutti voi.
La forza politica di questo Paese non nasce nei documenti programmatici.
Non nelle sale riunioni.
Non nelle commissioni.
La forza politica nasce nel mondo reale, quando si alzano in piedi e mostrano il loro volto coloro che ogni giorno si confrontano con le sfide dell’economia attuale.
Per questo nel 2027 faremo nuovamente parte dell’Alleanza Prospettiva Svizzera, insieme a Economiesuisse, all’Unione svizzera degli imprenditori e all’Unione svizzera dei contadini. L’obiettivo che ci unisce è il rafforzamento delle forze borghesi nella politica.
Signore e signori, desidero anche dire, in questa sede, che resto a disposizione per continuare a svolgere il ruolo di presidente dell’associazione.
Non per abitudine. Ma per convinzione.
Perché sono convinto che la voce delle PMI sarà particolarmente importante proprio nei prossimi anni. E perché desidero continuare questo percorso insieme a voi.
Gli anni che ci attendono saranno impegnativi. Su questo non ci sono dubbi. Ma non ci travolgeranno, se resteremo uniti.
Perché la forza di questo Paese non sta solo nel Palazzo federale. Non sta nell’amministrazione o nelle commissioni. Sta soprattutto in voi. In persone che ogni mattina si alzano presto, si assumono responsabilità e non si chiedono chi sistemerà le cose, ma semplicemente lo fanno.
Questa forza dobbiamo metterla a frutto.
Perché quando le PMI tirano nella stessa direzione, un poderoso scossone attraversa il Paese.
Quando ogni tanto sento dire che le PMI sono “solo UNA parte dell’economia”, allora rispondo:
suona più o meno come dire, guardando un orologio svizzero, che i piccoli ingranaggi non sono poi così importanti.
E invece la Svizzera funziona bene solo nella misura in cui alle sue PMI viene permesso di lavorare.
Perciò: diamoci da fare. Insieme. Adesso.