SECONDO ME
Elezione dei magistrati, Quadranti: "Contro Balerna attacchi indegni"
Il capogruppo del PLR: "Questi attacchi gratuiti, spesso portati avanti da persone che non sono altro che portavoce di altri candidati o dei loro sostenitori, nuocciono al sistema delle nomine"

di Matteo Quadranti *

Ho preso nota dell’editoriale di Andrea Manna del 9 giugno sulle elezioni dei magistrati. Un testo che merita una risposta per i toni utilizzati e per alcune affermazioni che ritengo inesatte.

Non è una novità che laRegione colga ogni occasione per attaccare il PLR. Ora se la prende, tra gli altri — Natalia Ferrara e Simona Genini sono citate a torto — con il capogruppo che avrebbe sbagliato la strategia. Sia come sia, alla conta finale basterebbe guardare quanti nuovi magistrati sono stati eletti in quota PLR, peraltro tutte donne e tutte qualificate.

È invece sorprendente che si arrivi a denigrare un magistrato in carica da oltre vent’anni come il sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna. Un attacco che considero ingiustificato, per non dire indegno, sul piano professionale e umano.

Quale sia il motivo recondito di tanta acrimonia, altrimenti non necessaria né giustificata, è difficile dirlo. Non condivido minimamente la logica secondo cui si debba screditare un candidato per giustificare l’elezione di un altro. È proprio per evitare questo tipo di dinamiche che il PLR, ma anche la Commissione giustizia, non ha mai divulgato le valutazioni della Commissione di esperti indipendenti, il cui preavviso è confidenziale proprio per tutelare la professionalità e la personalità dei candidati.

Questi attacchi gratuiti, spesso portati avanti da persone che non sono altro che portavoce di altri candidati o dei loro sostenitori, nuocciono al sistema delle nomine. Già oggi è difficile trovare persone disposte a sottoporsi all’esposizione politica e mediatica che accompagna queste procedure; figuriamoci se dovesse consolidarsi la tendenza a dare spazio a chiunque voglia denigrare pubblicamente i candidati.

Balerna è stato giudicato idoneo dalla Commissione e vanta oltre vent’anni di esperienza apprezzata da molti. Perché non dovrebbe meritare un’elezione? Perché addirittura si dovrebbe ipotizzare una sua uscita dal Ministero pubblico? La gogna pubblica è gratuita e ingiustificata. Bene ha fatto anche il Consiglio della magistratura a rilasciare un comunicato in merito.

Quanto al processo decisionale interno del PLR, occorre fare chiarezza. Il PLR è un partito che ha la fortuna di avere spesso candidati molto validi, come è stato il caso questa volta con le candidature di Andrea Maria Balerna, Monica Sartori Lombardi e Curzio Guscetti, oltre che per le altre posizioni a concorso. Di riflesso ha anche l’incombenza, talvolta ingrata, di dover effettuare delle scelte e stilare graduatorie interne il più possibile oggettive.

Le candidature vengono valutate da una commissione composta da parlamentari e professionisti del settore. Il lavoro svolto è tecnico e approfondito, con l’obiettivo di valorizzare merito e qualità. Il fatto di dover effettuare una scelta non significa che la commissione interna ritenga gli altri candidati non meritevoli di nomina, anzi.

Dal lavoro della commissione emerge un preavviso che viene poi discusso politicamente all’interno del gruppo parlamentare e confrontato con le posizioni degli altri partiti. Parlare di accordi segreti o di manuale Cencelli significa ignorare il normale funzionamento della politica, che consiste nel raccogliere pareri, formulare proposte e costruire compromessi.

Talvolta ciò significa anche rinunciare a eleggere esclusivamente i propri candidati, pur validi, per favorire soluzioni condivise. Non va dimenticato che a un’elezione ne seguono poi altre.

Con la crescente frammentazione partitica, raggiungere un consenso ampio è sempre più difficile. A complicare ulteriormente il quadro vi sono interventi mediatici dell’ultima ora che cercano di influenzare il dibattito introducendo criteri nuovi e funzionali a una tesi precostituita. È stato il caso dell’intervista all’avvocato Molo del 6 giugno, nella quale si è improvvisamente sostenuto che la presenza di ex procuratori pubblici al TPC possa rappresentare un problema di imparzialità. Un argomento poco convincente se si considera che magistrati come Villa, Pagnamenta e Bordoli hanno già percorso la stessa strada senza che nessuno ne mettesse in dubbio l’indipendenza.

Infine, va corretta un’ulteriore imprecisione: la procuratrice pubblica Borelli non fu indotta dal PLR a ritirare la propria candidatura alla CARP. La decisione fu sua. Anche nei suoi confronti non possono che essere espresse parole di stima e ringraziamento per la dedizione dimostrata nel proprio lavoro.

Il confronto politico e istituzionale è legittimo e necessario. Lo è meno quando si fonda su insinuazioni, ricostruzioni parziali e attacchi personali che finiscono per oscurare il merito delle persone e la complessità delle scelte compiute.

* Capogruppo PLR

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