POLITICA E POTERE
Magistratura e politica, tre domande a Fulvio Pelli
"Il Gran Consiglio è troppo grande e troppo politicamente frammentato per essere affidabile nelle scelte di carattere personale..."
SECONDO ME

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Negli ultimi giorni in Gran Consiglio si è tornati a parlare di "mercato delle vacche" in relazione alla nomina dei magistrati. Al termine della tornata che ha visto eletta a giudice del Tribunale penale Monica Sartori-Lombardi anziché Andrea Maria Balerna, procuratore pubblico candidato ufficiale del PLR, il capogruppo del Partito, Matteo Quadranti ha affermato che l'attuale sistema è giunto al capolinea. Recentemente, tra l’altro, il presidente del PLR Alessandro Speziali e il suo collega del Centro Fiorenzo Dadò hanno proposto una selezione più rigorosa dei candidati, con esami, colloqui e assessment, mantenendo però al Gran Consiglio la decisione finale. Fulvio Pelli, lei che è stato sia procuratore pubblico sia leader del PLR, che idea si è fatto?
"Ho avuto esperienza diretta in questo ambito, sia come magistrato sia come responsabile politico. Il sistema che esisteva ai miei tempi aveva almeno un vantaggio: se si sbagliava, si sapeva chi era il responsabile. Se il Partito liberale proponeva un magistrato che poi si rivelava incapace, la responsabilità era del Partito liberale. Questo induceva tutti a prestare la massima attenzione nella scelta delle persone. Quando la competenza è stata trasferita al Gran Consiglio, a mio giudizio si è commesso un errore. Il Gran Consiglio è troppo grande e troppo politicamente frammentato per essere affidabile nelle scelte di carattere personale. Le nomine dei magistrati dovrebbero basarsi sulle competenze, sulla qualità e sull'esperienza, non semplicemente sulle appartenenze, sulle simpatie o sui consensi politici che si raccolgono nel plenum, se non addirittura sui veti incrociati. Oggi si fa capo a commissioni, preselezioni e procedure che poi vengono rimesse in discussione al momento della decisione finale. Il problema di fondo resta quindi il medesimo: il Gran Consiglio non è l'organo ideale per decidere carriere giudiziarie. Ai miei tempi certe cariche venivano sottoposte direttamente al voto popolare, ed erano i partiti a proporre i candidati. Il punto, però, non è tanto quale sia il sistema perfetto, che temo non esista, quanto fare in modo che chi propone e chi decide si assuma pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte. Oggi, invece, se si commette un errore, la responsabilità si disperde tra novanta deputati e non è più possibile individuare chi abbia realmente sbagliato. Bisognerebbe invece costruire un sistema in cui le valutazioni e i preavvisi tecnici, in senso ampio, professionali e caratteriali, abbiano un peso reale nella scelta finale: se un candidato viene valutato positivamente dagli esperti, se ne tenga conto; se viene valutato negativamente, pure".

L'avvocato Mario Molo ha espresso preoccupazione per l'eventualità di un Tribunale penale composto esclusivamente da ex procuratori pubblici. Ha inoltre denunciato "inciuci e mercanteggiamenti" tra partiti. Condivide queste critiche?
"Credo che in parte colga un problema reale, nel senso che il dibattito pubblico sulle nomine è diventato eccessivo e rischia di umiliare persone valide che si mettono a disposizione delle istituzioni. Tuttavia non condivido la conclusione. Per essere un buon giudice d'appello o un buon giudice penale è spesso fondamentale avere un'esperienza maturata come procuratore pubblico. Io stesso considero l'esperienza di magistrato inquirente una scuola straordinaria: si impara a conoscere la società, i suoi conflitti, gli errori e le fragilità delle persone. Molti magistrati di qualità hanno seguito quel percorso prima di assumere altre funzioni. Per questo non ritengo corretto introdurre preclusioni o veti basati sul fatto che una persona abbia svolto in precedenza il ruolo di procuratore".

Ha fatto discutere anche la partecipazione di Andrea Maria Balerna al recente Comitato cantonale del PLR. Secondo lei un magistrato dovrebbe evitare di presenziare a manifestazioni politiche?
"La mia esperienza è che, una volta nominati, procuratori pubblici, giudici e pretori mantengono normalmente rapporti molto limitati con i partiti. È piuttosto raro vedere magistrati partecipare attivamente a riunioni politiche. Nel caso specifico di Balerna, però, la situazione è particolare. Ci troviamo di fronte a un magistrato che tutti riconoscono come competente e qualificato e che, per varie circostanze, non è riuscito a compiere un salto di carriera che molti ritenevano possibile. Se sia stato opportuno partecipare a quel Comitato cantonale è una questione di sensibilità personale. Probabilmente avrebbe potuto evitarlo e forse sarebbe stato meglio. Lo definirei però soprattutto un errore mediatico più che un problema sostanziale. Il vero tema non è la sua presenza a un comitato di partito, ma, ripeto, la qualità del sistema di nomina e la capacità di selezionare le persone migliori nell'interesse delle istituzioni".

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