Roberto Caruso: "Il cittadino non è il cliente dello Stato e le imposte non sono il prezzo di un pacchetto di servizi"

*Di Roberto Caruso
“Per capire cosa sia davvero lo Stato bastano due cifre”. Così si apre l’articolo di Ivo Durisch pubblicato su laRegione il 18 luglio. È un incipit efficace, ma contiene già il limite dell’intero ragionamento.
Nessuno mette in discussione l’importanza del bilancio pubblico. Ma una cosa è spiegare come si finanzia lo Stato; un’altra è identificarne la natura con il saldo tra imposte e servizi. Lo Stato non è un bilancio aziendale, né un estratto conto personale. È anzitutto un ordinamento giuridico: un insieme di istituzioni e di regole che garantiscono sicurezza, giustizia, libertà, infrastrutture e servizi.
Da questa premessa discende l’equivoco dell’articolo. A ogni cittadino viene attribuita una quota media della spesa pubblica e la si confronta con le imposte versate. Da qui la conclusione che la maggior parte dei contribuenti riceve dal Cantone più di quanto paga e che una riduzione delle imposte comporterebbe inevitabilmente una diminuzione dei servizi pubblici o la necessità di acquistarli sul mercato.
Il problema, tuttavia, non riguarda la correttezza statistica della media, bensì il presupposto del ragionamento. Il cittadino non è il cliente dello Stato e le imposte non sono il prezzo di un pacchetto di servizi. Sono il contributo al funzionamento di una comunità politica nella quale diritti, doveri e responsabilità sono condivisi.
Ed è qui che emerge una contraddizione. L’articolo vuole difendere una concezione solidaristica dello Stato, ma lo fa adottando una logica profondamente individualistica: quanto pago e quanto ricevo. Eppure la solidarietà comincia proprio dove finisce il calcolo tra ciò che ciascuno versa e ciò che riceve. Se il metro di giudizio diventa il saldo personale, non si sta più parlando di solidarietà, ma di convenienza individuale.
Naturalmente i cittadini non utilizzano tutti i servizi pubblici nello stesso modo. Una coppia senza figli ricorre al sistema scolastico in misura diversa da una famiglia numerosa; chi gode di buona salute può trascorrere anni senza entrare in un ospedale, mentre altri ne dipendono. Vi sono poi beni pubblici – sicurezza, giustizia, protezione civile, certezza del diritto – il cui valore, per loro natura, non è imputabile a ciascun individuo con un prezzo. Una media contabile può descrivere come viene ripartita la spesa pubblica, ma non può trasformarsi nel bilancio personale del rapporto tra cittadino e Stato.
L’obiettivo dell’articolo è evidente: sostenere che una riduzione delle imposte non lasci semplicemente più risorse ai cittadini, ma comporti necessariamente una riduzione dei servizi pubblici o il loro acquisto sul mercato. È una posizione coerente con una concezione del ruolo dello Stato che attribuisce alla redistribuzione una funzione centrale nell’organizzazione della società.
È una posizione politica legittima. Ma non può essere presentata come la spiegazione di ciò che “lo Stato è davvero”. Le cifre sono indispensabili per discutere quanto costa lo Stato e come viene finanziato. Non bastano, però, a definirne la natura. Quella di Durisch è una lettura politica del rapporto tra imposte e servizi. Non dimostra, però, ciò che lo Stato “è davvero”.
*docente