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Bosnia: voto, a Srebrenica l'"ombra" di un sindaco serbo

I bosniaci si sono recati oggi alle urne per eleggere le amministrazioni e i sindaci di 139 comuni, un voto di grande peso in un Paese che sta attraversando la più grave crisi politica dopo la guerra (1992-95) e che vede contrapposti - ancora una volta e più che mai - i tre maggiori gruppi etnico-confessionali: serbi, croati e musulmani.

Una contrapposizione evidente soprattutto a Srebrenica, luogo simbolo del conflitto e della pulizia etnica, dove il passato di sangue - quello degli oltre ottomila civili musulmani, per lo più uomini e ragazzi, trucidati dalle milizie del generale Ratko Mladic nell'estate 1995 - condiziona ogni rapporto. E dove per la prima volta nel dopoguerra i serbi potrebbero riuscire a conquistare il governo della città, che oggi fa parte della Republika Srpska (RS, entità a maggioranza serba di Bosnia).

Il sindaco uscente, Camil Durakovic, sostenuto come indipendente da tutti i principali partiti musulmani e multietnici, ha per avversaria Vesna Kocevic, candidata sindaco di una coalizione di nove partiti serbi, tra cui quello del presidente della RS, Milorad Dodik. Proprio Dodik, pochi giorni fa, durante un comizio a Srebrenica, ha nuovamente negato l'etichetta di genocidio per i fatti del '95, urtando la sensibilità dei superstiti e suscitando reazioni di collera.

Prima della guerra i musulmani rappresentavano il 73% e i serbi il 25% dei 37.000 abitanti di Srebrenica, ma dopo la strage di 17 anni fa i sopravvissuti - donne, anziani e bambini - vennero deportati. E ci sono voluti anni perché cominciassero a ritornare alle loro case.

Per contrastare i risultati della pulizia etnica, i profughi hanno avuto prima di questa tornata elettorale la possibilità di votare "a distanza" per la loro città, indipendentemente dal luogo di residenza al momento del voto, ma in vista dello scrutinio odierno tale possibilità è stata viceversa abolita.

Per evitare quella che definiscono "continuazione della pulizia etnica", organizzazioni della società civile hanno lanciato nei mesi scorsi una campagna per la registrazione dei musulmani a Srebrenica, anche perché risultano iscritti alle liste elettorali locali molti serbi che - accusano - non abitano, o non hanno mai abitato in città.

Oggi un seggio è stato brevemente chiuso a causa di una accesa discussione con un gruppo di serbi che pretendeva di votare presentando documenti di identità rilasciati dalle autorità di Belgrado. Secondo Durakovic, dei 14.090 elettori registrati, solo la metà circa abita di fatto a Srebrenica e gli altri sette mila - cinquemila serbi e duemila musulmani - vivono soprattutto in Serbia o nella Federazione BH (entità a maggioranza croata e musulmana della Bosnia).

La Commissione elettorale ha reso noto che fino alle 16 a Srebrenica aveva votato il 55% degli aventi diritto - in tutta la Bosnia il 44% - il che fa prevedere un'affluenza record, ben superiore allo scrutinio del 2010. Chiusi i seggi alle 19, i primi risultati parziali sono attesi nella notte.

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