CRONACA
La donna annegata a Melide aveva denunciato un’aggressione una decina di giorni fa
Un episodio sul quale gli inquirenti hanno avviato un’inchiesta e svolto una serie di verifiche, senza tuttavia trovare, almeno finora, elementi in grado di confermare la tesi della 52enne legata al caso Claudio Zali
POLITICA E POTERE

Melide, la donna annegata era l’autrice delle registrazioni telefoniche con Claudio Zali

19 AGOSTO 2026
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Melide, la donna annegata era l’autrice delle registrazioni telefoniche con Claudio Zali

19 AGOSTO 2026

di Marco Bazzi

MELIDE – Una decina di giorni prima di essere trovata senza vita nelle acque del Ceresio, la 52enne legata al caso Claudio Zali aveva denunciato di essere stata aggredita a Melide, nei pressi dell’abitazione in cui risiedeva.

Un episodio sul quale gli inquirenti hanno avviato un’inchiesta e svolto una serie di verifiche, senza tuttavia trovare, almeno finora, elementi in grado di confermare la tesi dell’aggressione sostenuta dalla donna.

Secondo le indiscrezioni raccolte da Liberatv, il fatto sarebbe avvenuto attorno alle due di notte. La 52enne stava uscendo di casa oppure vi stava rientrando dopo essere andata a fare un bagno notturno nel lago. Le circostanze esatte non sono ancora chiare.

La donna era stata soccorsa da un’ambulanza e presentava effettivamente alcuni traumi. Gli accertamenti medico-legali avrebbero però stabilito che le ferite riscontrate erano compatibili sia con un’aggressione sia con una caduta accidentale. Quella notte, inoltre, la 52enne non sarebbe stata completamente lucida. Non è quindi stato possibile escludere che i traumi fossero riconducibili a una caduta e che la donna se li fosse procurati accidentalmente.

Lei aveva comunque continuato a sostenere di essere stata aggredita. Una versione che gli inquirenti hanno preso seriamente, mettendo in atto le verifiche necessarie, ma che non ha finora trovato riscontri oggettivi. Il Ministero pubblico ha confermato informalmente l’apertura di un’inchiesta su quell’episodio.

Il precedente assume inevitabilmente un peso particolare alla luce della tragedia avvenuta ieri, martedì pomeriggio. Poco dopo le 17.30, la donna è stata rinvenuta priva di sensi nelle acque del Ceresio, ad alcuni metri dalla riva. Nonostante i tentativi di rianimazione, per lei non c’è stato nulla da fare.

Allo stato attuale non è emerso alcun indizio che faccia pensare al coinvolgimento di terze persone. L’ipotesi privilegiata resta pertanto quella di un annegamento accidentale o forse di un suicidio determinato dalla pressione psicologica a cui la 52enne era sottoposta da diverse settimane. Proprio per la delicatezza della vicenda e per le circostanze che l’hanno preceduta, gli inquirenti intendono tuttavia approfondire ogni elemento utile a ricostruire nel modo più oggettivo e rigoroso possibile quanto accaduto.

Nell’ambito degli accertamenti sono state adottate le misure previste in casi di questo genere. L’appartamento della 52enne è stato posto sotto sigillo e sono stati acquisiti documenti, dispositivi elettronici e tutto il materiale potenzialmente utile alle indagini. L’autopsia dovrà inoltre chiarire le cause esatte della morte.

Le verifiche sono coordinate dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri e procedono nel massimo riserbo.

La donna era diventata nota nelle scorse settimane per avere pubblicato sui social alcune registrazioni di conversazioni telefoniche con Claudio Zali. Audio dal contenuto compromettente che avevano alimentato il caso politico sfociato nella decisione del consigliere di Stato leghista di dimettersi dal Governo alla fine di settembre.

È proprio la coincidenza tra la morte, la precedente denuncia di aggressione e il ruolo avuto dalla donna nel caso Zali a imporre la massima attenzione. Ma, è importante ribadirlo, al momento non esiste alcun elemento concreto che colleghi questi fatti o che indichi l’intervento di altre persone nell’annegamento. Saranno l’inchiesta, l’autopsia e l’esame del materiale sequestrato a cercare di fare piena luce sulla tragedia.

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