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Strage di Daillon: il problema non sono le armi
In Svizzera e negli Stati Uniti si discute su come evitare i bagni di sangue. Ma forse ci facciamo le domande sbagliate

Il tragico inizio del 2013, con l’omicidio di tre donne e il ferimento di due uomini a Daillon, nel Vallese, ha scosso l’intera Svizzera. Non solo il colpevole era conosciuto in tutto il paese, ma le vittime facevano parte della sua famiglia, in un modo o nell’altro. Il tragico fatto di sangue è accaduto solo poche settimane dopo la strage causata da Adam Lanza in una scuola elementare del Connecticut, negli USA. E anche la Svizzera si è allacciata alla più grande discussione in atto al momento oltre Atlantico: la legge sulle armi. 

Ma davvero la domanda più importante da porsi è perché e come F. sia riuscito ad ottenere delle armi?

L’omicida aveva passato del tempo in un istituto psichiatrico nel 2005. In quell’occasione gli fu diagnosticata una personalità disturbata. Inoltre gli erano state confiscate delle armi proprio per evitare che lui commettesse qualche atto di pazzia. Ma ciò nonostante è riuscito ugualmente a procurarsi i mezzi per “regolare dei conti” in famiglia. 

Sicuramente la legge sulle armi è un argomento molto importante da tematizzare di continuo. Negli Stati Uniti è un punto di discussione frequente, sia tra gente che è pro, sia tra quella che è contro. Ma nel caso di Daillon, come anche fra l’altro in quello del Connecticut, la domanda da porsi forse sono altre. Per esempio: come mai queste persone erano a piede libero e non in cura? E se erano in cura, come mai lo/la psichiatra non ha riconosciuto il pericolo a cui la società era esposta?

Le persone uccidono, non le armi. E sarebbe molto più efficace, anziché vietare fucili e pistole, tentare di capire le motivazioni di certi atti, e chiedersi se un caso come quello di Daillon poteva essere evitato. Se F. fosse rimasto in clinica psichiatrica, si sarebbe evitata la strage del 2 gennaio. Perché è stato messo a piede libero, su quali basi si è deciso che era pronto per affrontare la società?

Problemi o malattie mentali sono purtroppo ancora viste con imbarazzo. Sembra anzi che la tendenza sia quella di correre dalla terapeuta solo dopo ogni separazione dal marito o dopo i giorni no in ufficio. Ma le profonde depressioni o gli allontanamenti drastici dalla realtà, vengano totalmente ignorati.

La domanda più importante che ci si sta ponendo al momento sulla riforma possibilmente necessaria della legge sulle armi, probabilmente non è quella giusta. Piuttosto che chiedersi, “come ha fatto F. ad appropriarsi di quelle armi”, sarebbe più importante chiedersi, “come facciamo ad evitare che persone come F. continuino a mettere in pericolo i concittadini?”

Liv Behre

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