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Gestione patrimoniale: UBS rinuncia a incassare retrocessioni
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Buone notizie per i clienti facoltosi di UBS: l'istituto di credito con lo stemma a tre chiavi ha deciso di rinunciare alle cosiddette retrocessioni finora incassate grazie ai mandati di gestione patrimoniale. Lo ha dichiarato la stessa UBS all'ats confermando quanto pubblicato ieri dalla "SonntagsZeitung".

Le retrocessioni (denominate anche kick-backs) corrispondono a commissioni che i fornitori di prodotti finanziari versano alle banche quando queste promuovono le loro attività. In una sentenza dello scorso 30 ottobre, il Tribunale federale aveva stabilito che le banche, al pari dei gestori patrimoniali indipendenti, non possano trattenere per sé tali provvigioni. Le cosiddette retrocessioni spettano al cliente. Se la banca con una decisione di investire guadagna qualcosa, sorge un conflitto di interessi, avevano osservato i giudici.

L'istituto può infatti essere incitato ad acquistare o ad accrescere di propria iniziativa la consistenza di un prodotto determinato anche se l'operazione forse non è nell'interesse del cliente. In seguito alla decisione del TF, la FINMA, in veste di autorità di sorveglianza del ramo, lo scorso 26 novembre ha chiesto alle banche di tenere conto della sentenza, di garantire la trasparenza, di contattare tutti i clienti potenzialmente interessati e di informarli in merito.

La decisione di UBS di tener conto delle raccomandazioni dell'organo di sorveglianza coinvolge decine di migliaia di clienti con un patrimonio complessivo di diverse decine di miliardi di franchi. Commentando all'ats la decisione, una portavoce ha affermato che UBS è un pioniere nel settore bancario svizzero.

Quanto alle retrocessioni finora incassate, un altro portavoce di UBS ha dichiarato oggi che la banca sta cercando una soluzione con i clienti che si sono manifestati.

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