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Usa: Obama, da tagli spesa usa effetto domino, -750.000 posti
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Non c'è accordo: i tagli automatici alla spesa entrano in vigore e anche se non causeranno un'altra crisi finanziaria si faranno sentire sull'economia americana. "Sono stupidi e non necessari": "avranno un effetto domino sull'economia e causeranno la perdita di 750.000 posti di lavoro" avverte il presidente americano Barack Obama. Il rischio è infatti una brusca frenata della ripresa fra l'incertezza a Washington sulle prossime mosse e la possibile stretta dei consumi, anche alla luce del forte calo dei redditi, crollati in febbraio del 3,6%, la flessione maggiore dal 1993.

Obama non usa mezze parole e punta il dito contro i repubblicani, sui quali scarica la colpa dell'impasse. "Con loro non è facile un accordo. L'unica cosa che hanno proposto è rimpiazzare tagli arbitrari con tagli arbitrari ancora peggiori", afferma Obama in una conferenza stampa convocata repentinamente, dopo che anche l'ultimo tentativo di raggiungere un'intesa è naufragato con i leader del Congresso che hanno lasciato la Casa Bianca con un nulla di fatto.

"È assolutamente vero che non si precipiterà in una crisi come quelle di cui abbiamo parlato con l'America in default e come i problemi relativi all'aumento del tetto del debito. Non prevedo un grande crisi finanziaria ma gli americani ne risentiranno". "Le riduzioni del deficit e del debito da sole non sono una politica economica. Io voglio essere sicuro che si parli anche di crescita" aggiunge Obama, riferendosi indirettamente alla proposta dei repubblicani, contrari a un qualsiasi aumento delle tasse anche per i più ricchi e che premono per un risanamento dei conti che passi solo per una riduzione della spesa pubblica.

Obama invita al compromesso e al senso di responsabilità. E ammette: "Io non sono un dittatore, sono il presidente: posso parlare con gli americani, non posso costringere il congresso a fare la cosa giusta". E qui rievoca, con un gioco di parole involontario, 'Star Wars' e 'Star Trek' e i poteri dei loro protagonisti nel manipolare le parole e nel comunicare per cercare di convincere i repubblicani e i democratici a fare la cosa giusta. "Non chiedo concessioni solo ai repubblicani ma anche ai democratici" spiega.

Quello di cui c'è bisogno è "un approccio bilanciato" ribadisce il presidente. Ma ai repubblicani chiudono la porta alla proposta di Obama, ribadendo il loro secco no a un aumento a un aumento delle aliquote fiscali. "Il problema non sono le maggiori entrate ma la spesa" afferma lo speaker della Camera, Jophn Boehner. "Non c'è assolutamente accordo su un aumento delle tasse" gli fa eco il leader della minoranza in Senato, il repubblicano Mitch McConnell.

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