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I vaccini a volte intimoriscono più della malattia
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Molti svizzeri rinunciano ai vaccini malgrado le campagne delle autorità sanitarie e ricorrenti ondate di morbillo, come quella di questa estate. Il timore di essere sottoposti a vaccinazioni obbligatorie è così diffuso che ha persino portato ad un referendum contro la revisione della legge sulle epidemie, sulla quale il popolo si esprimerà il 22 settembre.

Claudine Burton-Jeangros, sociologa della salute e professoressa all'università di Ginevra, ha spiegato all'ats che meno la malattia fa paura e meno si è convinti della necessità della vaccinazione. Ad esempio molti genitori evitano di somministrare il vaccino contro morbillo-orecchioni-rosolia partendo dal principio: "Anch'io ho avuto queste malattie e non sono morto. Quindi..." Questa avversione è invece molto più rara quando si tratta di tetano e poliomielite.

Secondo Daniel Koch, della divisione malattie trasmissibili dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), dal 3 al 5% degli svizzeri sono per principio contro i vaccini per motivi ideologici e filosofici, mentre dal 10 al 15% si pongono delle domande. All'UFSP risulta che nel 2010 il 96% dei bambini aveva ricevuto le tre dosi di preparato contro la difterite, mentre solo all'83% erano state somministrate le due contro il morbillo.

La diffidenza contro questo metodo di immunizzazione si è sviluppata soprattutto negli ultimi venti anni, in particolare in seguito a due studi che hanno fatto molto scalpore, sottolinea Claudine Burton-Jeangros . Il primo collegava il preparato antimorbillo-orecchioni-rosolia all'autismo. Se ne continua a parlare malgrado l'autorevole rivista "The Lancet" lo abbia ritirato dai propri archivi. Pure confutata la tesi di un legame fra la vaccinazione contro l'epatite di tipo B e la sclerosi a placche.

Lo scetticismo - aggiunge la professoressa - si riscontra di sovente in una categoria sociale di rango elevato. Si tratta di persone che si sono informate. L'ostracismo è poi spiccato presso coloro che preferiscono la medicina alternativa a quella tradizionale e che hanno un'immagine naturale dell'immunizzazione: è migliore tramite la malattia stessa che grazie ad un apposito preparato farmaceutico.

Gli interessi collettivo ed individuale delle vaccinazioni non sono poi per forza convergenti, commenta Jacques de Haller, l'ex presidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH). Il primo è evidente, dato che permette di sradicare alcune malattie. Il secondo è meno assoluto visto che sussiste il rischio di complicazioni, seppur insignificante statisticamente.

Negli ultimi decenni gli individui sono diventati più responsabili della loro salute e alcuni ritengono che, dal momento che hanno una sana igiene di vita, i rischi di ammalarsi sono inferiori e quindi anche la necessità di una vaccinazione, perlomeno in alcuni casi.

Al contrario alcuni decidono di farsi inoculare uno stimolatore delle autodifese proprio per solidarietà. Una ricerca sul morbillo pubblicata in aprile dall'UFSP rileva che un terzo dei genitori di bambini non vaccinati e due quinti degli adulti non vaccinati sarebbero disposti a farlo per contribuire ad eliminare la malattia.

L'anno scorso l'89% dei bimbi di due anni avevano ricevuto le due dosi di preparato contro il morbillo. Il tasso era dell'83% nel 2008-2010 e del 71% nel 2005-2007. Le autorità intendono sradicare definitivamente la malattia entro il 2015, raggiungendo una copertura immunitaria presso il 95% della popolazione.

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