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Egitto: Ashton incontra Morsi, ma fine crisi lontana
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Se n'è andata con la promessa di tornare e la consapevolezza di essere l'unico interlocutore internazionale accettato in questo momento da tutte le parti in Egitto. Catherine Ashton, nella sua maratona diplomatica di due giorni come 'facilitatore' di un dialogo che resta ancora molto difficile, ha incontrato il deposto presidente Mohamed Morsi.

"Poterlo vedere era una condizione per venire", ha spiegato ai giornalisti dicendo che l'ex presidente sta bene, legge i giornali e segue la tv. Ashton ha detto che il colloquio durato due ore nel cuore nella notte in una località che rimane segreta è stato "amichevole, aperto e molto franco".

Il solo fatto di essere stata il primo rappresentante internazionale a poter visitare l'ex presidente rappresenta un successo, ma restano tutte le incognite per il dopo, mentre i Fratelli musulmani hanno indetto per oggi una nuova manifestazione e non recedono dalla loro richiesta di vedere Morsi ritornare al suo posto.

E anche la richiesta francese di liberare Morsi - - lanciata dal ministro degli esteri Laurent Fabius - per il momento è caduta nel vuoto. Ashton ha incontrato tutti i vertici istituzionali, il presidente ad interim Adly Mansour, il suo vice Mohamed el Baradei, il capo dei militari e ministro della Difesa Abdel fattah el Sissi, il ministro degli esteri Nabil Fahmy, i rappresentanti delle forze politiche che direttamente non si parlano: la Fratellanza, il movimento dei ribelli di Tamarod, il partito salafita di el Nour, della luce, e il movimento 6 aprile, che lanciò la rivoluzione contro Hosni Mubarak.

Tutti, almeno stando alle dichiarazioni che hanno rilasciato dopo i colloqui, hanno ribadito le loro posizioni. La Fratellanza, ha detto il suo portavoce Ahmed Aref, non fa passi indietro dalla sua richiesta che Morsi venga rimesso al posto dove era prima del 3 luglio, mentre i salafiti hanno detto che la costituzione, sospesa con la deposizione di Morsi, non deve essere toccata.

Sul fronte avverso i rappresentanti di Tamarod hanno insistito nel dire che quanto avvenuto il 30 giugno con le massicce manifestazioni anti Morsi è una rivoluzione e che ora è la Fratellanza che deve sgombrare i suoi sit-in in corso da oltre un mese.

In questo panorama, che resta particolarmente polarizzato, Ashton ha sottolineato di non essere venuta con proposte o soluzioni in mano ma con la volontà di cercare di fare ripartire un dialogo. "Solo un processo inclusivo riuscirà a funzionare e anche se devo riconoscere che è una sfida è importante che cominci subito", ha detto Ashton che ha più volte ribadito che sta ai leader egiziani trovare le formule e le soluzioni per uscire da una spirale segnata da violenze e morti: 370 secondo la Fratellanza in tutto l'Egitto dal 30 giugno.

Ashton è ripartita anche con la promessa espressa da Baradei che la priorità assoluta in questo momento è mettere fine alle violenze "di qualsiasi tipo". L'ex capo dell'agenzia atomica internazionale ha assicurato di rimanere ottimista, convinto che una volta che "la temperatura scende e le manifestazioni di sciolgono ci sarà spazio per un vero dialogo". Ma non per un ritorno sulla scena politica di Morsi. Quello è escluso perchè ha fallito nella gestione del paese, ha detto el Baradei, ma i fratelli musulmani, ha sottolineato, devono rimanere nel processo politico. La parola ora ritorna alla piazza.

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