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Siria: attacco chimico, Damasco vuole dimostrare falsità accuse
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Il regime di Bashar al Assad ha autorizzato gli ispettori dell'ONU a svolgere l'inchiesta nelle zone vicino a Damasco colpite dall'attacco con armi chimiche del 21 agosto. Le indagini inizieranno domani. L'accordo tra il governo siriano e le Nazioni Unite è stato raggiunto oggi a Damasco durante la visita dell'alta rappresentante dell'ONU per il disarmo, Angela Kane.

Il governo siriano - afferma un comunicato del ministero degli esteri - si è impegnato a offrire "cooperazione" e a osservare il coprifuoco "per dimostrare che le accuse dei gruppi terroristici (i ribelli secondo il regime, ndr) sull'uso di armi chimiche da parte delle truppe siriane nella regione della Ghoua orientale sono false".

Secondo Washington, ci sono "pochi dubbi" sull'uso di armi chimiche da parte del regime siriano contro i civili, e il via libera dato da Damasco arriva troppo tardi per essere credibile. "Se il governo siriano non avesse avuto nulla da nascondere e avesse voluto dimostrare al mondo di non aver usato armi chimiche in questo incidente, avrebbe potuto cessare immediatamente gli attacchi nell'area e garantire immediato accesso all'Onu cinque giorni fa", afferma un rappresentante dell'amministrazione Obama, sottolineando che a questo punto la "decisione del regime di garantire accesso al team dell'Onu arriva troppo tardi per essere credibile, e questo anche perché le prove disponibili sono state significativamente inquinate dai persistenti bombardamenti del regime e altre azioni intenzionali negli ultimi cinque giorni". In merito all'uso di armi chimiche la Casa Bianca ha ricevuto una valutazione dell'intelligence che si basa sul numero delle vittime, i sintomi di chi è stato ucciso o ferito, le testimonianze e altri fatti raccolti, aggiunge la fonte.

Intanto fonti dell'opposizione siriana rivelano che, anche se Ankara ha smentito, 400 tonnellate di armi sono state inviate in Siria dai Paesi del Golfo attraverso la Turchia per sostenere i ribelli anti-Assad dopo il presunto attacco con armi chimiche alla periferia di Damasco. "Venti convogli hanno attraversato la Turchia per distribuire armi ai depositi delle brigate nel nord del paese", ha riferito un esponente dei ribelli alla Reuters, aggiungendo che quest'ultima spedizione, finanziata dal Golfo, contiene uno dei più grossi carichi di armi dall'inizio della rivolta, due anni fa. Un alto funzionario del Golfo ha confermato, sottolineando che l'invio di armi è aumentato all'indomani dell'attacco chimico nei sobborghi sunniti di Damasco, mercoledì scorso. Un diplomatico di Ankara citato dal quotidiano turco Hurriyet ha però smentito categoricamente la notizia.

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