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Attivissimo: "Ora sappiamo di essere spiati: ecco cosa dobbiamo temere e come difenderci"
L'esperto informatico fa il bilancio del Datagate e dà consigli: "Bisogna condividere il meno possibile. E chi maneggia dati sensibili, avvocati, medici e giornalisti, si preoccupi: non può più garantire la stessa riservatezza"

Paolo Attivissimo, facciamo il punto sul Datagate. Dopo settimane infuocate, in questo momento, lo scandalo vive un momento di apparente tranquillità. Ma tutto lascia pensare  che si tratti di una pausa prima di nuove rivelazioni. In ogni caso, quali impressioni ricava fin qui della vicenda? Che bilancio si può fare? 
"La mia prima impressione è che quanto emerso era già nell'aria da tempo per chi è interessato all'argomento. Insomma, più che novità sono conferme di quel che si sospettava. Diciamo che adesso questo giochi non sono più noti a una ristretta cerchia di appassionati ma sono sotto gli occhi di tutti, e dunque nessuno li può più ignorare. Il Datagate sicuramente segna una svolta storica:  è la prima volta che vengono alla luce gli strumenti della sorveglianza moderna. Una sorveglianza automatizzata, molto più sofisticata e globale rispetto a quella a cui eravamo abituati. Con questi sistemi si può sorvegliare un intero pianeta".

Dopo la notizia che gli Stati Uniti intercettavano il cellulare della Cancelliera Angela Merkel, c'è stata grande tensione tra i due paesi. E proprio mentre lo scontro raggiungeva livelli di guardia, ecco che esce la notizia che anche i tedeschi, con le più grandi nazioni europee, si appoggiavano ad un sistema di sorveglianza simile a quello degli americani...
"Esatto…e il Governo tedesco inoltre installava una sorta di virus di Stato nel computer dei sospettati. Chi è senza peccato scagli la prima pietra… Ma penso che qui si passa dallo spionaggio alla politica. E quando una naziona spia un'altra nazione deve eserci per forza una convenienza a farlo".

Pensa che le tensioni tra i paesi europei e gli Stati Uniti rientranno o sono destinato ad infiammarsi nuovamente?
"Penso che ciascuno ha bisogno dell'altro per mille ragioni, quindi non mi aspetto delle rotture totali. Ma al di là di questo aspetto, sono convinto che il Datagate porterà a un risultato importante per tutti cittadini: la consapevolezza che c'è sorveglianza e non c'è privacy, e che le tecnologie che noi usiamo lasciano tracce. Tracce che, ed è questo il punto centrale, vengono raccolte dai governi attuali, ma saranno a disposizione anche dei governi futuri, su cui non abbiamo garanzie. Se domani dovesse cambiare il vento e nell'occidente dovessero insediarsi regimi meno liberali o addirittura opposti alla democrazia, come possiamo sapere in che modo verranno utilizzati questi dati? Le ultime rivelazioni fanno ben vedere come sono sofisticate le reti di raccolta e di analisi dei dati. In particolare è interessante un aspetto: attraverso la rete delle amicizie, è possibile farsi un'idea delle persone, come se li sorvegliasse direttamente, o addirittura meglio. Una ricerca di Facebook dimostra come, in base alla struttura delle nostre amicizie, è possibile avere una previsione piuttosto attendibile se il nostro partner ci lascerà entro 60 giorni o meno. Da informazioni che appaiono innocue si possono tracciare profili precisi e rilevanti".

Pensa che il Datagate porterà anche a nuove leggi a favore dei cittadini?
"Può darsi che i governi saranno più o meno costretti a varare nuove regole. Ma diventano regole fondamentalmente inutili se i cittadini non potranno controllare che siano applicate correttamente".

Il cittadino qualunque deve avere paura?
"Paura per il presente no, a meno che non eserciti una professione sensibile. Ad esempio i giornalisti che evidentemente non possono più garantire alle fonti uguale riservatezza se usano i mezzi informatici. Oppure chi si trova a maneggiare dati sensibili, come gli avvocati,i  notai, i medici e chi lavora in banca. Le garanzie di confidenzialità che prima erano implicite ora non lo sono più". 

Che consigli si sente di dare?
"Pensare seriamente a condividere il meno impossibile. Come spiegavo prima un dato banale, magari irrilevante, se combinato può dare informazioni rilevanti. Pensiamo solo a cosa significa iscriversi a WhatsApp: vuol dire regalare l'intera rubrica telefonica. Oppure ogni volta che usiamo Gmail, diamo al Governo americano presente e futuro, l'accesso completo a tutti i nostri dati. Il consiglio più importante è dunque quello di essere consapevoli di essere sorvegliati". 

Ma c'è chi dice: se non ho niente da nascondere perché devo preoccuparmi di essere sorvegliato?
"Perché le nostre comunicazioni possono essere anche fraintese. Magari tu parli o scrivi a una persona che non hai idea essere un criminale, e poi invece si scopre che lo è. Questo non vuol dire che tu diventi un criminale, però questa informazione può essere usata contro di te. E poi lancio una sfida a chi dice che non gli importa di essere sorvegliato: questa persona, se esiste, è invitata a mandarrmi la sua cronologia completa su internet dell'ultima settimana....".

Edward Snowden è un eroe?
"Non so si può chiamarlo eroe ma è sicuramente una persona di grande coraggio: si è messo in gioco personalmente per far sapere come stanno le cose. Ha avuto uno scrupolo morale superiore e questo è molto lodevole. Poi che questo scrupolo possa essere strumentalizzato da qualcun altro non c'è dubbio, ma il gesto di coraggio rimane". 

Infine, da un punto di vista giornalistico, cosa si attende sulla vicenda? 
"Giornalisticamente mi aspetto una distribuzione con il contagocce delle notizie. Quello che sarà interessante è vedere quante altre tecnologie di intercettazione verrano rivelate. Tante società statunitensi informatiche, che cololaborano o sono costrette a collaborare con il Governo, rischiano la sopravvivenza. Google è inferocita, ad esempio, nel sapere che tutto il suo traffico è sorvegliato. E una trentina di miliardi andati in fumo...".

AELLE

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