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A quasi 25 anni dalle dimissioni dal Consiglio federale, Elisabeth Kopp (PLR) appare più combattiva che mai e in vista della pubblicazione di una sua biografia ha rilasciato interviste in cui sostiene che l'ex consigliere federale Moritz Leuenberger (PS) ha mandato in rovina la sua famiglia. Il diretto interessato respinge le accuse, ma dice di non volersi opporre alla pubblicazione del libro per evitare di fargli pubblicità.
Leuenberger era all'epoca consigliere nazionale. Nominato alla testa della Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) incaricata di far luce sulle dimissioni della prima donna in Consiglio federale "fu lui - afferma la Kopp in un intervista pubblicata oggi dalla "Berner Zeitung" - a ordinare che tutti i telefoni della nostra famiglia venissero intercettati, compreso quello di nostra figlia!".
Quelle intercettazioni ebbero "pesanti conseguenze" per lo studio d'avvocatura del marito Hans W. Kopp. Gli fecero perdere tutti i clienti, sostiene la moglie. Di qui l'accusa rivolta a Leuenberger di aver provocato "la nostra rovina finanziaria".
"La CPI non ordinò quelle intercettazioni né ebbe la possibilità di consultare le trascrizioni", scrive invece Moritz Leuenberger in una presa di posizione fatta pervenire a diversi media.
La CPI si limitò a trasmettere al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) "indiscrezioni provenienti dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) in relazione a una vicenda di riciclaggio" in cui Hans W. Kopp sembrava coinvolto.
Fu l'MPC - puntualizza Leuenberger - a ordinare le intercettazioni in seguito all'apertura di un'inchiesta decisa nel novembre del 1989. Interpellato dall'ats, l'ex consigliere federale ha inoltre precisato di non volere ricorrere ai tribunali per opporsi alla pubblicazione della biografia di Elisabeth Kopp. "Sarebbe come fare pubblicità al libro", sostiene Leuenberger.
Prima donna eletta in consiglio federale nel 1984, la Kopp lasciò l'incarico il 12 gennaio 1989. A farla inciampare fu una telefonata in cui consigliava al marito di lasciare il consiglio d'amministrazione della Shakarchi Trading, una società sospettata di riciclaggio di denaro.
Elisabeth Kopp fu prosciolta nel 1990 dal Tribunale federale dall'accusa di violazione del segreto di funzione. Il marito - deceduto nel 2009 - vinse nel 1998 un ricorso contro le intercettazioni telefoniche davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che le definì "inammissibili". I giudici di Strasburgo condannarono Berna a versargli un indennizzo di 15mila franchi. L'avvocato ne chiedeva 851mila.